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Alabama Monroe

Una storia d’amore non consolatoria
tra contraddizioni, rabbia e musica

A Gand vivono Didier, una specie di hippy appassionato di musica bluegrass e suonatore di banjo, ed Elise, che si guadagna da vivere facendo tatuaggi. I due si conoscono, vivono un’intensa passione che sembra non debba mai finire, cominciano a suonare e a cantare insieme. Poi nasce Maybelle che, dopo un iniziale rifiuto di Didier, fa breccia nel cuore di tutti. La bambina però, a sei anni, comincia a manifestare problemi di salute. Ha un tumore che, nonostante le cure prestate, non le lascia scampo. Didier ed Elise devono prendere atto di quanto la vita abbia loro dato e poi tolto. Se lui, rabbioso e portato ad esternare, può aggrapparsi alla musica, lei non ce la fa e sceglie il cocktail di pillole che le provoca danni gravissimi al cervello. La logica conseguenza sarà staccare la spina.

Anche semplicemente scorrendo queste poche righe di trama, si capisce bene come “Alabama Monroe” sia un film difficilissimo da tenere sotto controllo e soprattutto da affrontare con serenità e concentrazione. Senza dubbio può essere definito un film-fenomeno. Di nazionalità belga, girato da Felix van Groeningen a basso costo, con attori sconosciuti, con grande passione e con scarsissimo senso della misura, si è imposto internazionalmente guadagnando un premio César, una candidatura all’Oscar come miglior film straniero, vari premi in Europa (al Festival di Berlino) e in America (al Tribeca Film Festival) e infine una distribuzione indipendente in Italia. Diciamo subito che non si tratta di un film facilissimo da decifrare, in particolar modo per il trasporto con il quale l’autore si è lanciato sulla strada del melodramma affastellando citazioni, musica bluegrass, lacrime, invettive, rabbia e tenerezza senza riuscire mai a trovare un punto d’equilibrio, una omogeneità di stile, una linea narrativa unitaria. Così facendo, naturalmente, van Groeningen non rappresenta soltanto le contraddizioni del mondo in cui viviamo, ma anche quelle in cui egli stesso incappa non ponendosi limiti né freni. Quel che è certo è che l’autore ha rappresentato una storia d’amore appassionata e coinvolgente messa in dubbio e fortemente contrastata dagli eventi della vita, che ognuno affronta con le armi che ha a disposizione, con il proprio carattere, con i propri pregi e i propri difetti. Come dire che se è vero che la vita non fa sconti a nessuno, talvolta siamo noi stessi ad obbligarci a pagare il prezzo più alto.

Van Groeningen sembra voler dire tutto e sembra anche volerlo fare senza mai abbassare la voce. Ne viene fuori un film che, condivisibile in molti snodi narrativi, è proprio impossibile da accettare nella sua interezza perché chiama in causa valori, princìpi, credenze, fede vera e presunta, spiritualità e superstizione, e lo fa in un modo che lascia intendere che sono graditi soltanto quelli disposti a prendere tutto il pacchetto. Ci sono anche anacronismi, come la tipologia del personaggio di Didier che riconduce più agli anni Sessanta che all’epoca contemporanea. C’è da dire, però, che prima di rompere gli argini “Alabama Monroe” ha da offrire un interessante percorso a ostacoli: Didier ama svisceratamente l’America che riconosce come paese delle occasioni prima di venire a sapere del veto di Bush sulla cura con le staminali; le canzoni che canta, da “Will the Circle Be Unbroken” a “Over in the Gloryland” a “If I Needed You”, contengono invariabilmente elementi religiosi che però non corrispondono al suo modo di vedere le cose e quindi, per lui, sono solo musica; il suo modo di vivere, un po’ nomade e un po’ outcast, è deliberatamente ispirato a idee e movimenti ormai scomparsi. C’è insomma una netta frattura tra ciò che ama e il mondo in cui vive. Così “Alabama Monroe” diventa anche un ritratto dell’artista in quanto abitatore di mondi diversi e conflittuali. Van Groeningen ha preteso troppo, ma ha le carte in regola per continuare.

Francesco Mininni

ALABAMA MONROE (The Broken Circle Breakdown) di Felix van Groeningen. Con Johan Heldenbergh, Veerle Baetens, Nell Cattrysse, Geert van Rampelberg. BELGIO 2012; Drammatico;  Colore

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