Cha cha cha

Cha cha cha

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GENERE: Drammatico REGIA: Marco Risi SCENEGGIATURA: Marco Risi, Andrea Purgatori, Jim Carrington ATTORI: Luca Argentero, Eva Herzigova, Claudio Amendola, Pietro Ragusa, Bebo Storti, Marco Leonardi, Shel Shapiro, Jan Tarnovskiy, Nino Frassica, Pippo Delbono FOTOGRAFIA: Marco Onorato MONTAGGIO: Clelio Benevento MUSICHE: Franco Piersanti PRODUZIONE: Bibi Film, Babe Films e Rai Cinema DISTRIBUZIONE: 01 Distribution PAESE: Italia 2013 DURATA: 90 Min USCITA CINEMA: 

CHA CHA CHA di Marco Risi. Con Luca Argentero, Claudio Amendola, Eva Herzigova, Pippo Delbono, Pietro Ragusa. ITALIA 2013; Poliziesco; Colore

Corso, investigatore privato ed ex-poliziotto, indaga sulla morte di Tommaso, figlio della sua ex Michelle. L’apparenza di un incidente stradale nasconde in realtà un omicidio il cui movente è molto difficile da trovare. Sono coinvolti l’avvocato Argento, attuale compagno di Michelle, il commissario Torre, un fotografo a caccia di scandali, qualche onorevole e una misteriosa eminenza grigia. E non è detto che chi riuscirà ad arrivare alla verità possa poi renderla pubblica.

Marco Risi è figlio d’arte. Ma l’interesse per il presente e per l’Italia, che probabilmente ha ereditato dal padre Dino, si manifesta in forme molto diverse da quelle della commedia che hanno reso celebre il genitore. Non è un caso se le commedie di Dino sono dure, ciniche, talvolta crudeli, mentre le poche di Marco sembrano più un biglietto da timbrare a inizio carriera (“Vado a vivere da solo”, “Un ragazzo e una ragazza”, “Colpo di fulmine”) che un segnale di autentica vocazione. La preferenza di Marco Risi va al dramma, al thriller, alla ricostruzione storica che, in ogni caso, prevedano un retroterra fortemente sociale e politico. Così nascono “Mery per sempre”, “Ragazzi fuori”, “Il muro di gomma” e “Fortapàsc”. E così nasce “Cha Cha Cha”, che però ha una caratteristica particolare: consapevole che il giallo socio-politico non riscuote più il gradimento del pubblico, Risi ha avuto l’idea di parlare più o meno degli stessi argomenti inserendoli però in un contesto assimilabile al noir. Così tutte le tematiche di attualità emergono da un’intelaiatura nata in America negli anni Trenta e Quaranta. L’operazione non è semplice da gestire: si rischia che la struttura prevalga sul contenuto o, viceversa, che l’interesse tematico riveli la precarietà dell’impianto poliziesco. Risi, pur confezionando un’opera che si lascia seguire con interesse, non è sfuggito all’ambiguità dell’idea di partenza. Più ancora: quando nella scena finale Nino Frassica presenta entusiasta una gara di cha-cha-cha sembra veramente di essere catapultati negli anni Sessanta di modo che, tra la struttura anni Quaranta e le appendici contemporanee, non si sa più in che epoca siamo.

I riferimenti più evidenti di “Cha sono con la letteratura hard-boiled di Chandler e Hammett (un investigatore privato testardo che ha tra le sue caratteristiche principali quella di prendere un sacco di botte da tutti), mixata però con tematiche contemporanee fatte di onorevoli con le mani sporche, faccendieri senza scrupoli, giochi di potere e lottizzazioni irregolari (ovvero speculazioni edilizie). Qui Marco Risi va incontro a qualche problema, soprattutto quando incrocia due ostacoli difficili da aggirare. Da una parte dà l’impressione di voler inserire a forza tematiche di attualità in un contesto narrativo abbastanza datato, dall’altra sceglie un’attualità che ormai non sembra più in grado, a questi livelli, di riservare alcun tipo di sorpresa. E, per complicarsi ulteriormente il cammino, inserisce un episodio completamente avulso dal resto del film quale quello del pestaggio dell’investigatore da parte di tirapiedi senza scrupoli. Non si capisce la necessità di dover mostrare l’investigatore nudo: ciò crea un parallelo con l’episodio del bagno turco in “La promessa dell’assassino” di Cronenberg, ma è anche il primo nudo integrale di Luca Argentero al cinema, quindi una specie di furbo ammiccamento al pubblico delle ammiratrici. Questo ci porta alla scelta degli attori: Argentero è un po’ monotono ma regge la parte; Eva Herzigova (Michelle) appare invece inadeguata; Pippo Delbono (l’avvocato Argento) è un malvagio prevedibile; a Claudio Amendola (Torre) tocca invece la parte del leone in un ruolo ambiguo che l’attore sa rendere con maestria. Alla fine, quando è il momento di tirare le somme, “Cha Cha Cha” lascia un’impressione di occasione mancata: un film nel quale il vecchio è visibilmente vecchio, mentre il nuovo appare poco degno di tale aggettivo.

Francesco Meninni