Zero dark thirty (recensione)

Zero dark thirty (recensione)

Zero dark therty

GENERE: Drammatico REGIA: Kathryn Bigelow SCENEGGIATURA: Mark Boal ATTORI: Joel Edgerton, Jessica Chastain, Edgar Ramirez, Kyle Chandler, Mark Strong, Jennifer Ehle, Chris Pratt,Jason Clarke, Fares Fares, Harold Perrineau, Nina Arianda, Nash Edgerton PRODUZIONE: Annapurna Pictures DISTRIBUZIONE: Universal Pictures  PAESE: USA 2012 DURATA: 139 Min.

Il film  narra la storia dei dieci anni seguiti all’attacco alle torri gemelle durante i quali le forze della CIA statunitense sono state concentrate nella più importante caccia all’uomo di tutti i tempi: quella volta alla cattura del terrorista Osama Bin Laden. La protagonista Maya , appena terminati gli studi, viene scelta per seguire questa campagna di ricerca e messa subito di fronte a metodi di tortura (per la verità non estremi) con cui vengono trattati i prigionieri al fine di estorcer loro i nomi dei complici e le date dei prossimi attentati.
Dopo aver visto morire alcuni fra i suoi migliori amici in attentati terroristici, Maya è sempre più convinta che deve riuscire a catturare il colpevole di queste stragi.  Lo studio di particolari e l’intuizione dell’investigatrice portano alla scoperta del nascondiglio a cui seguirà l’inevitabile conclusione.

Il film, dal punto di vista scenografico, è degno della migliore scuola americana con sfoggio di ambienti e mezzi propri di un cinema che può permetterselo e se da un lato questo riesce a mantenere abbastanza vigile la nostra attenzione, non lo si può dire per un insieme di altri elementi.

Il film , in pratica, è un documentario liberamente tratto dai fatti reali (‘liberamente’ perché nessuno ci dirà mai cosa è successo realmente nelle stanze del Pentagono o nelle prigioni americane dell’Afganistan o del Pakistan), ma questo poco importa; fatto sta che il film si inserisce più in quel filone storico già calcato quest’anno dalla cinematografia americana con LINCOLN  ed ARGO in cui è maggiore l’interesse al raccontare gli eventi più che al costruire un racconto cinematografico.  Tutto questo è evidenziato dal fatto che al protagonista (la CIA con i suoi uomini – Maya in primo luogo – ) non è contrapposto un vero antagonista (cosa fanno quelli di Al Quaeda per contrastare e proteggere il loro capo?)  per cui  la vicenda scorre tranquilla . La stessa CIA spesso citata come groguolo di lotte di potere intestine ne esce con un’immagine rasserenante di efficienza. Sorge il dubbio che il film sia più auto celebrativo che frutto di reale desiderio di documentazione come avverte la frase scritta prima che il film inizi.
Se a tutto ciò aggiungiamo che noi sappiamo esattamente la data ed il come termina la storia , possiamo capire che il coinvolgimento emotivo non può che essere parziale.  Detto ciò non si ritenga che il film non sia interessante e visibile anche se le sue due ore e mezza forse sono eccessive. Sembra ,però,che ultimamente, questi tempi stiano divenendo standard nel cinema a fronte dei classici 100 minuti di 10 anni fa.