De profundis per il cinema Italia di Lucca

De profundis per il cinema Italia di Lucca

                     Cinema Italia

 

De Profundis per il cinema ITALIA di Lucca.

La Curia vuole chiudere per questioni economiche: prossima la vendita al miglior offerente

 

 Nonostante i ripetuti interventi presso la Curia di Lucca , sembra irrevocabilmente deciso che si debba terminare l’esperienza di una storica “sala della comunità” tuttora operante nella città . 

Le scelte degli amministratori della diocesi hanno visto nella struttura che ospita il cinema ITALIA la più facile  fonte di introiti per sanare i propri bilanci; è vero che lo stabile dove è inserito il cinema richiede una qualche manutenzione,ma è altresì vero che il cinema non solo è in grado di operare autonomamente ma è anche in grado di procurare interessanti introiti.

Don Banducci – gestore della licenza cinematografica – di fronte ai problemi di un locale che per continuare ad esistere deve ammodernare le proprie attrezzature con sistemi digitali non si sente di investire su una struttura la cui durata non è assolutamente garantita, pur tuttavia , con il peso della sua rispettabile età,  farà tutti i suoi sforzi per prolungare il più possibile il periodo di attività del cinema.

Nonostante che l’ACEC abbia offerto il suo sostegno e
nonostante che la regione offra contributi del 50% sulle spese necessarie per l’aggiornamento delle attrezzature , nonostante che uno storico cineclub  – l’Ezechiele – si sia offerto per accollarsi i costi dell’ammodernamento , il vicario del vescovo di Lucca, Don Michelangelo Giannotti ,  incontrato dalla                        

delegazione toscana dell’ACEC, non apre ad alcuna possibilità di salvataggio.-

 La diocesi di Lucca da tempo ha fatto scelte che denotano una totale incomprensione per i valori che da sempre hanno rappresentato le sale della comunità: adesso chiude l’ultima realtà presente in diocesi  dopo quella di VillaCollemandina e di Viareggio.

Resta difficile comprendere come il messaggio della chiesa più volte ribadito dalla CEI di considerare queste strutture come un fondamentale ausilio alla pastorale e come uno spazio privilegiato dove la Chiesa locale incontra la popolazione anche meno usa a partecipare ai riti liturgici, ci resta difficile ,dicevamo, comprendere questa posizione utilitaristica e poco lungimirante.

Eppure anche il Cardinale Betori di Firenze – Presidente della Commissione Episcopale Toscana –  ha in più occasioni manifestato il suo appoggio all’azione dell’ACEC di sostegno alle sale della comunità riconoscendo nel suo operato un importante ausilio a risolvere le problematiche inerenti queste strutture.

La curia di Lucca non ha neppure pensato a consultare l’associazione nazionale di categoria sotto la cui tutela la CEI ha posto le sale della comunità con uno specifico documento del ’99.

Attualmente tutta l’operazione di vendita è sospesa solo per questioni economiche ; un industriale locale ha già proposto di acquistare il complesso,ma la cifra offerta sembra insufficiente: sembra che la Curia valuti il suo bene almeno sei milioni di euro.

I progetti della curia sono quelli di realizzare una nuova struttura, in diversa sede, a disposizione delle associazioni cattoliche che, a detta degli incaricati raggiungono in Lucca un numero altamente elevato.

Nessuna preoccupazione o vincolo alla destinazione dell’immobile, nessun rimpianto di perdere un punto di contatto  con la cittadinanza , nessun segno di  considerazione per uno strumento fondamentale della comunicazione sociale: Il documento del concilio vaticano II  “Intermirifica” sugli strumenti della comunicazione sociale è già passato nel dimenticatoio!                     

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