Disconnect

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GENERE: Drammatico, Thriller REGIA: Henry Alex Rubin SCENEGGIATURA: Andrew Stern ATTORI: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton, Andrea Riseborough, Alexander Skarsgård, Max Thieriot, Jonah Bobo, Colin Ford, Haley Ramm, Kasi Lemmons FOTOGRAFIA: Ken Seng MONTAGGIO: Lee Percy MUSICHE: Max Richter PRODUZIONE: LD Entertainment, Wonderful films  DISTRIBUZIONE:  Filmauro  PAESE: USA 2012 DURATA: 115 Min USCITA CINEMA: 

Il tema del film è quello dei ‘social network’ e dei risvolti negativi che possono esserci nel loro utilizzo. Senz’altro un soggetto  tanto allettante quanto impegnativo che muovendosi in un settore più vicino alla cronaca che alla pura narrazione ha il vantaggio/svantaggio di entrare in un settore ancora non molto trattato.

Il regista,Henry Alex Rubin, abbastanza nuovo ai lavori con la macchina da presa, ci racconta tre storie di problemi causati da un uso incauto dei ‘social media’ (per la precisione solamente di Facebook): due ragazzi che prendono in giro un coetaneo che giunge ad impiccarsi,una giovane coppia che rimane rapinata delle credenziali di accesso al proprio conto bancario ed  un giovane gigolò che viene sfruttato da una giornalista per la propria carriera.

Tutte storie che hanno del verosimile e che anche singolarmente potrebbero essere sufficienti ad affrontare tematiche importanti di cui oggi sentiamo spesso parlare ma che non hanno raggiunto una sensibilità tale da assurgere a problema sociale.

Chi sono i personaggi che si rifugiano in un rapporto tanto virtuale quanto disseminato di insidie?

Rubin sembra che voglia dirci che quanto più uno si sente solo , tanto più è facile preda di coloro che  utilizzano proditoriamente questi strumenti: sembra un tema abbastanza scontato e la trattazione del film non aggiunge poi molto: tutto è già noto dalle cronache quotidiane compreso la reazione personale delle vittime che sono tentate a farsi giustizia dal momento che quella pubblica non ha il tempo per seguire queste singole vicende.

Purtroppo il film pecca di qualità narrativa, di quello che si intende come ‘buona regia’ ed il tutto rimane ad un livello superficiale: sembra più un lavoro vicino alla cronaca che al prodotto cinematografico.

Se i temi di fondo ci sono,sono trattati con genericità concedendo più alla storia personale dei protagonisti che ai problemi generali che essi pongono.

Da segnalare ,quale elemento di particolare interesse il fatto che ci viene richiamata l’attenzione su quanto drammatica possano essere le conseguenze di un gesto che di per sé non è certo particolarmente grave.

Il caso dei ragazzi per prendono il giro il coetaneo con un ,diremmo, semplice scherzo non solo porta all’impiccagione,ma distrugge anche la vita di una famiglia togliendo una serenità che, se pur non priva di problemi ,pur sempre esisteva.

Proprio questo episodio è il più focalizzato e forse il meglio riuscito: sia il giovane che fa lo scherzo che quello che lo riceve, sono parimenti disadattati , ma non cattivi ! Vittime di genitori (padri) che non li tengono assolutamente in considerazione si rifugiano, ciascuno a loro modo in qualcosa che li possa divertire, personalizzare. Saranno i padri di questi due giovani , alla fine a capire che entrambi sono vittime di qualcosa originato dal loro stesso modo di trattare i figli.

Per puro ‘gossip’ da segnalare la contemporanea notizia della guerra dei Zuckerberg (fondatore di Facebook) secondo cui la sorella di Mark , Randi Zuckerberg, sembra aver deciso di opporsi alle tecnologie alienanti   pubblicando un libro in cui si evidenziano i problemi causanti ai bambini dal famoso social network.

Come detto , il film presentato anche fuori concorso a Venezia , denuncia carenze narrative e soventemente una pesante caduta di ritmo,ma può sempre essere utilizzato per compiere riflessioni sui problemi  relazionabili all’utilizzo dei nuovi social media.
Vito Rosso

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