HEREAFTER

HEREAFTER

di Clint Eastwood
 
(Hereafter) REGIA: Clint Eastwood. SCENEGGIATURA: Peter Morgan. INTERPRETI: Matt Damon, Cécile de France, Frankie McLaren, George McLaren. FOTOGRAFIA: Tom Stern (Formato:Cinemascope/Colore). MUSICA: Clint Eastwood (Colonna sonora: Dolby-Stereo). PRODUZIONE: Clint Eastwood, Kathleen Kennedy, Robert Lorenz. DISTRIBUZIONE: Warner Bros. GENERE: Drammatico. ORIGINE: USA. ANNO: 2011. DURATA: 129′. – (Junior Cinema: Young)
 
Scampata allo tsunami, la giornalista francese Marie torna a Parigi, si accinge a scrivere un libro su Mitterand ma poi cambia: avverte urgente il bisogno di spiegare quello che ha passato nei momenti successivi alla tragedia. A San Francisco l’operaio George ha poteri sensitivi che gli permettono di entrare in contatto con i defunti. Il fratello Billy intravede l’affare e gli prepara un ufficio in piena regola. Licenziato per la crisi economica, George fugge a Londra. Qui Marcus e Jason, gemelli sui dieci anni, difendono la mamma che fa uso di droghe dai controlli dei servizi sociali. Recatosi in farmacia, Jason muore per strada investito da un camion. Marcus non si rassegna alla scomparsa e comincia a cercare un sensitivo che lo metta in contatto con il fratellino. Anche Marie arriva a Londra per presentare il libro sull’esperienza vissuta. Marcus avvicina George, che aveva visto su internet, George si incontra con Marie. Così le rispettive esperienze li hanno fatti conoscere….

Soggetto e sceneggiatura sono di Peter Morgan (“The Queen”, “Frost/Nixon”) che afferma: “Ho scritto il film dopo la morte di un mio carissimo amico. Al suo funerale ho pensato quello che forse pensavano tutti: dov’è andato?. Ho voluto scrivere una storia che ponesse domande come questa”. E Eastwood aggiunge: “Racconto una vicenda di anime che non ha specifici connotati religiosi e tanto meno si tratta di un thriller soprannaturale…lo considero non un film sulla morte ma sulla vita e sul pensiero”. Premesse doverose, per evitare di far andare il copione lungo strade che non gli appartengono. Se la scrittura presenta qualche momento un po’ irrisolto, é la messa in scena di Eastwood a offrire all’insieme sostanza e intensità, attraverso una regia corposa e nitida, senza sbavature, di dichiarata semplicità: il che non significa facilità, ma veicolo comunicativo diretto e incisivo, capace di coniugare al meglio finzione e realismo legato alla cronaca (lo tsunami, gli attentati a Londra, la crisi economica…).

* Clint Eastwood affronta qui il tema impegnativo della morte e sottolinea che non bisogna considerarla dall’ottica della vita e che la fine è probabilmente un inizio. Eastwood annulla in questo senso risposte preparate. Si affida piuttosto ai testimoni che nelle loro memorie raccontano di quanto hanno visto dopo una morte apparente. Tutti parlano di una gran luce. Eastwood la mostra in una penombra dove, quasi in partenza, vediamo diverse persone. Sul tema della vita oltre la morte, Eastwood offre un approccio umanistico, capace di accostare i dolori universali e di vincerli non in modo consolatorio ma stringendosi intorno ai valori del quotidiano, l’amore (anche per una mamma ‘drogata’), la condivisione, la fiducia, la letteratura come territorio che lega i vari secoli e ci rende più vicini uomini e donne del presente e del passato. Si tratta di un forte invito a recuperare quella ‘verità’ e quella ‘bellezza’ che veramente possono salvare il mondo. Film sfaccettato e denso che, dal punto di vista tematico, é da consigliare come spunto per riflessioni importanti e profonde. Il film pone domande, è lo spettatore che deve riflettere e cercare una risposta.

CLASSIFICAZIONE FILM: Young
Tipologia Utilizzo: MIRATO

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