Il cliente

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Farhadi, l’Iran, Hitchcock e la coppia:
tra il thriller e l’analisi sociale

Emad e Rana, marito e moglie, devono lasciare la loro abitazione a causa di un cedimento strutturale. Un amico della compagnia teatrale, Babak, trova per loro una sistemazione provvisoria in un appartamento precedentemente abitato da una prostituta. E così, una sera, uno dei clienti della donna entra in casa e aggredisce Rana. Emad vorrebbe andare alla polizia: ha le testimonianze dei vicini, un cellulare trovato in casa e le chiavi di un furgoncino che potrebbero portare all’identificazione dell’aggressore. Ma Rana, fortemente turbata e incapace di restare in casa da sola, non vuole rendere pubblica la cosa. Così Emad effettua ricerche per proprio conto arrivando a identificare il cliente. A questo punto Rana si rende conto che il marito non cerca giustizia, ma vendetta, e gli intima di recedere. La scelta non è comunque facile.

Nel 1955 Alfred Hitchcock diresse uno dei suoi telefilm della serie “Alfred Hitchcock presenta” dal titolo “Revenge” nel quale una donna aggredita da uno sconosciuto e fortemente traumatizzata era accudita dal marito che cercava di tranquillizzarla non lasciandola mai sola. Un giorno, per strada, indicando un uomo la donna dice “E’ quello l’uomo”. Il marito lo affronta e lo ammazza di botte. Poco dopo, indicando un altro l’uomo, la moglie dice “E’ quello l’uomo”. E via di seguito. E’ molto probabile che Asghar Farhadi, che conosce benissimo l’opera di Hitchcock, conosca anche questo mediometraggio. Il suo ultimo film “Il cliente”, infatti, presenta una situazione che, prima di concentrarsi su problematiche etiche ed esistenziali, ha più di un punto di contatto con l’inquietante opera del maestro. Per realizzarlo, dopo la parentesi francese de “Il passato”, Farhadi è tornato in Iran dove, nonostante alcuni mutamenti sociali, la libertà è ancora un obiettivo da raggiungere. Lo si capisce, ad esempio, dall’attività dei protagonisti, attori, e da tutte le difficoltà burocratiche che comporta voler mettere in scena un testo complesso come “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, sempre censurato, che a sua volta raccontava un momento di svolta sociale negli Stati Uniti in maniera fortemente simbolica. Il parallelismo tra attività teatrale e vita vissuta dà all’autore la possibilità di intersecare i piani trasformando il palcoscenico in uno specchio degli avvenimenti reali. Il risultato, molto interessante, non sembra interamente all’altezza dei precedenti per l’affiorare di una certa maniera che non mantiene l’ispirazione a livelli omogenei.

Il fulcro del cinema di Farhadi è sempre la coppia: in essa nascono le problematiche, da essa vengono quesiti e dubbi. Su questo asse portante, l’autore inserisce sempre atmosfere da thriller che rendono i suoi film appassionanti e talvolta sorprendenti. E’ evidente che è molto difficile mantenere saldo il timone quando a tematiche esistenziali e sociali si abbina un meccanismo di suspense che preveda un’indagine e un esito. Nel caso de “Il cliente”, film scritto benissimo e costruito con precisione, si ha l’impressione che il thriller abbia un po’ preso la mano a Farhadi rendendogli meno facile riportare il tutto a parametri reali. Soprattutto, quella che chiameremo l’interferenza di Hitchcock fa sì che alcuni passaggi del racconto, accettabili in un film di genere, siano meno credibili in un contesto che intende comunque rimanere realistico. Ad esempio, se è seguito con attenzione il passaggio di Emad dalla ricerca della verità all’ossessione, quindi da un’apparente apertura di pensiero alla giustizia fai da te, appare meno motivata la condizione della moglie, obiettivamente amplificata a fronte della reale entità dell’aggressione. Quando poi si identifica il colpevole, subentra un surplus di melodramma che si manifesta in gemiti, lamenti e pianti. Perfetto, invece, il finale: Emad e Rana sono di nuovo in teatro e si sottopongono al trucco per una nuova rappresentazione. Per l’ennesima volta, the show must go on. Vincitore di due Palme d’Oro, una per la sceneggiatura e una per l’interpretazione maschile di Shahab Hosseini, “Il cliente” è comunque un film di buon livello che conferma il valore di un regista che divide il suo tempo tra la costruzione di thriller psicologici e la profonda analisi di anime tormentate.

di Francesco Mininni

IL CLIENTE (Forushande) di Asghar Farhadi. Con Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti, Babak Karimi, Farid Sajadi Hosseini, Mina Sadati. IRAN/FRANCIA 2016; Drammatico; Colore