IL GRANDE GIGANTE GENTILE

IL GRANDE GIGANTE GENTILE

IL GRANDE GIGANTE GENTILE

di Steven Spielberg

 

gggL’incontro tra Steven Spielberg e Roald Dahl era inevitabile. Da un lato, uno dei più grandi registi contemporanei che ha fatto del rapporto con l’infanzia uno dei suoi marchi di fabbrica più noti. Dall’altro, lo scrittore britannico d’origine norvegese che è uno dei maggiori autori di libri per ragazzi del Novecento, sulla cui opera si sono messi al lavoro in passato persone come Danny DeVito (“Matilda 6 mitica”), Tim Burton (“La fabbrica di cioccolato”) e Wes Anderson (“Fantastic Mr. Fox”). Era solo questione di tempo, quindi, e questo tempo è arrivato quando le tecnologie già sperimentate nel suo Tintin, e quando le congiunture produttive hanno messo assieme le forze della Disney e della rinata Amblin e hanno permesso di tradurre in immagini “Il GGG”. Il grande gigante gentile segna il ritorno di Spielberg a una dimensione cinematografica squisitamente e esplicitamente favolistica che il regista americano non frequentava almeno dal 1991 (“Hook”), che è senza dubbio il film più vicino a questo di tutta la sua filmografia precedente. Lì come qui, infatti, si parla di orfani che finiscono in un mondo fantastico; lì come qui è nella combinazione tra mondo reale e fantastico che si trova la chiave per risolvere i conflitti della storia; lì come qui Spielberg piazza la sua macchina da presa e la sua voce narrativa ad altezza di bambino per rivolgersi esplicitamente a loro, ma non solo a loro. Il Grande Gigante Gentile è il simbolo che si oppone alla dittatura violenta e volgare della massa, ma senza snobismi e altezzosità. È un proletario del dissenso, che fa di tutto e di più per cercare di preservare il bello della vita (e del sogno) e al tempo stesso cerca con caparbia ingenuità di riuscire a migliorare i suoi simili. E, alla fine, ci riesce, grazie all’aiuto di una bambina (cioè della fiducia più pura e innocente), e di quei sogni che sanno e possono diventare una realtà. L’ultimo copione firmato da Melissa Mathison s’incentra tutto sulla relazione, calda e tenera, tra la piccola Sophia e il timido gigante, sul legame che si forma fra di loro, sulla loro capacità d’imparare l’una dall’altro. Più di ogni altra cosa, su un’amicizia che li farà attraversare mondi, catturare sogni, rischiare la vita e finire a colazione con la Regina d’Inghilterra. Forte dell’esperienza di “Tintin”, Spielberg è del tutto a suo agio con la CGI (Computer Generated Imagery) diffusa che il film gli richiede e lo dimostra senza esitazioni nelle sequenze più immaginifiche come quelle nel Paese dei Sogni e in quelle più movimentate, come nei confronti tra il GGG e i giganti cattivi che cercano catturare la povera Sofia.

*Favola calorosa ed edificante, nella quale Spielberg inserisce, magari un po’ meccanicamente e automaticamente, tutti i suoi segni distintivi, Il grande gigante gentile è un film sincero e smaliziato assieme, nel quale lo spirito più artigianale di Spielberg trova una perfetta sintesi con le possibilità offerte dal digitale.

 

(The Big Friendly Giant) REGIA: Steven Spielberg. SCENEGGIATURA: Melissa Mathison, tratta dal libro omonimo di Roald Dahl. INTERPRETI: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Rebecca Hall, Bill Hader, Penelope Wilton. FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski (Formato: Cinemascope/Colore). MUSICA: John Williams. PRODUZIONE: Amblin Entertainment, Dreamworks Skg, Walden Media. DISTRIBUZIONE: Medusa. GENERE: Fantasy. ORIGINE: USA. ANNO: 2016. DURATA: 115’.- JUNIOR CINEMA: BABY-TEENS