KIKI – CONSEGNE A DOMICILIO

KIKI – CONSEGNE A DOMICILIO

kiki

KIKI – CONSEGNE A DOMICILIO

di Hayao Miyazaki

 

(Majo no takkyûbin) REGIA: Hayao Miyazaki. SCENEGGIATURA: Hayao Miyazaki, tratto dal romanzo per ragazzi omonimo di Eiko Kadono. FOTOGRAFIA: Shigeo Sugimura (Formato: Panoramico/Colore). MUSICA: Joe Hisaishi. PRODUZIONE: Hayao Miyazaki per Studio Ghibli, Nippon Television Network, Tokuma Shoten. DISTRIBUZIONE: Lucky Red. GENERE: Film d’animazione. ORIGINE: Giappone. ANNO: 1989 – 2013. DURATA: 102’. – (Junior Cinema: Baby)

 

Questo non è solo un film per ragazzi. Kiki – Consegne a domicilio è davvero un film per tutti, perché racconta con leggerezza e commozione l’emozione della vita. Hayao Miyazaki (celebrato maestro dell’animazione giapponese), attraverso piccole emozioni profonde che si susseguono scena dopo scena, si sofferma su quel momento critico e fondamentale che porta dall’adolescenza all’età adulta. La protagonista è Kiki, una (buonissima) strega. A tredici anni compiuti (così accade fra le streghe) decide che è arrivato il momento di lasciare la casa e i propri genitori. Nel corso di una piccola, emozionante cerimonia di addio, Kiki saluta mamma, papà e parenti. Poi con il suo gatto parlante Jiji (si legge Gigi), inforca la scopa e parte verso il cielo ed il mare. Sembra proprio di rileggere in queste scene le parole del grande pedagogista Marcello Bernardi, secondo il quale la famiglia «è quel porto ideale, sicuro e incrollabile, dal quale si parte per la conquista del mondo, ma al quale si può sempre ritornare». La vita cambia spesso le carte in gioco e mette alla prova anche chi ha appena assaporato le sue prime certezze. E così, dopo aver preso tanta pioggia nel corso di una delle sue consegne, Kiki si becca un terribile raffreddore. Quando guarisce si accorge che dentro di lei qualcosa è cambiato, che non riesce più a capire il suo gatto (sente solo i miagolii), che non riesce più a volare sulla scopa. Questo è un punto cruciale del film (che qui si distacca dall’omonimo romanzo della scrittrice giapponese Eiko Kadono), in cui spettatori e protagonista si chiedono se ci sia davvero un momento in cui la magia, che in qualche momento della nostra vita abbiamo vissuto, si perde. Se davvero il passaggio alla vita adulta non può che essere la fine della speranza, dell’emozione, della sorpresa. Non raccontiamo ovviamente cosa accade nella parte finale del film, la più avventurosa, certo il sogno non si spezza, perché Hayao Miyazaki in questo film senza alcuna melensaggine ci insegna che, quando la vita toglie le certezze conquistate, sa proporre nuovi scenari di serenità. Un consiglio fondamentale: bisogna rimanere seduti a guardare anche quello che è nascosto durante i titoli di coda. Non ci sono ciak sbagliati, né gag a sorpresa, ma l’epilogo e il senso stesso del film: quasi Miyazaki voglia farcelo scoprire superando la nostra abituale fretta e distrazione.

* Prosegue la riscoperta retrospettiva dei film di Miyazaki avviata dalla Lucky Red. Questo ‘Kiki’ (1989) sta tra due capolavori, ‘Totoro’ e ‘Porco rosso’. Come quelli contiene oceani di intelligenza, stupore, divertimento, commozione. Il film conferma lo stile e l’inventiva dell’autore. Può essere utilizzato per la visione familiare e risulta divertente anche per i più piccoli. L’unica osservazione (che non inficia il valore del film) è che, come per le altre opere dell’autore giapponese, vi sono simbolismi e passaggi che uno spettatore occidentale difficilmente riesce a comprendere se non guidato, per cui i nostri bambini perdono molti aspetti della storia che appare molto più complessa e profonda di quanto una lettura superficiale potrebbe far sembrare.

 

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