La parte degli angeli (recensione)

La parte degli angeli (recensione)

La parte degli Angeli

 

GENERE: Commedia, Drammatico REGIA: Ken Loach SCENEGGIATURA: Paul Lavertyn ATTORI: John Henshaw, William Ruane, Roger Allam, Daniel Portman, Paul Brannigan FOTOGRAFIA: Robbie Ryan  PRODUZIONE: Entertainment One, Sixteen Films, Why Not Productions, Wild Bunch DISTRIBUZIONE: BIM PAESE: Francia, Gran Bretagna 2012 DURATA: 101 Min

 

Il film è la storia di Robbie ,recidivo  teppistello di Galsgow, che per aver pestato alcuni coetanei dovrebbe finire in carcere, ma grazie alla sua giovane età ed all’attesa di un figlio da parte della sua compagna, riesce ad ottenere dal giudice di essere affidato ai servizi socialmente utili. E’ questa l’occasione per cambiare anche se la forma trovata è poco ortodossa: procuriamoci i soldi per cambiar vita tramite un furto. In questo caso però in furto ha più una valenza simbolica che altro in quanto trattasi di  4 bottiglie di whisky che se pur di grande valore, finiscono per ridursi a meno della metà dopo disavventure e scelte particolari.

Ma che cosè “la parte degli angeli” ? Durante la visita ad una distilleria, si parla di una parte del contenuto delle botti di whisky che “svanisce” letteralmente, forse che viene presa dagli angeli in cambio dello squisito nettare che lasciano. Ma anche questo elemento potrebbe, nell’ambito del racconto, assumere un carattere simbolico. Proviamo a leggere diversamente questa semplice storia che, come Ken Loach ama, mette sotto osservazione l’aspetto umano e sociale  di un giovane “out” a cui viene offerta dal suo custode Rhino un’opportunità di recuperare la sua vita che si stava avviando su un binario poco raccomandabile. Importante il fatto che la scelta di tentare una nuova strada è determinata dalla paternità che gli si sta prospettando da parte della sua giovane,ma matura compagna. Tanto più , questa, è scelta convinta quanto più avversata da un insieme di situazioni contingenti (avversione dei parenti di lei che arrivano a pestarlo pesantemente). Questo forte desiderio di cambiare, ma soprattutto, di dare un futuro al proprio figlio è l’elemento positivo che muove le scelte di Robbie. Se il Macchiavelliano principio secondo cui il fine giustifica i mezzi , ecco che anche il modo scelto da questi giovani per favorire il proprio cambiamento viene presentato come secondario a fronte dello scopo finale da raggiungere.

In fondo si tratta di togliere a stupidi fanatici intenditori di quella deprecabile bevanda alcolica che è la causa di tanti danni per i giovani, solo 4 bottiglie di liquido, da usare non tanto per fare fortuna, quanto per ottenere quel tanto che ci serve per cambiare vita e per ringraziare colui che ce ne ha dato l’opportunità.

Ecco che la visione del furto a fin di bene diventa più un simbolo di rivolta verso una società ottusa ed ignorante: lo stesso gesto di “guastare” il contenuto della prestigiosa botte contenente lo storico whisky ha più lo scopo di sottolineare quanto certe cose siano sciocche soprattutto messe in mano a persone che si soffermano sugli aspetti superficiali che sui contenuti.
La scelta infine di usare un’importante bottiglia (valore 100.000 euro)  per ringraziare quell’angelo che ha offerto una seconda possibilità ad un giovane , è il messaggio finale che ritengo che Ken abbia voluto darci con quest’opera interessante e simpatica.