RE DELLA TERRA SELVAGGIA

RE DELLA TERRA SELVAGGIA

Re della terra selvaggia

RE DELLA TERRA SELVAGGIA

di Benh Zeitlin

 

(Beasts of the Southern Wild) REGIA: Benh Zeitlin. SCENEGGIATURA: Lucy Alibar, Benh Zeitlin, tratto dall’opera teatrale omonima di Lucy Alibar. INTERPRETI: Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Levy Easterly, Lowell Landers, Pamela Harper. FOTOGRAFIA: Ben Richardson (Formato: Panoramico/Colore). MUSICA: Dan Romer, Benh Zeitlin. PRODUZIONE: Dan Janvey & Josh Penn, Philipp Hengelhorn, Michael Reisler. DISTRIBUZIONE: Bolero Film. GENERE: Drammatico. ORIGINE: USA. ANNO: 2013. DURATA: 92’.

Hushpuppy, bambina di sei anni, vive con il padre Wink nella comunità chiamata Bathtub, la Grande Vasca, una zona paludosa nel delta del Mississippi. Consapevole di aver contratto una grave malattia, Wink vuole preparare la figlia a vivere senza di lui. In più una catastrofe di enormi proporzioni sta per abbattersi sulla Grande Vasca. Gli equilibri naturali si rompono e nello stesso momento arrivano anche gli Aurochs, animali preistorici feroci. Ma la piccola Hushpuppy è fermamente intenzionata a sopravvivere nella sua terra e a continuare la ricerca della madre, che per lei è un vago ricordo…. Benh Zeitlin è nato il 14 ottobre 1982. Compositore, animatore e membro fondatore dei Court 13, ora giovane regista all’esordio: “Fare un film per me -dice- è inventare una realtà e farvi vivere le persone migliori che conosco. Ho scelto Dwight Henry che lavora in panetteria e la piccola Wallis (la prima candidata all’Oscar così giovane) che va alla scuola elementare. Né l’uno né l’altra avevano mai recitato: ho capito dai loro occhi che erano dei feroci guerrieri, capaci di ogni cosa…”. Il punto di partenza è una piece teatrale: la storia di un ragazzino che perde il papà in un luogo alla fine del mondo. Sui due protagonisti il copione disegna la forza, la caparbietà, la rabbia di chi non vuole arrendersi alla distruzione. Fuori dalla Grande Vela, in lontananza le ciminiere si prolungano minacciose su cielo e terra. Fuoco e fumo annebbiano gli orizzonti. Dentro, ci sono acqua, barconi precari, cibo fatto di gamberetti, granchi, bevande a base di birra e alcool. Esplode la diga, il villaggio va evacuato, loro si oppongono. L’ospedale non serve a sminuire la rabbia di Wink, che scappa e va verso la morte. Mentre i grandi animali corrono veloci, Hushpuppy pensa di aver trovato la mamma. La fierezza del ‘sentirsi’, del vivere in sintonia con le proprie radici supera paure e privazioni. Girato col genuino incalzare di passioni visionarie, coraggioso nell’affrontare senza sconti il contrasto tra la civiltà costituita e quella ai margini, nel comporre un ritratto disordinato e scontroso dei ‘buoni selvaggi’, il copione vira con instabile furore tra realismo e metafora, talvolta tentato dal grande slancio epico, talaltra attratto da soluzioni più semplici e prevedibili. Ne esce un disordinato trattato filosofico/ambientalista, forse un po’ grezzo ma ricco di pathos e certo carico di promesse per il futuro del regista.

* In un certo senso Re della terra selvaggia risponde ai canoni del romanzo di formazione, per cui una giovane protagonista vive una serie di esperienze che la rendono forte, adulta, pronta ad affrontare il mondo. Però in questo caso c’è un tocco particolare nella messa in scena, che non nasconde una realtà esterna più rude e drammatica, pur alternandola a quella poesia che può essere colta solo dall’occhio di una bimba giovanissima. Il risultato è un’opera sontuosa, di grande respiro, del tutto insolita nel panorama cinematografico odierno.

 

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