MIDNIGHT IN PARIS

MIDNIGHT IN PARIS

(Midnight in Paris) REGIA: Woody Allen. SCENEGGIATURA: Woody Allen. INTERPRETI: Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Marion Cotillard, Kathy Bates. FOTOGRAFIA: Darius Khondji (Formato: Panoramico/Colore). MUSICA: brani di autori vari. PRODUZIONE: Letty Aronson, Stephen Tenenbaum, Jaume Roures. DISTRIBUZIONE: Medusa. GENERE: Commedia. ORIGINE: USA. ANNO: 2011. DURATA: 94’. – (Junior Cinema: Young)
 
Gil, affermato autore di Hollywood alle prese con il suo primo romanzo, è in vacanza a Parigi con la fidanzata Inez e con i genitori di lei, John e Helen, arrivati nella Ville Lumière per affari. Il soggiorno parigino di Gil potrebbe trasformarsi in un incubo dopo l’incontro con Paul e Carol, una coppia di amici di Inez, ma un fantastico evento giunge in suo soccorso: una notte, infatti, sale a bordo di una misteriosa auto d’epoca che lo trasporta niente meno da Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda. Grazie a loro, Gil entrerà in contatto con l’affascinate universo artistico della Parigi anni Venti e soprattutto con Adriana, bellissima aspirante stilista che è stata la musa ispiratrice di artisti come Modigliani e Picasso e scrittori come Ernest Hemingway. Grazie ai ‘nuovi amici’, Gil cambierà radicalmente la sua visione della vita….

Incantevole ! Non c’è altro aggettivo valido per mettere questo 42mo film di Woody Allen, nella cinquina dei suoi capolavori. II vecchio Woody colpisce ancora. Allen ci regala un film romantico, divertente, che guarda con ironica lucidità al presente e forse al futuro, a dispetto dell’età del suo autore. E chi si aspettava dal regista newyorkese una delle sue ultime, non certo entusiasmanti ‘commedie turistiche’ sulla scia di ‘Vicky Cristina Barcelona’, ha dovuto ricredersi perché Midnight in Paris, ambientato questa volta nella capitale francese, parte da uno spunto non originalissimo per poi ‘svoltare’ con una sorta di imprevisto, ma affascinante viaggio nel tempo.

* L’assedio della mediocrità del presente spinge Allen, attraverso uno dei tanti viaggi nel tempo propri del cinema, a presentare stereotipi di uomini di cultura di ieri senza più bisogno di attraversare lo schermo, come nella ‘Rosa purpurea del Cairo’. Si ride, ci si diverte con intelligenza, pur con un sottofondo decisamente malinconico. Midnight in Paris è un delizioso gioco della fantasia, raccontato con indicibile grazia. Realizza un sogno che tutti coltiviamo di tanto in tanto: vi siete mai chiesti in quale epoca vorreste vivere? C’è sempre un’età d’oro della vita e nessuno o quasi è mai contento di quella che ha avuto in sorte. Troverete sempre qualcuno pronto a dirvi che anche tu eri meglio prima che non adesso…Intorno a questa insoddisfazione, così umana, comica se non fosse tragica, Woody Allen ha costruito il suo film. È anche questo di Allen un film sull’emozione sociale del tempo, destinato a escludere una parte di pubblico che non sa di cosa si sta parlando. Il punto è questo. Con quale coscienza culturale e artistica, diciamo umanistica, oggi viviamo il trapasso nel futuro? Uno dei film più esclusivi di Allen, si rivolge con lievità ai felici pochi che riconoscono il tempo in ogni istante della vita, nei quadri che amano, nella musica che ascoltano, nelle parole dei libri che leggono. Un sogno, una fantasticheria, un viaggio tra i fantasmi del Novecento, una visita tutta da ridere (ma non senza emozione) a quegli ‘antenati’ con cui non smettiamo di fare i conti. Perché come dice il protagonista con Faulkner, «il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato».

Ci voleva Woody Allen per fare dell’intramontabile viaggio nel tempo una metafora che mette in caricatura uno degli snodi decisivi della cultura di massa, stretta fra la necessità di conoscere, frequentare, conservare il passato e quella di liberarsi dall’eccesso di memoria e dai miti più imbalsamati. Forse dietro il rimpianto per l’inconoscibile c’è la paura di vivere il presente. Ma pure questo in fondo è un cliché, che Allen usa e smonta al tempo stesso. Anche perché come ben sapeva un certo Marcel Proust, dopo una certa età il rapporto con ciò che è stato prima di noi e non abbiamo mai conosciuto, diventa la chiave del rapporto con ciò che siamo stati e non siamo più. Ma questo Allen lo suggerisce appena, senza mai smettere i panni del commediante, con tutta la sorridente profondità dei suoi film migliori.

CLASSIFICAZIONE FILM: Young
Tipologia Utilizzo: GENERALE

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