NAT E IL SEGRETO DI ELEONORA

NAT E IL SEGRETO DI ELEONORA

di Dominique Monféry
 
(Kérity – La maison des contes) REGIA: Dominique Monféry. SCENEGGIATURA: Anik Leray (Formato:Panoramico/Colore). MUSICHE: Christophe Heral (Colonna sonora: Dolby-Stereo). PRODUZIONE: Gaumont-Alphanim, La Fabrique, Lanterna Magica. DISTRIBUZIONE: Ripley’s Film. GENERE: Film d’animazione. ORIGINE: Francia. ANNO: 2010. DURATA: 80’. 
 
“Non è perché è una favola che non esiste”. Questa è la frase che racchiude il senso dell’intera fanta-vicenda di Nathaniel, detto Nat, timido e facilmente impressionabile bambino di sette anni che, affascinato dalle storie, ma incapace di leggere perché ha perso il suo primo anno di scuola, si trova in difficoltà nel momento in cui la defunta zia Eleonora gli affida per mezzo del testamento la missione di proteggere i piccoli eroi delle fiabe, animatisi in versioni miniaturizzate. Versioni miniaturizzate che, tra Alice direttamente dal paese delle meraviglie, Pinocchio e Cappuccetto rosso con tanto di lupo cattivo al seguito, finiscono per affiancare lo stesso protagonista in un percorso comprendente anche un’avventurosa escursione all’interno del castello di sabbia di un bimbo, dove alloggia un pericoloso granchio. Il tutto viene immerso dal regista Dominique Monféry – candidato al premio Oscar nel 2004 con il cortometraggio a cartoni animati “Destino” – in un universo animato bidimensionale alla vecchia maniera che, popolato di personaggi dalle fattezze caricaturali non privi di classici nasoni, richiama efficacemente alla memoria la gamma di disegni infantili che popolano l’immaginario appartenente al periodo trascorso sui banchi della scuola elementare. Il film presenta il fondamentale valore dell’amicizia con l’immancabile ironia destinata agli spettatori più piccoli e risulta un cartoon che non avrebbe certo sfigurato, magari trasformato in lungometraggio live action, neppure nelle mani del fantasioso Flavio Moretti (autore del sottovalutato “Il magico Natale di Rupert”, del 2004).

*Il racconto si presenta in maniera evidente come allegoria di celluloide volta a ribadire l’importanza della cultura per poter favorire la sopravvivenza della fantasia quale strumento utile alla fuga dalla realtà. Il film termina proprio al momento giusto, lasciando anche trapelare una certa poesia e ricordandoci che gli uomini non possono vivere senza sogni.

CLASSIFICAZIONE FILM: Baby
Tipologia Utilizzo: GENERALE

          

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