A proposito di Davis

A proposito di Davis

 

A proposito di Davis Bisogna saper vivere oltre che cantare.

I fratelli Coen – per rinfrescare la memoria gli autori de ‘Il Grinta’ e ‘A serious man’ – questa volta ci portano agli inizi degli anni ’60  a Greenwich Village quando si stava preparando la grande rivoluzione del ’68 ed ancor più quando si attendeva un personaggio che avrebbe rivoluzionato la musica folk , Bob Dylan.

La storia del nostro Davis, prendendo spunto da quella  vera del cantante Dave van Rock, ci racconta della vita di un personaggio che pur sapendo cantare non è in grado di relazionarsi con gli altri : per questo non è in grado né di avere amici né di avere una donna né di essere accettato dalla sua stessa sorella.

I fratelli Coen riescono pienamente a dare la fotografia di questo essere sbandato che non solo riesce a tirare avanti con espedienti riprovevoli quali il fischiare altri cantanti ma che non è tantomeno in grado di accettare una responsabilità verso un figlio che ha generato per sua stessa incapacità di gestire un rapporto: la donna con cui si relaziona maggiormente lo consiglia di utilizzare due preservativi all’organo ed uno in testa!

Il quadro quindi è deprimente e gli stessi registi sembrano compiacersi,nel film, più della bella voce e delle canzoni  di Davis – francamente ben cantate e riportate integralmente con traduzione in sottotitoli – che della storia da raccontare: in fondo , si tratta più di una fotografia che di un racconto.

Partendo da questa considerazione , il film può considerarsi interessante anche per l’ottima interpretazione di  Oscar Isaac ma è difficile vedervi, come alcuni hanno detto, una qualche vena di umoristica; solo il ribadire un insegnamento dei nostri vecchi : chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Vito Rosso

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Llewyn Davis canta al Gaslight, poi è picchiato nel vicolo da uno sconosciuto. L’episodio si ripeterà alla fine del film con qualche variazione: due canzoni invece di una, una precisa motivazione del pestaggio. In  mezzo un viaggio in auto da New York a Chicago in compagnia di un autista silenzioso e di un musicista eroinomane, i difficili (anzi, impossibili) rapporti con la ex Jean che adesso canta in coppia con Jim, un’audizione poco fortunata, incontri con personaggi bizzarri e soprattutto la convivenza con un gatto che va e viene, che forse è degli amici Gorfein ma forse gli assomiglia soltanto e che alla fine sarà identificato come Ulisse. Su tutto la presenza/assenza di Mike, che prima di morire suicida dal George Washington Bridge formava con Llewyn un duo musicale.

L’ispirazione dei Coen parte da un punto preciso che i due fratelli sviluppano a modo loro portandolo nella direzione voluta, che non deve per forza coincidere con una realtà predefinita. Dave Van Ronk, il chitarrista folk molto amico di Bob Dylan cui Joel e Ethan si sono ispirati per comporre il personaggio di Llewyn Davis, in realtà non è stato né un perdente, né un incompreso, né uno sfigato. Anzi, ha avuto una sua rilevanza nel panorama musicale di un’epoca in via di cambiamento e anche, per quanto possibile, in quello sociale con prese di posizione, marce della pace e proteste di vario genere. L’interesse dei Coen è sempre andato verso i perdenti, quelli che vorrebbero ma non ce la fanno, magari testimoni di qualcosa di importante cui però non parteciperanno. Così Llewyn Davis, che vorrebbe vivere e suonare secondo le proprie regole ma riesce soltanto a girare su se stesso senza andare da nessuna parte, potrà tutt’al più allontanarsi dal Gaslight del Greenwich Village lasciando il palcoscenico (e la Storia) a Bob Dylan. Già, la Storia. Ai Coen, che questa volta firmano la regia a quattro mani, non è mai interessato raccontarla come nei libri. E anche questa volta il loro stile un po’ surreale, ironico e sostanzialmente malinconico si impone allontanando il film da un percorso lineare e realistico. In “A proposito di Davis” confluiscono elementi di gran parte del loro cinema. Molto riconoscibili “Il grande Lebowski”, “Fratello, dove sei?”, “A Serious Man” e soprattutto “Barton Fink”, che riscriveva la realtà passando attraverso le aspirazioni e i sogni di un potenziale drammaturgo in cerca d’autore. A questo proposito c’è da chiedersi se il titolo originale, “Inside Llewyn Davis”, faccia riferimento all’approfondimento del personaggio oppure a una serie di eventi che accadono dentro di lui a seguito di stimoli esterni poco piacevoli. Di certo assistiamo alla strana esistenza di un personaggio che, da sempre destinato all’insuccesso a qualunque livello, si trova a rivivere ciclicamente le medesime esperienze, in un certo senso condannato alla prigionia dentro se stesso. Intanto il mondo va avanti, ma senza permettere a Llewyn di partecipare alla crescita e al cambiamento. Per questo motivo “A proposito di Davis”, che ha l’apparenza di una commedia bizzarra, è in realtà un film profondamente triste e malinconico nel quale i Coen ritrovano il piacere della libertà da schemi di qualunque genere. E per lo stesso motivo non si può confinare il film nella rievocazione di un periodo, di un luogo e di una musica. Tutto questo c’è, ma è il mezzo, non il fine. Il fine è il percorso di un cantautore che, cantando “Hang Me, Oh Hang Me”, “The Death of Queen Jane” e “Fare Thee Well”, non saprà mai uscire dal suo epocale fallimento. Va da sé che Joel e Ethan Coen, pur prendendo atto delle sue anomalie e particolarità, non possono fare a meno di volergli bene, sicuramente più di quanto ne vogliano al resto del mondo rappresentato nel film. Con tutto questo, “A proposito di Davis” non è il loro capolavoro, come da più parti proclamato. E’ un’altra tappa del loro viaggio in un’America che, indipendentemente da epoche e situazioni, va avanti e torna indietro nello spazio di pochi chilometri quadrati che forse la rappresentano tutta.
Francesco Mininni

 

DATA USCITA: 06 febbraio 2014 GENERE: Drammatico, Musicale  ANNO: 2013 REGIA: Ethan Coen, Joel Coen
SCENEGGIATURA: Joel Coen, Ethan Coen ATTORI: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Garrett Hedlund, John Goodman, F. Murray Abraham, Adam Driver, Max Casella, Ethan Phillips,Alex Karpovsky, Stark Sands, Jerry Grayson FOTOGRAFIA: Bruno Delbonnel MONTAGGIO: Roderick Jaynes MUSICHE: Angela Burnett PRODUZIONE: Mike Zoss Productions, Scott Rudin Productions, StudioCanal DISTRIBUZIONE: Lucky Red PAESE: USA DURATA: 105 Min

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