Tutto può accadere a Broadway

Tutto può accadere a Broadway

tutto broadwayIl risveglio del cinefilo appassionato:
bentornato Peter Bogdanovich

La storia, veramente molto complicata, è raccontata da un’attrice, Izzy Patterson, a una giornalista in un’intervista che assomiglia molto a una seduta di analisi. Izzy, in attesa dell’occasione giusta per affermarsi nella recitazione, si guadagna da vivere come escort (nome d’arte Glo). Le capita dunque di passare una notte con Arnold Albertson, regista sposato e irrequieto, che le offre 30.000 dollari in cambio della promessa di smettere con quel mestiere e di dedicarsi al proprio sogno. Detto e fatto: il primo provino che le capita è proprio con Albertson per una commedia a Broadway nella quale dovrebbe interpretare una squillo. Nel gioco entrano la moglie di Albertson, primattrice, l’autore della commedia, Joshua, suo padre che è un investigatore privato, Seth, primattore, Jane, psicoterapeuta e fidanzata di Joshua, tutti coinvolti in un frenetico girotondo che porta Izzy alla celebrità e a continuare a chiedersi se sia più logico dare noci agli scoiattoli o scoiattoli alle noci.

Dovessimo riassumere Peter Bogdanovich con un termine secco diremmo cinefilo appassionato. Innamorato alla follia dei classici del cinema e raramente inquadrato in un contesto di realismo assoluto, Bogdanovich ha dato il meglio di sé ricostruendo filologicamente i generi di Hollywood dalla commedia (“Ma papà ti manda sola?”) al melodramma (“L’ultimo spettacolo”) al musical (“Finalmente arrivò l’amore”). Poi qualche insuccesso e, dal 2001, un lungo silenzio interrotto da qualche partecipazione come attore (ne “I Soprano”, ad esempio). Lo si poteva dare per finito. E invece “Tutto può accadere a Broadway” dice che non è vero, che Bogdanovich c’è, che il suo stile è vivo e che la sua voglia di cinema è ancora tanta. Ma anche molte altre cose. Ad esempio che si possono riproporre i meccanismi classici anche con gli attori di oggi, che la sua cultura cinematografica ha già assimilato anche il meglio di Woody Allen, che a scommettere sulle svolte della storia si rischia di perdere. Insomma, diremmo che il suo film, oltre a mettere di buonumore anche attraversando qualche snodo di angoscia esistenziale, si può definire al meglio come il piacere del racconto, la gioia del nonsense, l’inutilità di profondi sguardi nell’animo umano quando a condurre le danze è la riproposta dello stereotipo come personaggio principe del cinema di intrattenimento. E’ uno stile inconfondibile che, per una volta, ci fa apprezzare al meglio quanto possa essere bello avere un po’ di tempo da perdere e farlo affidandosi a uno del mestiere.

La battuta degli scoiattoli e delle noci, riproposta con tanto di frammento del film, viene da Ernst Lubitsch e dal suo “Fra le tue braccia” con Charles Boyer e Jennifer Jones. La lunga confessione di Izzy viene dalle molte sedute psicanalitiche a fondo perduto di Woody Allen. L’anziano investigatore esce direttamente da “Ma papà ti manda sola?”. E il meccanismo oliato alla perfezione che alterna l’albergo (con stanze adiacenti) al teatro (con prove terribilmente realistiche) al ristorante (dove tutti confluiscono per trasformare la confusione in caos), viene da tutte le commedie che già esistono: da Plauto ad Aristofane, da Shakespeare a Molière, da Lubitsch a Hawks, da McCarey a Bogdanovich stesso che, da bravo direttore d’orchestra, armonizza il materiale regalandoci uno spettacolo divertente ma non esattamente spensierato. È un sogno e come tutti i sogni deriva dall’osservazione della realtà e dalla riproposta di episodi della propria vita privata in forma comica. È una commedia screwball (cioè svitata) e come tutte le buone commedie deriva dallo studio attento dei ritmi e dei tempi di un racconto che non permette né distrazioni né rilassamenti. Se consideriamo che Peter Bogdanovich ha 76 anni, bisogna concludere che ha ancora a disposizione un serbatoio di giovinezza creativa che permette ad attori come Owen Wilson, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Imogen Poots, Kathryn Hahn e Will Forte di dare il meglio formando un ensemble molto affiatato. E l’apparizione finale di Quentin Tarantino certifica che Bogdanovich, nonostante le apparenze, è realmente un indipendente. Un bravo indipendente.

di Francesco Mininni

TUTTO PUÒ ACCADERE A BROADWAY (She’s Funny That Way) di Peter Bogdanovich. Con Owen Wilson, Imogen Poots, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Kathryn Hahn. USA 2014; Commedia; Colore