una domanda a Liliana Cavani
Tenuto conto del sempre maggior numero di donne-registe che si affacciano alla ribalta della TV e del cinema, vorrei chiedere a Liliana Cavani, ottima regista dell’ottimo San Francesco d’Assisi, che cosa pensa dell’attività di donna-regista, se è un’attività così strana come molti la considerano, quali qualità sono necessarie per guidare una ” troupe ** ed imporsi sugli attori, e come quest’ultimi reagiscono al personaggio della donna-regista » (Paola Lovato – Verona).
Cominciamo dalla domanda « L’attività del regista è così ” strana ” come molti dicono? *.
Io penso che non sia affatto strana ma sia un mestiere come tutti gli altri con le sue particolari caratteristiche. In genere i profani pensano che siano necessarie estrosità, tic del carattere, manie e simili; in realtà le cose veramente necessarie sono una buona preparazione tecnica, la pazienza e la tenacia. Al momento delle riprese poi è necessaria una buona resistenza fisica a causa delle molte ore di lavoro e dei mille imprevisti da risolvere. Quindi si tratta di un mestiere non ” strano” ma abbastanza impegnativo, non di più, del resto, di quello di molte donne che a Carpi, il mio paese, si occupano delle industrie dirigendo responsabilmente le loro fabbriche.
Lei chiede poi « quali qualità sono necessarie per guidare una “ troupe ” ed imporsi sugli attori »; io credo che sia soprattutto necessario avere le idee chiare o, come si dice in gergo, « sapere quello che si vuole ».
Se uno ha le idee chiare infonde fiducia. Il che prevede alcune cose: avere un disegno preciso in testa e anche la possibilità di modificarlo rapidamente con una soluzione migliore, se viene in mente, purché sia sempre molto chiara, molto esprimibile. Veniamo all’altra domanda « Come reagiscono le persone della ” troupe ” al personaggio della donna-regista?». Per quello che posso dire io, non mi pare che la “ troupe ” si comporti in una miniera tutta particolare perché non sono un uomo: il fatto è che la donna- regista non è un « personaggio » d’attrazione, né un « monstrum » e nemmeno una rarità ormai, ma una cosa piuttosto normale in un settore (cinema, televisione, teatro) che ha una fame feroce di idee, di talento, di gente di mestiere, e se può trovare qualcosa del genere anche tra le donne, ben vengano. Qualcuno è puntiglioso nel voler trovare distinzioni capziose tra il regista uomo e il regista donna; secondo me c’è solo una distinzione da fare, che è poi generale, tra gente capace e gente incapace, come in ogni settore dell’attività umana.
Liliana Cavani