Rimanere fra la gente comune
L’impresa di portare in TV la vita del più semplice e del più grande dei Santi, di Francesco d’Assisi, è di quelle, ardite e rischiose, che onorano chi le tenta. Occorreva eslrarre dalla immagine, ridotta a formula della tradizione agiografica, il fascino di un personaggio eccezionale, trovarne le ragioni piti intime e moderne, con naturalezza, come se fosse una storia — sentimenti, miserie, dubbi, speranze — degli uomini di oggi. Ciò comportava la rinuncia alla suggestione figurativa, ai simboli, ad ogni orpello di linguaggio, ad ogni preordinato intento edificante, e la ricerca di una nuova dimensione di Francesco, più credibile e naturale.
Umiltà e onestà
Il metodo scelto da Liliana Cavani, e dai suoi col laboratori, nel programma in due puntate che viene trasmesso in questa settimana, ci sembra il più umile e il più onesto. Non vuole essere, la Vita di San Francesco. un romanzo sceneggiato ampio, minuzioso, spettacolare, « recitato », né la semplice rievocazione di un’epoca storica.
Quello che stava a cuore agli autori, che non partivano da un testo, ma da un’idea e da un sentimento di una condizione umana, era di ricreare il clima autentico di un’esperienza straordinaria, in modo semplice e diretlo. Un metodo per forza di cose realistico, nella tradizione del grande cinema religioso da Rossellini a Bresson. da Pasolini a Dreyer: scarno ed essenzia le, che non sovrappone i significati ai fatti ma li in elude spontaneamente nella narrazione.
La Cavani ha scelto un’Umbria insolita, battuta dal vento, un po’ livida nelle sue pietre grigie, e volti nuovi, autentici, di gente comune. Ha usato uno stile ora nervoso, concitato, ellittico, ora più piano, descrittivo. lirico, ma sempre rigoroso, capace soprattutto di restituirci in termini di attualità senza diaframmi ideologici o letterari il senso della vita del Santo.
Coraggio e amore
L’itinerario di Francesco dall’indifferenza e dall’egoismo alla sofferenza e alla solidarietà, dalla vanità del mondo alla certezza di Cristo, non ha salti psicologici, svolte drammatiche. E’ un lento e sicuro prendere coscienza della realtà, dei problemi della gente.
Francesco rifiuta la violenza della guerra, il lusso della famiglia, si spoglia di lutto per sentirsi uomo, rinuncia alla vita per trovare la vita. Il padre, gli amici, le gerarchie religiose non lo comprendono, ma gli umili. quelli che soffrono gli sono vicini, lo sentono fratello, « Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri Non prendere per via né oro, né argento, ne bisaccia, né due tuniche, ne sandali ». Cosi dice il Vangelo, così opera Francesco. E presto non è più solo. Si forma un ordine, nasce una regola. « Non abbiate paura, abbiate fede, non disperate, perché temete? — ha detto Cristo — Non vi abbandonerò, non vi lascerò soli. Ha detto: sono venuto ad accendere un fuoco sulla Terra, e voglio che bruci, che bruci ».
Lo « scandalo » della vita di Francesco è proprio questo: che non si limita a predicare gli insegnamenti di Cristo, ma li mette in atto. « Perché volete complicare — dice — quello che è semplice? Non è la dottrina che ci vuole… ci vuole l’amore… ci vuole il coraggio. Il Signore visse fra la gente, così facciano i suoi fratelli. II Signore comanda che i suoi fratelli lavorino, chi non la vora non mangia e devono lavorare con le proprie mani e nessuno di noi sia padrone o capo, ma servo di tutti, come Gesù ». Stare in mezzo alla gente, amarla, condividerne le sol ferenze rinunciando ad ogni misura di orgoglio: è quello che ha fatto Francesco nella sua breve stagione terrena. La sua morte, nudo sulla terra, é il sigillo di questa esistenza.Uomini (Giovanni Leto).