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Chiara
di Susanna Nicchiarelli – 2022

Dati tecnici – Credit e cast

Regia Susanna Nicchiarelli, Paese di produzione: Italia – Belgio, Anno 2022, Durata: 106 min, Genere: drammatico, storico, biografico, Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli, Produzione: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa, Casa di produzione: Vivo Film, Tarantula, RAI Cinema, Fotografia: Crystel Fournier, Musiche: Anonima Frottolisti.

Susanna Nicchiarelli: Susanna Nicchiarelli, nata a Roma il 6 Maggio 1975, è una regista, attrice e sceneggiatrice italiana. Laureata in filosofia a Roma, con perfezionamento alla Scuola Normale Superiore di Pisa, si è diplomata in regia presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma nel 2004.

Cast artistico

Interpreti.:
Interpreti/Actors: 

  • Margherita Mazzucco: Chiara d’Assisi; Andrea Carpenzano: Francesco d’Assisi; Carlotta Natoli: Cristiana; Paola Tiziana Cruciani: Balvina; Flaminia Mancin: Pacifica;  Valentino Campitelli: Elia; Paolo Briguglia: Leone; Luigi Lo Cascio: Cardinale Ugolino / Papa Gregorio IX; Andrea Bruschi: papa Innocenzo III.

 

Contenuto

Assisi1211. Chiara decide di abbandonare la ricca famiglia, contro la volontà paterna e un matrimonio combinato, per abbracciare la povertà e seguire l’ordine mendicante del compagno Francesco di Pietro Bernardone e i suoi seguaci. Inizialmente la vocazione di Chiara non viene capita, tuttavia la sua fama presso le donne di Assisi e dintorni che accorrono al monastero viene accresciuta dal suo atteggiamento modesto e dai miracoli che compie senza accorgersi.

Francesco, reduce da un viaggio in Egitto presso il sultano, torna a far visita a Chiara; tuttavia i rapporti tra i due sembrano essersi raffreddati da quando è stata approvata la regola francescana, che a Chiara sembra un tradimento di quanto Francesco predicava inizialmente. Con il declinare delle condizioni di salute dell’uomo si ha però un riavvicinamento tra i due.

Dopo la morte di Francesco, il Papa concede l’assenso alla fondazione di un ordine di povere donne capeggiato da Chiara, con sede nella chiesa di San Damiano, purché nella regola sia contemplata la clausura.

(da Wikipedia)

Nota metodologica

Il film si inserisce nella trilogia “involontaria” di Nicchiarelli dedicata a figure femminili radicali (Nico, 1988; Miss Marx; Chiara). La regista affronta la figura di Chiara d’Assisi non come santa, ma come giovane donna politica, impegnata a costruire una comunità femminile libera da gerarchie e poteri patriarcali.

La scelta è dichiaratamente anti‑agiografica: Chiara è presentata come ragazza di vent’anni, non come icona religiosa.

Molte recensioni sottolineano come Nicchiarelli privilegi la radicalità politica delle scelte di Chiara e Francesco: povertà, comunità, rifiuto delle gerarchie, critica implicita alla società ingiusta del Duecento. Chiara immagina una comunità senza ruoli di potere, rifiuta il titolo di badessa e teme i miracoli perché creano distanza tra lei e le sorelle.

Il film è letto come un racconto sulla nascita di una sorellanza, più che sulla santità. La critica apprezza la scelta di concentrarsi sul carisma di Chiara e sulla forza attrattiva che esercita sulle altre donne. Nicchiarelli evita la ricostruzione totale della vita della santa: seleziona un arco temporale ristretto, quasi claustrale, centrato su San Damiano. Alcuni critici vedono in questa scelta una forma di canonizzazione cinematografica: Chiara diventa simbolo più che persona, un’icona processionale.

Il film mette in scena la lotta di Chiara contro: la famiglia violenta, la gerarchia ecclesiastica, la regola imposta da Francesco che separa frati e monache.
La critica legge questo come un racconto di emancipazione femminile ante litteram.
Il film è quasi interamente ambientato a San Damiano: un microcosmo che diventa universo simbolico, con Chiara come “sole perpetuo” attorno a cui orbitano sorelle e poveri.

Chiara è un film rigoroso, radicale e coerente con la poetica di Nicchiarelli: un’opera che rilegge la figura della santa come fondatrice di una comunità femminile rivoluzionaria, più che come icona religiosa. La critica lo considera un film importante, anche se non privo di limiti strutturali e di scelte divisive.

Chiara rappresenta una delle più significative reinterpretazioni contemporanee del francescanesimo al cinema. La scelta di Nicchiarelli di privilegiare la dimensione comunitaria e politica della figura di Chiara produce un’opera che si colloca fuori dalle tradizioni agiografiche e dalle estetiche più consolidate del genere, proponendo un modello di cinema spirituale non confessionale, centrato sulla sorellanza e sulla radicalità evangelica.

Hanno scritto:

Diego Battistini
Segnocinema 2022 XLIII n. 239

Video recensione 
Filmcronache: Paolo Perrone

 

Diego Battistini
Segnocinema 2022 XLIII n. 239

Chiara 

 La diciottenne Chiara appartiene a una delle famiglie più ricche di Assisi. Contravvenendo al volere paterno la giovane decide di abbandonare la propria vita agiata per unirsi all’amico Francesco che ha appena fondato un pro­prio ordine monastico e vuole convincere Papa Innocenzo III a riconoscerlo ufficialmente. Nonostante la diffidenza della Chiesa nei confronti della nuova confraternita, che ini­zialmente prevede la convivenza tra uomini e donne, Chiara riuscirà – con fatica e abnegazione – a perseguire i propri ideali, portando la parola di Dio tra la povera gente.

Fin dal suo sorprendente esordio nel lungometraggio con Cosmonauta Susanna Nicchiarelli si è imposta come una delle voci più interessanti e originali del cinema italiano. Un’autrice dall’anima rivoluzionaria interessata a storie con protagoniste donne forti (anche infierì, come nel caso della giovane prota­gonista del suo primo film, Luciana, che rinnega la cultura cattolico-bigotta dell’Italia di fine anni ’50 per seguire le orme – è il caso di dirlo: rosse – del fratello maggiore, fiero comunista). Un interesse che, dopo la parentesi rappresentata dal deludente Prima dell’alba (non a caso la sua opera meno personale, tratta dall’omonimo romanzo di Walter Veltroni), ha contraddistinto la sua filmografia.

Il suo ultimo film, Chiara, non fa che confermare questa tendenza, attestandosi come il terzo capitolo (quello conclusi­vo?) di un’ideale trilogia dedicata a tre figure femminili che, a loro modo e nei loro rispettivi campi, hanno segnato la Storia: della musica (Nico 1988, biopic ispirato all’indimenticabile can­tante dei Velvet Underground), del femminismo (Miss Marx,incentrato sulla figlia minore del filosofo tedesco, Elcanor), e ora per concludere della Cristianità. Un percorso cinematogra­fico clic la Nicchiarelli ha intrapreso affidandosi a un’encomia­bile coerenza a livello ideologico c a soluzioni stilistiche capaci di mettere in risalto gli assunti alla base delle storie raccontato, evitando quasi sempre l’effetto “film a tesi”.

La (Santa) Chiara protagonista del film (Margherita Mazzucco) ò, come Elcanor Marx, una donna in anticipo rispetto ;il tempo storico in cui vive, il cui impeto sovversivo aitraversa – grazie al cinema – le soglie dello spazio-tempo per giungere lino alla nostra contemporaneità restituendoci l’immagine di una donna agitata da sentimenti (il desiderio di libertà, la lotta per difendere i propri ideali) che contribuiscono a definirla come un’eroina attuale, anche se (e questo è un bene) non necessa­riamente attualizzata. Discostandosi dalla tradizione cristiana che per secoli ha descritto la fondatrice dell’ordine delle Cla­risse come la placida e fedele seguace di Francesco (una sor­ta di specchio riflettente la luce altrui), la Nicchiarelli sembra portare avanti con rinnovata consapevolezza storico-critica un discorso sulla rappresentazione (in primis) di Francesco e (in seconda battuta) di Chiara proposta dal cinema italiano a par­tire dall’epoca post-neorealista. La visione innovativa offerta dalla regista romana infatti più che discostarsi dai modelli che l’hanno preceduta instaura con loro un fruttuoso (e per certi versi sorprendente) dialogo.

In Chiara ritroviamo lo “spiritualismo pauperistico” di Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini, il vitalismo

panteista di Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli, il ribellismo utopico del Francesco di Assisi di Liliana Cavani e l’antieroismo tragico che contraddistingue il “remake” sempre della Cavani della fine degli anni ‘80, Francesco. Come i grandi autori che l’hanno preceduta anche la Nicchiarelli si affida prin­cipalmente a una chiave di lettura laica e terrena, descrivendo l’ascetismo dei suoi protagonisti come un atto puramente rivo­luzionario (componente quest’ultima facilmente rintracciabile nelle opere di Zeffirelli e Cavani, ma presente anche nella ver­sione rosselliniana) e profondamente a-storico. Non è dunque un caso che la stessa regista abbia definito Chiara il suo film più politico (nell’accezione più ampia del termine).

Per perseguire il suo scopo la Nicchiarelli si affida a un rac­conto in cui convivono realismo storico e inevitabili (oltre che significativi) anacronismi. Così, se da una parte il film si affida alla consulenza storica di Chiara Frugoni, studiosa tra le prime a proporre un’immagine di Chiara alternativa rispetto a quella tramandata per secoli dalla Chiesa, e utilizza per i dialoghi anzi­ché l’italiano corrente la lingua volgare (su base dialettale um­bra) adoperata da Francesco per comporre il suo Cantico delle creature, dall’altra adotta soluzioni estetiche che privilegiano la modernità del racconto alla precisa ricostruzione storica degli avvenimenti.

La narrazione segue inevitabilmente le vicende legate alla confraternita di Francesco – l’iniziale ritrosia del papato nei confronti dei (futuri) francescani, la scelta di vivere in povertà e predicare con semplicità il Verbo, il progressivo allontana­mento di Francesco da Chiara, sia fisico (il viaggio in Marocco con l’obiettivo di esportare il cattolicesimo) che ideologico – ma rimane sempre concentrata sulla figura della protagonista, una giovane donna che con coraggio sfida una realtà oltremodo pa­triarcale come quella medievale (ma ogni riferimento al pre­sente non è casuale). Il film si concentra sulla costituzione delle Povere Dame di San Damiano (il nucleo dal quale sorgeran­no le Clarisse), sul difficile rapporto di Chiara con il Cardinale Ugolino d’Anagni (Luigi Lo Cascio), futuro Papa Gregorio IX, dando spazio (a differenza, ad esempio, della Cavani) alla pre­sunta santità della protagonista: un “dono” da lei considerato però come un ingombrante ostacolo verso il perseguimento dei propri ideali.

Per fare emergere con maggiore incisività la figura di Chia­ra, la Nicchiarelli sceglie persino di mettere in secondo piano quella (antitetica?) di Francesco. Il Santo appare nel film una figura ambigua, un incendiario che ben presto si è accorto che la soluzione migliore per rendere concrete le proprie idee è quella di diventare pompiere. Mentre Chiara è una idealista, Francesco è una figura debole, quasi tragica, ombra dell’uomo che avrebbe voluto essere, consapevole dei compromessi con cui è dovuto scendere a patti. E proprio per questi motivi costantemente sot­to tono, malaticcio, per certi versi impalpabile. Ed è encomiabile

il   ritratto proposto da un ispirato Andrea Carpezzano.

La Nicchiarelli racconta la storia attraverso un processo sottrattivo che coinvolge ogni elemento filmico (la regìa, la fo­tografia, le scenografie, la recitazione degli attori), conceden­dosi solo il vezzo d’inframmezzare la narrazione con sequenze musicali che pur utilizzando spartiti dell’epoca hanno più debiti nei confronti del musical degli anni ’70 che non della tradizio­ne musicale medievale (tra i modelli dichiarati: Hair di Milos Forman e Jesus Christ Superstar di Norman Jewison). Sebbe­ne l’effetto “figli dei fiori” sia un rischio concreto che aleggia minaccioso lungo il corso dell’intero film, la regista è brava a non calcare troppo la mano. Mentre le eccessive semplificazio­ni – l’opulenza del papato in contrapposizione alla povertate predicata da Chiara, Francesco e i loro adepti – e il poeticismo ostentato in alcuni passaggi (in particolare le “alcove musica­li”) sono parzialmente riscattati da un finale in crescendo che si conclude con un intenso primo piano della protagonista che volge lo sguardo in camera, chiamando in causa direttamente lo spettatore, accompagnato (e potenziato a livello emotivo) dalla canzone Le cose più rare di Cosmo la cui irruzione porta una ventata di modernità, e contribuisce al contempo ad abbattere la quarta parere e a elevare definitivamente Chiara a eroina laica e rivoluzionaria il cui esempio è valido (mutatis mutandis) ancora oggi. (Diego Battistini)

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