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Sight & Sound (UK) XXVIII n.69
di Recensione di Philip Kemp

 

 

 

 

 

 

 Papa Francesco, un uomo di parola

Giunto al sesto anno del suo pontificato, Papa Francesco – già Cardinale Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires – è, come ci ricorda il film di Wim Wenders, il primo papa proveniente dalle Americhe, il primo dall’emisfero australe, il primo papa gesuita e il primo ad assumere il nome di Francesco. È anche il primo a farsi accompagnare in auto in modo modesto (come una Toyota usata) anziché in una lussuosa limousine, e a indossare normali scarpe nere invece delle tradizionali calzature papali scarlatte.

Questa è proprio la figura affascinante e modesta che Wenders (cresciuto cattolico, poi protestante, e ora autodefinitosi “cristiano ecumenico”) ci presenta. In una lunga intervista faccia a faccia, girata con il dispositivo Interrotron ideato da Errol Morris e ricavata da quattro sessioni di due ore, Francesco parla della sua preoccupazione per l’ingiustizia, la disuguaglianza e i “disastri auto-inflitti” che la razza umana sta causando al pianeta. “Abbiamo saccheggiato Madre Terra”, dice, attribuendo questa distruzione a “una cultura dello spreco” perché le persone sono “schiave del denaro”. Non esclude la Chiesa cattolica da queste critiche; essa tradirà l’insegnamento di Cristo, insiste, “finché la Chiesa farà affidamento sulla ricchezza”. Lo vediamo rivolgersi alla Curia proprio su questo argomento; Mentre la telecamera indugia sui volti ben nutriti dei cardinali riuniti, le loro espressioni parlano da sole.

Anche Francesco si rivela una figura altrettanto empatica quando lo vediamo lavare e baciare i piedi dei prigionieri in un centro di detenzione, abbracciare migranti e rifugiati nei campi di Lesbo o Lampedusa, accarezzare la testa dei bambini ricoverati in un ospedale africano, rivolgersi al Congresso degli Stati Uniti per fermare l’acquisto di armi da parte di EngUsh (altrimenti parla italiano o spagnolo) e denunciare le sofferenze dei migranti, e persino fare battute sulla suocera a una festa di famiglia a Filadelfia. Per ricordarci l’ispirazione del Papa, Wenders include scene in bianco e nero, girate con una cinepresa Debrie a manovella per ricreare l’atmosfera del cinema muto, che ritraggono San Francesco mentre fonda il suo ordine. Il Vaticano, siamo.

Un’intervista a Papa Francesco del regista Wim Wenders, intervallata da filmati del Papa impegnato in varie attività in tutto il mondo: rivolgendosi alla Curia in Vaticano e alla folla in Piazza San Pietro; intervistato pubblicamente da bambini italiani; in un campo profughi fuori Roma; in una favela di Rio de Janeiro; in un centro di detenzione a Napoli; in un istituto penitenziario a Filadelfia; in un ospedale pediatrico nella Repubblica Centrafricana; al Muro del Pianto e al memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme; in un insediamento palestinese; nei campi profughi di Lampedusa e Lesbo; intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e al Congresso a Washington; a Tacloban nelle Filippine dopo il passaggio del tifone Haiyan; ad Auschwitz; e incontrando numerose personalità religiose e politiche. Nell’intervista, Francesco parla delle sue preoccupazioni riguardo al degrado ambientale, ai cambiamenti climatici e alla distruzione delle specie; dell’ossessione diffusa per la ricchezza materiale, da cui la Chiesa è tutt’altro che immune; della crisi dei rifugiati, dei pregiudizi, dell’intolleranza e delle sofferenze degli innocenti a causa della dilagante disuguaglianza e dell’ingiustizia globale; della vendita di armi a regimi oppressivi; e dell’importanza vitale della libertà personale, persino della libertà di non amare Dio. Vediamo anche scene in bianco e nero, girate in modo da sembrare filmati dell’epoca del cinema muto, di San Francesco e dei suoi seguaci durante la fondazione dell’Ordine Francescano.

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