
“IL SUONO DI UNA CADUTA” esperienza sensoriale unica
Un grande film tedesco, già premiato dalla Giuria a Cannes e candidato all’Oscar, ci apre alla contemplazione come chi riesce a fissare a lungo il sole
di Marco Vanelli
La disposizione con cui è consigliabile assistere a questo film – un film che rasenta il capolavoro ed è da considerare come una vera rivelazione – è di lasciarsi andare al flusso delle immagini, sia visive che sonore; di immergersi negli universi famigliari rappresentati, vicini e lontani nel tempo, ognuno con le sue regole strane, le sue relazioni affettive, le sue violenze e le sue tenerezze; di non sforzarsi di capire tutto subito, ma di assecondare il ritmo narrativo non tradizionale: un racconto rapsodico, contemplativo, lirico. Il suggerimento è di andare a vedere Il suono di una caduta (ma il titolo originale è più calzante: Guardando il sole, un’azione che può accecare o condurre a uno stato estatico) come andreste a un concerto, a un’esperienza plurisensoriale, a un reading poetico.
Capita raramente che un autore – qui una regista tedesca alla sua opera seconda – riesca a coinvolgere gli spettatori in momenti di vita vissuta, reale o immaginaria, come se tutti avessero fatto parte di quel microcosmo umano, ne percepissero i sentimenti inespressi e le emozioni più intime. Il tutto filmato con grande intensità cromatica, montato in modo da mescolare i piani temporali, accompagnato da suoni e rumori che alterano il piano percettivo come accade nei ricordi.
Giusto per orientarsi, proviamo a riassumere la trama. In un casolare nella regione rurale dell’Altamark, vicino al fiume Elba, si succedono dei nuclei famigliari nell’arco di più di cent’anni. Alma è una bambina che osserva ciò che accade intorno a sé, si interroga sull’esistenza e scopre da una fotografia di assomigliare a una sua sorellina morta. Ha un fratello, Fritz, che, per simulare un incidente e non venire arruolato nella Grande Guerra, resta mutilato a una gamba; inoltre una sorella, Lia, che verrà sterilizzata e “venduta” a un fattore vicino. Qualche anno dopo Fritz, divenuto pittore, è oggetto della curiosità un po’ morbosa di Erika, una sua nipote che poi proverà ad attraversare il fiume allora parte della “cortina di ferro” tra le due Germanie. Una sorella di Erika, Irm, ha una figlia adolescente, Angelika, che rifiuta l’affetto del cugino Reiner ma sembra tollerare le attenzioni indebite del padre di lui, Uwe. Infine, ai nostri giorni, la stessa casa è utilizzata da una famiglia di Berlino per le vacanze estive. I genitori hanno due figlie, Nelly, ancora bambina, e Lenka, adolescente, affascinata da Kaya, una sua amica orfana di madre, disinvolta e sicura di sé.
In questo quadro tutto al femminile, presentato in modo non lineare e con continui rimandi tra un’epoca e l’altra, cadenzato da “rime” interne come le frasi che ritornano («È caldo») o i gesti ripetuti (toccare l’ombelico, spostare un tavolino) e soprattutto dominato dall’attrazione per la morte, scopriamo che quest’ultima va intesa non come negazione della vita, ma come liberazione dal male di vivere, come curiosità per accedere a una dimensione fantasmatica e spirituale lasciandosi dietro il corpo con tutto ciò che esso rappresenta di attrattivo, ma anche di peso materiale.
In questo senso vanno collocate anche le due evidenti citazioni filmiche, una ripresa dalla chiusura di Mouchette (1967, di Robert Bresson), e l’altra da L’Atalante (1934, di Jean Vigo): un corpo che nell’acqua cerca la morte e dei corpi che nell’acqua trovano la leggerezza dell’esistenza: quella stessa dei momenti felici di cui non ci si rende conto quando li si vive ma soltanto dopo che sono passati.
Perciò il finale, visionario, mette assieme la liberazione e la smaterializzazione di altri due corpi, con la capacità di chi ha imparato ad andare contro il vento impetuoso della Storia.
IL SUONO DI UNA CADUTA (titolo originale: In die Sonne schauen)
Regia: Mascha Schilinski; sceneggiatura: M. Schilinski e Louise Peter; fotografia (colore): Fabian Gamper; scenografia: Cosima Vellenzer; interpreti: Hanna Heckt, Greta Krämer, Lena Urzendowsky, Laeni Geiseler; produttori: Lucas Schmidt e Lasse Scharpen; distribuzione: I Wonder Pictures; origine: Germania, 2025; formato: 1,33:1; durata: 149 min

