
“IO NON TI LASCIO SOLO” il bosco dell’infanzia dove finiscono le certezze e comincia la paura di crescere
Tra fiaba nera e romanzo di formazione, il film di Fabrizio Cattani trasforma la ricerca di un cane scomparso in un viaggio dentro il dolore e la fragilità dell’amicizia infantile
di Lorenzo Pierazzi
Io non ti lascio solo di Fabrizio Cattani è uno di quei film che nascono da una storia semplice e finiscono per parlare di qualcosa di molto più profondo. Gli elementi sono quelli classici del racconto d’avventura ma la pellicola, tratta dal romanzo di Gianluca Antoni, se ne avvale soltanto per scardinare la porta d’ingresso all’età adulta. In sostanza, si tratta di una fiaba popolata da figure che sembrano uscite da un immaginario archetipico: un bambino orfano di madre, un amico pasticcione, un cane scomparso, un orco cattivo, una fatina gentile, un padre distratto, un bosco misterioso, i carabinieri pronti a intervenire per ristabilire l’ordine.
In Io non ti lascio solo tutto comincia durante un temporale. Birillo, il cane del dodicenne Filo, sparisce nei boschi mentre si trova col padre. Il ragazzo, che ha già perso la madre, è disperato e insieme al coetaneo Rullo decide di affrontare un viaggio verso l’ignoto per ritrovare l’amico a quattro zampe. Ambientato nel 1998, il film è costruito come un lunghissimo flashback, quasi una memoria che riaffiora lentamente. Non c’è nostalgia compiaciuta, però, nella ricostruzione di quell’epoca: c’è piuttosto la sensazione di un tempo sospeso, lontano e ancora dolorosamente vicino (la lunga malattia della madre), come accade ai ricordi infantili che continuano a vivere dentro di noi. Fabrizio Cattani gira tutto ad altezza di bambino, lasciando gli adulti sullo sfondo, quasi sfocati. Tra questi ultimi, la figura di Guelfo diventa centrale: apparentemente è il cattivo della storia, il montanaro minaccioso che potrebbe aver rapito Birillo, ma più il racconto procede, più quel personaggio assume contorni ambigui e dolorosi.
Non è un antagonista tradizionale: è una creatura ferita, quasi un’emanazione del bosco stesso, custode involontario di un passato rimosso. La pellicola mescola continuamente fiaba nera, noir e romanzo di formazione ma Cattani evita ogni spettacolarizzazione. La sua regia lavora per sottrazione: silenzi, attese, rumori della natura, dialoghi ridotti all’essenziale. Anche il montaggio segue questa linea, preferendo la sospensione alla tensione classica del thriller. Allo stesso tempo, Io non ti lascio da solo affronta molti temi senza mai trasformarli in lezione: l’amicizia assoluta tra bambini, la malattia che incombe silenziosamente, l’amore filiale, la rielaborazione del lutto, i sogni ad occhi aperti, la solitudine degli adulti e quella dei ragazzi, il bisogno di riscatto, la crescita come passaggio inevitabile per attraversare il dolore.
La fotografia contribuisce enormemente a costruire questa atmosfera. I boschi della Sila non vengono mai trasformati in cartolina: sono vivi, bellissimi e minacciosi insieme. La luce naturale, i colori smorzati, i verdi profondi restituiscono un paesaggio che osserva i protagonisti più che accoglierli. Il bosco inghiotte, confonde, costringe a guardarsi dentro. Ed è proprio all’interno della natura selvaggia che Io non ti lascio solo trova la sua forza più autentica. La folta vegetazione diventa metafora non soltanto dell’infanzia da rimpiangere ma anche di una stagione fragile, attraversata da paure che gli adulti spesso non riescono nemmeno a vedere. I bambini, al contrario, sentono tutto, anche ciò che viene loro nascosto. Per questo il titolo diventa molto più di una frase affettuosa. “Io non ti lascio solo” è una promessa assoluta, quasi disperata. E crescere significa capire che non possiamo evitare la perdita, ma possiamo scegliere di attraversarla insieme.
IO NON TI LASCIO SOLO di Fabrizio Cattani. Con Andrea Matrone, Michael D’Arma, Giorgio Pasotti, Valentina Cervi, Mimmo Borrelli, Pino Torcasio
Produzione: Minerva Pictures, Solaria Film, M74, Ipotesi Cinema, R&C Produzioni; Distribuzione: FilmClub Distribuzione; Italia, 2025
Drammatico; Colore
Durata: 1h 38’

