
“KONTINENTAL’ 25” la coscienza inquieta dell’Europa
Sotto la forma di una commedia amara, Radu Jude riflette sulla responsabilità morale, sulle contraddizioni del presente e sul ruolo del cinema come strumento di conoscenza
di Lorenzo Pierazzi
Le opere di Radu Jude appartengono alla categoria del cinema che interroga. Da anni il regista rumeno osserva il presente con uno sguardo ironico e profondamente politico, raccontando una Romania che diventa metafora delle contraddizioni dell’Europa intera. Kontinental ‘25, presentato alla 75ª Berlinale e premiato con l’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura, conferma la straordinaria lucidità di un autore che continua a utilizzare il cinema come strumento di conoscenza prima ancora che di narrazione. Girato interamente con un iPhone e realizzato con un budget ridotto, il film rinuncia a qualsiasi spettacolarizzazione: inquadrature fisse, lunghi dialoghi e una colonna sonora essenziale restituiscono un linguaggio asciutto, semi-documentaristico.
È una scelta coerente: Jude non vuole sedurre lo spettatore con la forma, ma costringerlo a confrontarsi con il contenuto. La vicenda si svolge a Cluj, in Transilvania. Lo sfratto di un senzatetto, che finirà per togliersi la vita, apre una ferita nella coscienza di Orsolya, l’ufficiale giudiziaria che ha eseguito il provvedimento. La donna non è una vittima del sistema ma neppure una carnefice: è una funzionaria che applica la legge. Il suo dramma nasce quando comprende che il rispetto delle norme non coincide necessariamente con la giustizia. È qui che Jude colloca il cuore del film, trasformando una vicenda individuale in una riflessione universale sul rapporto fra responsabilità personale e meccanismi impersonali del potere. Nei giorni successivi alla tragedia, Orsolya cerca conforto nel marito, nella madre, negli amici, in un sacerdote e perfino in un ex studente. Ognuno interpreta l’accaduto secondo la propria sensibilità, ma nessuno riesce davvero ad ascoltare il suo dolore. Le lunghe conversazioni che attraversano il film diventano così il ritratto di una società che discute incessantemente di etica, religione, politica e filosofia senza riuscire a trasformare le parole in azioni.
Il riferimento a Europa ’51 di Roberto Rossellini, evocato fin dal titolo, va ben oltre la citazione cinefila (ce ne saranno anche per Wenders e Spielberg). Se Rossellini affidava alla protagonista un cammino di redenzione, Jude sembra dirci che l’uomo contemporaneo resta prigioniero di un sistema che rende sempre più difficile distinguere fra innocenza e corresponsabilità. È il segno di un cinema che dialoga con la propria storia senza rinunciare a interrogare il presente. La speculazione edilizia, le tensioni tra identità ungherese e nazionalismo rumeno, l’occidentalizzazione dell’est, le nuove povertà e la burocrazia che rischia di soffocare la coscienza disegnano il volto di un’Europa inquieta e di una città che (forse) ha perduto la sua identità originaria. E in cui persino il surreale parco dei dinosauri meccanici, ironico monumento al kitsch contemporaneo, contribuisce a raccontare un mondo sospeso tra tragedia e grottesco. Bravissima Eszter Tompa, capace di restituire con misura il tormento di una donna alla ricerca di un’assoluzione impossibile, attorno alla quale Jude costruisce un film rigoroso, nel quale la scrittura rimane il vero motore del racconto.
Kontinental ’25 forse non possiede la forza provocatoria di Bad Luck Banging or Loony Porn ma conferma il suo regista come uno degli autori più importanti del panorama europeo. Anche perché il suo non è un cinema che offre risposte: preferisce porre domande. Ed è forse proprio questa, oggi, la forma più alta e necessaria che deve caratterizzare l’impegno civile di un artista.
KONTINENTAL ’25 di Radu Jude. Con Eszter Tompa, Gabriel Spahiu, Adonis Tanta, Oana Mardare, Serban Pavlu, Annamária Biluska
Produzione: Saga Film; Distribuzione: I Wonder Pictures; Romania, 2025
Commedia; Colore
Durata: 1h 49min

