
“L’AGENTE SEGRETO” tra gambe e squali il Brasile fa i conti con memoria e rimozione
Già premiato a Cannes e ai Golden Globe, il bel film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura è in attesa degli Oscar
di Marco Vanelli
Le voci allegre di due conduttori radiofonici introducono un celebre samba degli anni Cinquanta. Lo ascoltiamo mentre scorrono i loghi delle tante compagnie di co-produzione del film, prima dei titoli di testa. Poi alcune fotografie in bianco e nero mostrano volti e corpi di gente comune e personaggi popolari in atteggiamenti rilassati, divertiti, spensierati. Il clima sonoro è quello che banalmente associamo all’allegria brasiliana, e infatti siamo negli ultimi giorni di carnevale. Poi una scritta ci avvisa che «la nostra storia si svolge nel Brasile del 1977, un’epoca piena di bizzarrie…» e intanto vediamo un «maggiolone» giallo che si ferma a fare rifornimento a un distributore nel mezzo della campagna. La musica della radio continua, ma la macchina da presa, planando verso il basso, ci rivela che vicino alla pompa di benzina c’è un cadavere abbandonato, malamente coperto da un cartone per proteggerlo dai cani, in attesa che la polizia venga ad occuparsene. Ma c’è il carnevale in corso, e gli agenti sono impegnati altrove. È la prima bizzarria che troviamo nel film.
Il guidatore dell’auto, Marcelo, resta turbato da quell’incontro; sta andando a Recife dove verrà accolto in una piccola comunità di rifugiati e dove rivedrà suo figlio, un bambino che vive con i nonni. Ma prima di sapere qualcosa di più su di lui, sul suo presente e sul suo passato, sulle prospettive di un futuro meno inquietante, il racconto si prende tutto il tempo per procedere con altri personaggi e situazioni bizzarre, come il lavoro di due sicari al servizio di un losco imprenditore di origini italiane o il ritrovamento di una gamba umana nello stomaco di uno squalo.
L’agente segreto si presenta come un grande romanzo, strutturato in tre parti, molto dettagliato in ogni sequenza, ma impostato in modo tale che lo spettatore non riesca a far combaciare subito tutte le tessere di un puzzle narrativo avvincente, che rivela, poco per volta, il volto di un potere militare e illiberale grazie al quale chiunque sia sospettato di simpatie di sinistra rischi il carcere o la morte, e il suo corpo finisca in mare, magari mangiato dai pescecani. Questa narrazione che si espande a macchia d’olio, salvo poi convergere sempre più sui tentativi di fuga del protagonista e di suo figlio, offre un quadro politico di quel tempo senza ricorrere alle forme classiche del cinema di impegno sociale, giocando, invece, su una serie di elementi che punteggiano il racconto e si richiamano come associazioni libere.
Lo squalo è anche al centro del noto film di Spielberg che il figlio di Marcelo vorrebbe vedere, ma la cui sola locandina gli crea incubi; la «gamba pelosa» era l’espressione in codice, usata dai giornali dell’epoca, per indicare la dittatura del presidente Ernesto Geisel, il cui ritratto ritorna in più inquadrature. Inoltre, per giocare con questi richiami in apparenza distanti, ma tutti volti a tessere una trama coerente, il regista ricorre a quello che si chiama «montaggio analogico» come quando qualcuno ordina di uccidere Marcelo sparandogli in bocca e subito dopo vediamo lui con la bocca spalancata durante una visita odontoiatrica (che in realtà è un gioco amoroso). Per non parlare degli improvvisi slittamenti temporali in avanti (flash forward), verso il nostro presente, che confondono ulteriormente lo spettatore, pur intrigandolo.
Tutta l’ultima parte ci dà il senso del rapporto con il passato, personale e nazionale, fatto o di rimozione o di volontà di comprendere. Non a caso si intitola «Trasfusione di sangue» e segna un passaggio da chi non solo lo ha studiato e analizzato quel passato, ma se ne è fatto coinvolgere affettivamente, perché l’avvenire del proprio bambino risulti migliore e chi è indifferente smetta di esserlo.
Già premiato a Cannes, il bel film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura, è in attesa degli Oscar.
L’AGENTE SEGRETO
Regia e sceneggiatura: Kleber Mendonça Filho, fotografia (colore): Evgenija Aleksandrova; musica: Mateus Alves, Tomaz Alves Souza; scenografia: Thales Junqueira; interpreti: Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido, Udo Kier; Gabriel Leone; produttore: Emilie Lesclaux; origine: Brasile, 2025; formato: 2,39:1; durata 160 min.
Fonte: ToscanaOggi.it del 19/02/2026

