
“PICCOLO MIRACOLO” una parabola francescana, fra cecità fisica ed esistenziale
«Piccolo miracolo» di Guido Chiesa racconta, con garbo, una storia di riscatto umano, di dedizione agli altri, di riscoperta dei valori autentici
di Marco Vanelli
«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale» scriveva Eugenio Montale in una celebre poesia dedicata alla moglie Drusilla. Il verso è citato nell’ultimo film di Guido Chiesa che racconta dell’incontro fortuito tra Davide, un giovane architetto rampante pronto a subentrare negli affari del padre palazzinaro senza scrupoli, e Ursula, una educatrice di strada cieca che abita in un edificio destinato a essere demolito per nuove speculazioni. Sono due mondi distanti e opposti: da un lato il lusso esibito di chi crede di meritarsi i privilegi acquisiti a scapito degli altri; dall’altro la solidarietà di chi, già provato dalla vita, si dedica a degli adolescenti che non vedono prospettive di riscatto. In mezzo una casa che per Davide è da abbattere non appena Ursula se ne andrà, mentre per lei è il suo mondo, un ambiente conosciuto e testato che le garantisce autonomia.
L’incontro tra i due non può non ricordare quello tra Charlot e la fioraia cieca che lo scambia per un milionario in Le luci della città (1931), solo che qui lui, milionario vero, si fa passare per un semplice impiegato del gas. I fraintendimenti procedono generando diverse gag, con Davide invaghito dall’avvenenza di Ursula e affascinato dal suo mondo e lei che poco per volta cede alla gentilezza di lui che sta cominciando a cambiare vita. Da rampollo con la strada spianata per il successo nel lavoro, Davide impara a conoscere una realtà umana e sociale che lo coinvolge sempre più, fino a fargli prendere decisioni che mettono a repentaglio gli affari di famiglia.
In quest’anno francescano, il film di Chiesa attualizza la parabola del santo di Assisi (filtrata da un altro classico del cinema: Metropolis, 1927, di Fritz Lang) e propone una via redentiva contagiosa che va decisamente in direzione opposta rispetto alla maggior parte delle commedie alla moda (solo l’ultimo Zalone offre un percorso simile). Anche questo è un piccolo miracolo: un film per famiglie che cerca di divertire e al contempo richiama dei principi evangelici universali. Si noti che il centro di aggregazione dove Ursula incontra i ragazzi di strada si chiama «Talita Kum», segno di una risurrezione e di un riscatto per gli ultimi delle periferie; inoltre l’accenno sarcastico del padre a Davide come figliol prodigo si ribalta in una parabola della madre misericordiosa. Merita ricordare che nel 2010 Guido Chiesa e sua moglie Nicoletta Micheli hanno realizzato quello che, a parere di chi scrive, è il più bel film ispirato al Vangelo di sempre: Io sono con te.
A impreziosire questo racconto che alle volte pecca un po’ di semplicismo e rischia di apparire fin troppo edificante, troviamo un sapiente uso del linguaggio cinematografico, a partire dalla prima sequenza che, a volo d’uccello, collega i rifiuti di strada nel quartiere di Ursula con la villa dove vive la famiglia di Davide, passando sopra i palazzi indistinguibili che sono alla base di quella ricchezza. Oppure l’uso del montaggio analogico come quando il coltello incide la torta a forma di palazzina e, subito dopo, assistiamo al risveglio della ragazza con una smorfia di sofferenza, come fosse la diretta conseguenza di quel taglio; o anche l’accostamento paradossale tra due tipi di cubetti di ghiaccio: quelli serviti per lenire la colpitura alla testa di lei e quelli tinnanti nel cocktail di lui. E infine il contrappunto sonoro dei rumori di strada che ci restituiscono la realtà percettiva di chi non vede.
E il senso del film lo si può ricavare dai versi conclusivi di Montale: «Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate / erano le tue».
PICCOLO MIRACOLO Regia: Guido Chiesa; soggetto: Edoardo Leo e Nicoletta Micheli dal romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei; sceneggiatura: N. Micheli; fotografia (colore): Roberto Forza; musica: Francesco Cerasi; interpreti: Marco D’Amore, Greta Scarano, Giorgio Colangeli, Mariangela D’Abbraccio, Gian Marco Tognazzi; produzione: No Name Entertainment e Alea Film con Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; origine: Italia 2026; formato: 2,35:1;

