



LE COSE NON DETTE
di Gabriele Muccino
Genere: Drammatico. Origine: Italia. Distribuzione: 01Distribution. Interpreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Alessandra Carrillo, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo.
Con Le cose non dette, sua quattordicesima regia per il cinema, Gabriele Muccino torna a mettere in scena la crisi della coppia borghese prendendo spunto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, che partecipa alla sceneggiatura. La storia vede protagonisti Carlo ed Elisa, coppia affermata e brillante, che vivono a Roma tra successi, abitudini e un amore che, forse, non è più quello di una volta. Lui è un professore universitario e scrittore in crisi creativa, lei una giornalista brillante e stimata anche all’estero. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna e Paolo, e alla loro figlia adolescente, Vittoria. Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. Le Cose non Dette è ambientato tra Tangeri e Roma, due città simboliche cariche di contrasti, e racconta in maniera intensa e coinvolgente le fragilità dei desideri umani. Sullo sfondo di paesaggi affascinanti si snodano le relazioni complesse tra donne e uomini, madri e figlie, amanti che intrecciano legami profondi e talvolta laceranti. Uno sguardo sulla sottilissima linea tra il bene e il male mette in scena le scelte, i rimpianti e le contraddizioni che definiscono i rapporti umani. In questo fiume emotivo, che a tratti travolge i protagonisti, trovano spazio anche momenti di luce, slanci autentici e la continua tensione tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Il film vuole raccontare l’amore e il dolore, la distanza e l’intimità che si fondono in un viaggio che crea emozioni profonde e universali.
Sabato 7 ore 21,15 – Domenica 8 ore 18,00 e 21,15 – Lunedì 9 ore 21,15


LA PICCOLA AMELIE
di Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade
Genere: Animazione. Origine: Francia. Distribuzione: Lucky Red.
Junior Cinema: Baby – Teens
Trasporre il romanzo “La metafisica dei tubi” (2001) di Amélie Nothomb non era facile: autobiografia semi-immaginaria dei primi tre anni di vita della scrittrice, è un breve e strafottente tour de force di ironia tagliente, fantasia e umorismo. La Piccola Amélie è ambientato nel Giappone degli anni Sessanta e racconta l’infanzia di una bambina belga cresciuta in una famiglia espatriata. Nei suoi primi anni di vita, Amélie guarda il mondo con occhi incantati, convinta di essere al centro dell’universo. Accanto a lei c’è Nishio-san, la giovane domestica giapponese, che diventa la sua guida silenziosa, compagna di giochi e confidente, punto fermo in un mondo in continua trasformazione. Il giorno del suo terzo compleanno segna una svolta, un evento improvviso e sconvolgente modifica per sempre la sua visione magica della realtà. È il momento in cui Amélie comincia a comprendere che la vita non è solo scoperta e meraviglia, ma anche perdita, assenza, fragilità. Ha inizio il suo cammino di crescita verso la consapevolezza. La piccola Amelie è un film assai più dolce e commovente del romanzo da cui proviene, per cui è probabilmente più sulla lunghezza d’onda di un pubblico vasto che rimarrebbe spiazzato dall’amabile e intelligentissima insolenza che traspare dalle pagine originali. L’adattamento parte con una voce fuori campo che prende in prestito il romanzo, ma comincia a fare a meno di questa soluzione man mano che la storia si dipana, ricorrendovi più avanti durante i passaggi più complessi da trasmettere con il giusto registro. Il film risulta una storia poetica e universale che esplora l’identità e il primo sguardo sul mistero del mondo. I contrasti non netti nei colori tenui, quasi acquerellati e non sempre realistici, insieme alle forme prive di linea di contorno, favoriscono una lettura immediata dell’inquadratura appagante e raffinata e rendono questo film un piccolo gioiello pittorico.
Sabato 7 ore 18,00 – Domenica 8 ore 16,00


UN UNIVERSO CHIAMATO BRASILE
Il Cinema brasiliano non è molto conosciuto in Europa, salvo alcune opere e registi che hanno ottenuto fama internazionale. Con questa breve rassegna vogliamo fare da un lato una piccola escursione storica e dall’altro mostrare i temi più frequentati dagli autori. Certamente, il folklore gioca un ruolo importante (in Orfeo Negro la vicenda del mito greco viene riletta in un contesto tipico dell’ambiente brasiliano), ma non mancano temi di impegno sociale e politico (Glauber Rocha con Deus e o diabo na terra do sol inaugura la stagione del «Cinema Novo», un cinema di dichiarato impegno politico a favore delle classi più povere e diseredate del paese), mentre altri registi, come Walter Salles, recente premio Oscar per «Io sono ancora qui», nel mostrare i mali e le difficoltà che affliggono questa terra, si aprono a temi di carattere universale (Central du Brasil è, insieme, un film di denuncia sociale, ma anche una storia che mette in campo sentimenti che possono essere da tutti percepiti come propri).
CENTRAL DO BRASIL
di Walter Salles
Interpreti: Fernanda Montenegro, Vinicius De Oliveira, Marilia Pera, Soia Lora, Othon Bastos (1998)
Central do Brasil è la storia di un’ex insegnante, interpretata da una folgorante e straordinaria Fernanda Montenegro, che scrive lettere per conto dei tanti analfabeti brasiliani che affollano ogni giorno la stazione di Rio de Janeiro e che si troverà (suo malgrado) ad affrontare un viaggio on the road con un bambino rimasto orfano di madre. Il film restituisce al mondo intero il ritratto di un Brasile molto lontano da quello legato all’immagine da cartolina turistica, che occupa le fantasie dello straniero medio. Lodato per la dolce amarezza di un legame, che è nel medesimo tempo fortissimo e fragilissimo, tra due generazioni così diverse, Central do Brasil è una coinvolgente e scoraggiata esplorazione della povertà nazionale. Si tratta di un film emozionante e commovente, capace, senza fare proclami e sbandierare soluzioni preconcette, di parlare a chiunque abbia mente e cuore aperti al desiderio di far parte di una famiglia umana dove il sorriso, e non il pianto, sia il legame che tutti unisce.
CINE CLUB Venerdì 6 ore 21,15

