
“BAD APPLES” quali sono le vere mele marce nella nostra società?
Un prodotto inglese, «Bad Apples», senza troppe pretese, racconta con brio una vicenda inverosimile, ma non priva di spunti di riflessione, anche spirituali
di Marco Vanelli
Per una volta ci occupiamo di un film di genere, non privo, come vedremo, di un suo perché tematico, capace, cioè, di intrattenere e di offrire spunti di riflessione. La vicenda richiede in più momenti una sospensione di incredulità per poter procedere: diciamo che, come in certi film horror, i personaggi si comportano a volte in modo totalmente insensato. Detto questo, veniamo ai motivi per cui merita vedere Bad Apples.
Maria è una giovane maestra elementare inglese oppressa dal controllo della preside e dei genitori degli alunni, tutti pronti a giudicarla per la sua scarsa capacità di mantenere la disciplina in classe. La scuola è di eccellenza, con tanto di ispettore che assiste alle lezioni per certificare la qualità dell’insegnamento. In classe di Maria, però, c’è un alunno, Denny, a dir poco oppositivo, asociale, aggressivo e dissociato. La sola sua presenza mette in crisi il lavoro della maestra e destabilizza i compagni.
Nella prima sequenza assistiamo al processo produttivo con cui si ottiene sidro dalle mele che vengono convogliate dai macchinari su dei rulli per la selezione, il lavaggio e l’estrazione del succo. Capiamo di trovarci in una visita didattica, con Maria e i suoi alunni, tutti molto attenti alle spiegazioni, tranne Danny che ha tirato una scarpa nel meccanismo inceppandolo. È evidente che il tutto assume un valore simbolico: in un contesto sociale che potrebbe funzionare secondo i canoni della produttività, in un circolo virtuoso di efficienza, una sola mela marcia può rovinare l’intera raccolta. Si pone allora un dubbio etico: è giusto che un solo elemento guasto rovini la collettività?
Maria, in un momento di esasperazione, prende Danny e lo sequestra nella sua cantina (abbiamo detto: sospensione di incredulità…). Improvvisamente tutto sembra andare per il verso: i bambini sono sereni, nessuno sente la mancanza del compagno scomparso, la didattica procede al meglio, Maria è gratificata dalla preside e dai colleghi. Addirittura, col tempo, Danny migliora il suo atteggiamento, diventa più remissivo e impara anche a relazionarsi grazie alle lezioni personali che la maestra gli impartisce nel seminterrato. Ora, una situazione paradossale di questo tipo (con la polizia che cerca il bambino, il padre che organizza battute nella campagna per ritrovarlo, qualche altro alunno ficcanaso che scopre il mistero) è destinata a non durare e la verità a venire a galla. Ma a questo punto saranno gli altri genitori a coprire il tutto con un mutuo accordo di silenzio come sacrificio necessario per il bene dei loro figli, affinché il sistema scolastico continui a funzionare. E allora il regista sembra chiederci: chi sono le vere mele marce?
Le riflessioni che il film – ben girato e giocato su una suspense che funziona, nonostante le incongruenze narrative – offre non sono oziose. A un primo livello riguardano il mondo della scuola, dove, nonostante tutti gli ammortizzatori didattici, sempre più si assiste alle difficoltà di integrazione di ragazzi che presentano una quantità di problematiche sociali difficilmente gestibili all’interno di un’aula, dove la qualità dell’apprendimento scende anno per anno. Ma c’è poi un secondo livello che è generale, riguarda la collettività e ognuno di noi singolarmente: quale rapporto abbiamo con il male, con la parte non riconciliata sia come corpo sociale sia come individui? Basta rimuoverlo e rinchiuderlo a chiave in cantina (e qui non occorre evidenziare la simbologia psicanalitica) per tenerlo a bada o ci dobbiamo fare spiritualmente i conti? Anche perché dalle cantine, per quanto ben sigillate, prima o poi si riesce a scappare…
BAD APPLES
Regia: Jonatan Etzler; soggetto: Jess O’Kane e J. Etzler; sceneggiatura: J. O’Kane, fotografia (colore): Nea Asphäll; musica: Chris Roe; interpreti: Saoirse Ronan, Eddei Walker, Jacob Anderson, Rakie Ayola; produzione: Oskar Pimlott; distribuzione: Eagle Pictures; origine: UK-Usa 2025; formato: 1,85:1; durata: 101 min.

