“COYOTE VS ACME” a lezione di tenacia da un coyote animato
Salvato dall’oblio dalla Ketchup Entertainment e soprattutto dalle proteste dei fan, arriva in sala «Coyote vs. ACME», brillante rivincita del coyote più simpatico dei cartoni animati
di Giacomo Mininni
C’è poco da fare: quando si tratta di Davide contro Golia, stiamo sempre dalla parte di Davide, del più piccolo, del più debole, e quanto più lo scontro è impari e senza speranza, tanto più il nostro tifo diventa sfegatato. Forse per questo, tra il tenace e sfigatissimo Willy il Coyote e il velocissimo e imprendibile Beep Beep, è difficile non amare alla follia il primo, o quantomeno non ammirarlo per la sua ostinazione e il suo coraggio.
Su questo spunto si basa il primo film da protagonista di Willy, «Coyote vs. ACME», tratto dall’omonimo articolo umoristico firmato da Ian Frazier per il New Yorker. Stavolta, però, l’avversario del macilento coyote non è (solo) la nemesi Beep Beep, ma la maxi-corporation ACME, produttrice di tutti i suoi gadget fallati, difettosi, inaffidabili. A intentare causa all’azienda, al fianco del cartoon, c’è Will Avery (lo studio legale porta il nome degli storici animatori Tex Avery, Chuck Jones e Michael Maltese), un avvocatucolo pigro e svogliato che imparerà dal suo nuovo cliente il valore del duro lavoro, anche a fronte di nessun guadagno e fallimenti ripetuti.
Dave Green, che porta sullo schermo una sceneggiatura firmata tra gli altri da James Gunn, ha buon gioco nel trasformare l’indomito Willy il Coyote nel rappresentante di tutti i volenterosi infaticabili schiacciati dal sistema, mentre la ACME, nel volto del sorridente e mellifluo avvocato di John Cena e del ruspante Foghorn Leghorn mai così trumpiano, è un’ottima incarnazione del potere nella sua forma più tentacolare, abusiva, impunita.
Lo scontro tra Davide e Golia diventa qui quello di un privato cittadino, per quanto animato, contro una grande azienda talmente dentro al potere politico e agli ingranaggi della giustizia da essere intoccabile, uno spunto satirico che in un film del genere sorprende eppure funziona benissimo, arrivando a toccare anche tasti scomodi come l’esternalizzazione dei costi di sviluppo, produzione e consumo su minoranze ignorate e bistrattate – elemento criminale e fondativo del capitalismo globalizzato.
Tra gag esilaranti e creative che riscoprono lo spirito dei classici Looney Toons e citazioni gustosamente cinefile (si va da un sosia-parodia di Peter Lorre a Bugs Bunny versione Gola Profonda di «Tutti gli uomini del Presidente»), «Coyote vs. ACME» è una gustosissima commedia intrecciata a un legal drama inaspettatamente sfaccettato, un buddy movie sull’improbabile amicizia tra un avvocato umano e un cartone animato, e perfino un manifesto coraggioso che usa la scalcinata anarchia dei Looney Toons come atto d’accusa a un’elite economica granitica, abusiva e irraggiungibile.
La cosa è ancora più sorprendente se si considera come il fatto stesso che «Coyote vs. ACME» sia in sala è dovuto a un’altra battaglia in stile Davide e Golia, con quest’ultimo incarnato da David Zaslav, ex CEO della Warner che per anni ha prodotto film lasciando che venissero ultimati, per poi cancellarne l’uscita e intascare così le compensazioni sulle perdite fiscali. Anche il film di Green, girato nel 2022, doveva fare questa fine, ma è stato l’entusiasmo del pubblico a salvarlo, portando la Ketchup Entertainment ad acquistarne i diritti di distribuzione, sorte negata agli altri titoli finiti sotto l’accetta della furbata di Zaslav.
Da una parte e dall’altra dello schermo, Willy il Coyote torna a incitare il pubblico a non arrendersi mai, nel tentativo di acciuffare un velocissimo pennuto tra i deserti del Nuovo Messico, o di sfidare colossi finanziari come la ACME o la stessa Warner Bros.
COYOTE VS. ACME di Dave Green. Con Will Forte, Lana Condor, John Cena, Eric Bauza. USA, 2026. Fantastico.

