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LA CASA SUL MARE

di Robert Guédiguian

Lo spunto che dà il via a La casa sul mare, il nuovo film di Robert Guédiguian, in concorso all’ultimo Festival di Venezia dove ha ricevuto i premi SIGNIS e UNIMED, è tra i più classici: tre fratelli si ritrovano nella casa di famiglia a Méjan, in un’assolata cala tra Marsiglia e Carry che sembra quasi un teatro abbandonato, intorno al capezzale del padre colpito da un ictus. C’è Angèle, attrice, tormentata da un lutto che non trova pace, c’è Joseph, un professore, che non ha mai smesso di pensare alla rivoluzione e c’è Armand, ristoratore di corpi e anime. Costretti a occuparsi della casa, del ristorante e dell’eredità, i tre cominciano a fare i conti con il passato, la propria coscienza sociale e politica, la disillusione per lo sbriciolarsi delle utopie rivoluzionarie e per la perdita di quei valori come “ égalité” e “ fraternité” sui quali si fonda la Repubblica Francese. Ma quando tutto sembra perduto, l’arrivo di tre fratellini naufraghi, scampati all’ennesima strage nel Mediterraneo, li riporta ai sentimenti più essenziali e profondi e ribalta il loro sguardo sul futuro, segnando un nuovo, inaspettato inizio. Appassionato cantore di Marsiglia e di una umanità fragile, senza voce, che non smette però di lottare e restare unita, Guédiguian raduna ancora una volta sul set i suoi attori di sempre – la moglie Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan – per fare il punto sull’attuale stato delle cose e ribadire che l’accoglienza, l’apertura all’altro, in una parola la “fratellanza”, non possono che essere il nostro punto di ripartenza. Guédiguian e amici non hanno mai smesso di crederci e di ricordarcelo in ogni film costruito insieme e sempre concepito come un inno al valore e alla dignità dell’uomo, alla fiducia nella bontà della gente comune.

* Dice il regista: «Volevo riflettere su dove siamo oggi, su come eravamo e come siamo cambiati, guardando a Checov. Questo film è il mio Giardino di Ciliegi. All’inizio del film assistiamo alla fine di qualcosa, mentre il finale racconta l’inizio di qualcos’altro. I bambini sbarcati sulla costa ribadiscono l’essenzialità della questione dei rifugiati. Non esiste alcun argomento economico, politico, sociale che possa giustificare il loro respingimento e credo che oggi non si possa fare cinema senza affrontare una questione così cruciale. Non si tratta di senso di carità, ma è in gioco la nostra capacità di essere uomini. L’accoglienza ci rimette in marcia, è una necessità per noi e una cosa positiva. Ci fa del bene, ci aiuta a vivere, a ritrovare il senso più profondo della nostra esistenza, oggi che la vita nell’Occidente capitalizzato ha perso il suo baricentro. L’essere umano non può concentrarsi esclusivamente sul successo economico e personale, individualista, sono convinto che abbia bisogno di molto altro».

(La villa) REGIA: Robert Guédiguian. SCENEGGIATURA: Robert Guédiguian, Serge Valletti. INTERPRETI: Ariane Ascaride, Jean Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anais Demoustier, Robinson Stevénin, Jacques Boudet, Yann Trégouet, Geneviève Mnich, Fred Ulysse. FOTOGRAFIA: Pierre Milon (Formato: Panoramico/Colore). MUSICA: brani di autori vari. PRODUZIONE: Robert Guediguian, Marc Bordure. DISTRIBUZIONE: Parthenos. GENERE: Drammatico. ORIGINE: Francia. ANNO: 2018.  DURATA: 107’.

 

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