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 THE POST

di Steven Spielberg

Più che un’invettiva contro le malefatte dell’amministrazione Nixon, l’ultimo film di Steven Spielberg The Post, che unisce per la prima volta sul set Meryl Streep e Tom Hanks, due icone del cinema mondiale, è una appassionante celebrazione della libertà di stampa, garantita negli Usa dal primo emendamento della Costituzione. Ambientato nel 1971, mentre tanti ragazzi americani morivano in Vietnam, il film è la storia di come il “Washington Post” decise di pubblicare una relazione top secret, stilata nel 1967 dall’allora Segretario della Difesa Robert McNamara, che rivelava le tante ed enormi bugie raccontate agli americani sulla sanguinosa guerra in Vietnam da ben quattro amministrazioni, da Truman a Eisenhower, fino a Kennedy e Johnson. I Pentagon Papers – così erano chiamati – dimostravano gravi violazioni della Convenzione di Ginevra, elezioni truccate e la certezza della débâcle americana in Vietnam. Rubate da Daniel Ellsberg, brillante analista militare e consegnate a un giornalista del “New York Times”, quelle preziose carte occuparono per tre giorni la prima pagina del più importante quotidiano statunitense prima che Nixon intervenisse per bloccarne la pubblicazione in nome della sicurezza nazionale. La palla passò dunque al “Washington Post” diretto dall’ambiziosissimo Ben Bradlee. Ma per agire quest’ultimo aveva bisogno dell’approvazione dell’editore. E qui entra in campo ancora un’altra storia, quella di Katharine Graham, che alla morte del padre e del marito aveva ereditato la testata. Catapultata in un mondo di uomini, la donna imparò il coraggio di rischiare tutto, mandando per aria potenti amicizie e infischiandosene delle minacce. Il film è dunque anche la storia della prima donna alla guida del “Washington Post”, che dopo una vita trascorsa ad accudire figli e organizzare party scoprì di avere un ruolo ben diverso da quello che aveva sempre immaginato per se stessa. Il risultato di quell’inchiesta fu anche quello di spianare la strada allo scandalo Watergate, che scoppiò l’anno successivo trascinando via Nixon. «La libertà di stampa – dice Spielberg – consente ai giornalisti di essere i guardiani della democrazia. Nel 1971, quando Nixon cercò di negare il diritto di pubblicare i Penthagon Papers, fu necessario l’intervento della Corte Suprema per ristabilirlo. Fu un atto inaudito, non accadeva dai tempi della Guerra Civile, ma oggi, ancora una volta, la libertà di stampa viene minacciata e la storia di questo film diventa drammaticamente attuale». Ma il cuore del film risiede, secondo il regista, nel personaggio di Katherine Graham, una donna che in un momento cruciale della storia americana riuscì a trovare la propria voce.

* Ogni notizia è la prima bozza della Storia. E il cinema di Steven Spielberg, ancora una volta, è la Storia che torna a compiersi sotto i nostri occhi: The Post, soprattutto per questo, è un film bello e necessario. E’ capace di raccontare un fatto noto mettendosi sul piano degli attori che in quel momento storico lo hanno vissuto, ma non per questo dimenticandosi degli spettatori (soprattutto i più giovani) che, oggi come oggi, non hanno ben chiaro quale fosse il peso e l’autorità che gli organi di stampa avessero (e dovrebbero avere tuttora) nell’(in)formare l’opinione pubblica. Perché alla magnifica sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer e al film di Spielberg non interessa demonizzare quello che i media sarebbero diventati, piuttosto esaltare tutto il processo – strategico, politico, umano, fisico – che si nasconde(va) dietro la pubblicazione di una prima pagina e di un quotidiano tutto.

(The Post) REGIA: Steven Spielberg. SCENEGGIATURA: Liza Hannah, Josh Singer. INTERPRETI: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood. FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski (Formato: Cinemascope/Colore). MUSICA: John Williams. PRODUZIONE: Amblin Entertainment, Dreamworks. DISTRIBUZIONE: 01 Distribution. GENERE: Drammatico. ORIGINE: USA. ANNO: 2018. DURATA: 118’.

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