
“SILENT FRIEND” l’amico ch sa aspettare
Quando il cinema smette di spiegare e comincia ad ascoltare: Ildikó Enyedi e il mistero della connessione tra uomini, piante e tempo
di Lorenzo Pierazzi
Ci sono film che chiedono di essere capiti e film che chiedono, più semplicemente, di essere sentiti. Silent Friend appartiene alla seconda categoria. E forse è proprio per questo che Ildikó Enyedi, dopo aver inseguito per anni un cinema sospeso tra realtà e immaginazione, trova qui la forma più compiuta del suo sguardo. Un film apparentemente complicato, in realtà elementare: tre persone, tre epoche, un giardino botanico e un albero. Il resto è il mistero della vita. L’albero è un maestoso ginkgo biloba secolare, piantato nel cuore di una città universitaria tedesca. Non parla, non si muove, non agisce secondo le regole del racconto tradizionale.
Eppure è lui il vero protagonista: osserva gli uomini mentre attraversano il suo tempo, raccoglie le loro paure, i loro desideri. È l’amico silenzioso del titolo, ma anche il testimone di una storia che gli esseri umani continuano a raccontarsi, credendo di essere al centro dell’universo. Enyedi costruisce attorno a questo albero tre storie lontane nel tempo. Nel 1908 Grete è la prima donna ammessa all’università e scopre nella fotografia botanica la possibilità di vedere ciò che l’occhio normalmente non vede; nel 1972 Hannes, timido studente di lettere, si prende cura di un geranio e, attraverso la pianta e la relazione con una giovane donna, scopre qualcosa di sé; nel 2020 Tony, neuroscienziato di Hong Kong, arriva in un ateneo tedesco quasi deserto a causa della pandemia e del lockdown e comincia a studiare il ginkgo, cercando una forma di comunicazione fra la mente umana e quella vegetale. Tre solitudini, tre personaggi marginali, fuori sintonia rispetto al proprio tempo. E tre diverse possibilità di entrare in relazione con ciò che abitualmente consideriamo altro da noi. La fotografia, l’elettrocardiogramma, le tecnologie neuroscientifiche: strumenti che diventano interfacce verso l’invisibile. Enyedi non li contrappone alla natura e non demonizza la tecnologia: al contrario, sembra suggerire che abbiamo bisogno proprio di questi strumenti per fare pace con i nostri limiti percettivi.
Ogni epoca ha una diversa consistenza visiva: il 35 mm in bianco e nero per Grete, il 16 mm granuloso e dai colori intensi per gli anni Settanta, il digitale per il presente. Non è un esercizio di stile: sono tre modi diversi di guardare il mondo, tre texture della memoria e della percezione. Silent Friend è un film sicuramente eccentrico, attraversato forse da una certa confusione narrativa. Ma è un rischio che Enyedi non sembra voler evitare. Anzi, lo assume fino in fondo, per costringerci a sostare, ad aspettare. Ad ascoltare ciò che non parla. Anche per questo il film è profondamente anti-accademico, pur essendo interamente immerso nel mondo universitario. La scienza convive con Goethe e Linneo, la neurologia con la poesia, la ricerca con il desiderio, la sessualità con la botanica. E l’albero finisce per diventare un corpo cinematografico, capace di assorbire il tempo degli uomini.
Enyedi guarda alla tradizione del grande cinema del Novecento ma non cerca di imitarla. La attraversa per arrivare altrove. Tony Leung, presenza-simbolo di una malinconia trattenuta, porta nel film anche la memoria di altri uomini in transito, di altri tempi sospesi. Luna Wedler incarna, invece, la forza delle donne, soprattutto nella sequenza in cui combatte l’oscena provocazione verbale dei professori universitari. Silent Friend ci parla della necessità di riconoscere che la vita non coincide con ciò che sappiamo spiegare. E che il cinema, quando rinuncia alla pretesa di spiegare tutto, può ancora insegnarci a guardare. E soprattutto ad aspettare un segnale.
SILENT FRIEND di Ildikó Enyedi. Con Tony Leung Chiu-wai, Luna Wedler, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Léa Seydoux
Produzione: Pandora Film produktion, Galatée Films, ZDF/Arte, Arte France Cinéma; Distribuzione: Movies Inspired; Germania, Francia, Ungheria, 2025
Genere: Drammatico; Colore, b/n
Durata: 2h 25min

