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di Bonni Cohen, Jon Shenk

Con: Al Gore. Origine: USA. Genere: Documentario. Distribuzione: Fox.

Undici anni dopo “Una scomoda verità” Al Gore torna ad affrontare sullo schermo un argomento che in questi anni non ha mai smesso di approfondire: il surriscaldamento del globo terrestre, le sue cause, i suoi effetti e le alternative praticabili. Il documentario lo segue nelle sue conferenze e nei suoi incontri a tutti i livelli supportando le sue riflessioni con immagini molto significative. Donald Trump ha proposto di togliergli il Nobel per la Pace assegnatogli dall’Accademia svedese perché le sue sono solo esternazioni prive di basi scientifiche. Il documentario inizia con questi ed altri attacchi a quanto l’ex vice presidente degli Stati Uniti continua senza sosta a sostenere, supportando i suoi interventi con dati che solo chi si è prefissato come obiettivo quello di negare l’evidenza può ritenere falsi o privi di importanza. Quando nel documentario del 2006 affermò che alcuni scienziati prevedevano un consistente allagamento nell’area in cui sarebbe sorto il memoriale di Ground Zero, venne accusato di voler forzare la mano prendendo come oggetto un luogo consacrato alla memoria collettiva. Le immagini ci mostrano che quanto previsto è puntualmente accaduto. Così come ci propongono immagini delle catastrofi ambientali che si sono susseguite nel decennio trascorso e che vanno da quanto accaduto nelle Filippine a episodi singoli, ma significativi, come il picco di 51 gradi della scala Celsius in India con il conseguente liquefarsi del manto stradale…. Dal 2006 l’impegno e il carisma di Gore sono sempre gli stessi, ma qui si respira un’aria quasi di sconforto, osservando come interessi e opportunità varie frenino una reale presa di coscienza planetaria sul problema. Considerando che da allora la situazione non è esattamente migliorata, soprattutto negli ultimi due anni con la campagna presidenziale vinta da Donald Trump, è facile capire perché Gore abbia deciso di portare sullo schermo l’evoluzione dei suoi sforzi, con il titolo calzante An Inconvenient Sequel (In italiano Una scomoda verità 2). Guggenheim è stato sostituito in regia da Bonni Cohen e Jon Shenk, ed è cambiata anche l’impostazione: le diapositive che Gore mostrava nel primo documentario, appaiono sullo sfondo in determinate sequenze, cedendo il posto ai vari viaggi effettuati da Gore con il duplice scopo di istruire chi aderisce alla sua iniziativa di divulgazione e osservare da vicino gli effetti dei mutamenti climatici in giro per il mondo, dalla Groenlandia che sta gradualmente perdendo i propri ghiacciai a Miami che è a rischio di rimanere sommersa se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente.

* Ci troviamo di fronte ad un lavoro ben confezionato e interessante che sottolinea la gravità della situazione attuale negli Stati Uniti e nel resto del mondo e che richiederebbe una presa di coscienza da parte dei politici, ma anche dei singoli cittadini. Tutelare l’ambiente è salvare noi stessi e il nostro mondo e, come fa capire bene il film, è l’unico che abbiamo e dobbiamo rispettarlo come si deve.

(An Inconvenient Sequel: Truth to Power) REGIA: Bonni Cohen, Jon Shenk. SCENEGGIATURA: Bonni Cohen, Jon Shenk. FOTOGRAFIA: Jon Shenk (Formato: Cinemascope/Colore). MUSICA: Jeff Beal. PRODUZIONE: Actual Films. DISTRIBUZIONE: Fox. GENERE: Documentario. ORIGINE: USA. ANNO: 2017. DURATA: 100’.

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