°°Film in programmazione



Cinema Nuova Aurora

LE CITTA’ DI PIANURA
di Francesco Sossai
Genere: Commedia. Origine: Italia. Distribuzione: Lucky Red. Interpreti: Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran, Andrea Pennacchi..
Francesco Sossai in questa storia che vede protagonisti due cinquantenni in bisboccia perenne e in perenne rimpianto del passato, che trascinano con loro un ventenne ingenuo e inesperto, ha messo dentro tanto di più. Parla della sua terra, del nord-est, del Veneto, delle sue trasformazioni, della crisi economica e della cementificazione nel nome della sacra infrastruttura, ma tratteggia anche un’antropologia più profonda, che è quella della provincia, la cui geografia ha una grande influenza sulle psicologie umane. Grazie agli umori e alle sensibilità spesso così diverse, grazie alla gestione di Sossai che non dimentica mai né dove mettere la macchina da presa né come muoverla, che è attentissimo e affettuoso coi suoi attori/personaggi anche nel modo in cui vengono ripresi, alla voglia che questo giovane regista ha di dire senza mai ostentare, Le città di pianura diventa un piccolo grande film. Racconta esseri umani che non sembrano più in grado di avere un’identità, una vista su un futuro, nemmeno prossimo, e galleggiano in un presente eterno e inevitabilmente anonimo. Nella risata e nel vitalismo che cercano di reprimere amarezze e malinconie Sossai prende qualcosa dalla migliore commedia all’italiana così come da personaggi come Jarmusch e Kaurismaki. E quell’ultimo bicchiere che non è mai davvero l’ultimo è il segnale non di una resa o di una sconfitta ma, al contrario, la ricerca di qualcosa di più, il segnale di chi non rinuncia, ma continua, un bicchiere dopo l’altro, con tutta la testardaggine e la sventatezza di cui si è capaci, a voler vivere una vita il cui segreto, per non parlare del senso, sfuggono costantemente, ma verso cui sono sempre protesi. Meritati gli 8 Premi David di Donatello che il film ha recentemente ricevuto. Tra essi ci sono “Miglior Film” e “Miglior Regia”, a sottolineare un’opera e un autore di tutto rispetto.
Sabato 16 ore 21,15 – Domenica 17 ore 18,00 – Lunedì 18 ore 21,15


IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
di David Frankel
Genere: Commedia. Origine: USA. Distribuzione: The Walt Disney Company. Interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Kenneth Branagh, Lucy Liu, Justin Theroux, Lady Gaga.
Il Diavolo Veste Prada 2 di David Frankel racconta le nuove sfide di Miranda Priestly (Meryl Streep), iconica e temuta direttrice della prestigiosa rivista Runway, nel contesto di un’industria editoriale in profonda trasformazione. Dopo anni di dominio incontrastato nel mondo della moda, Miranda deve ora confrontarsi con il calo della carta stampata e con la consapevolezza che la pensione è sempre più vicina. Non ci sono solo le difficoltà professionali, ma anche quelle sul lato più personale della protagonista, mostrando il rapporto con il suo nuovo marito (Kenneth Branagh) e le complicate dinamiche intime tra i due. Tra crisi dell’editoria e sfide personali, Miranda Priestly si trova costretta a ridefinire il suo ruolo di donna di potere in un mondo che cambia rapidamente, affrontando con stile, determinazione e la consueta ironia le prove di un presente incerto….. Se nel primo capitolo Andy Sachs era l’outsider che imparava a muoversi nel mondo della moda fino a diventare una professionista sempre più consapevole, nel sequel si intravede un possibile ribaltamento: sarà Miranda a doversi confrontare con un settore profondamente cambiato, dove il digitale e i nuovi media ridefiniscono continuamente potere e influenza. Sul film è stata creata una vasta campagna promozionale che ha creato molta attesa nel pubblico e, certamente, visto il cast e le locations (questa volta in parte anche italiane) la qualità non manca.
Le prime critiche, dopo l’uscita blindatissima del film, sono in generale abbastanza positive e mettono in risalto l’originalità di questo secondo episodio che pone l’accento sul giornalismo e la sua profonda trasformazione nel mondo attuale. Qui di seguito riportiamo una valutazione significativa e interessante firmata da Sergio Perugini.
Il primo film del 2006, costato una trentina di milioni di dollari, ne ha incassati oltre trecento, diventando una delle commedie hollywoodiane di maggior successo degli anni Duemila. È “Il diavolo veste Prada” diretto da David Frankel, basato sull’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, una commedia romantica ma anche racconto di formazione su una giovane stagista al primo incarico professionale. Il film ha lanciato definitivamente la carriera dell’allora ventenne Anne Hathaway e reso ancora più iconica quella della tre volte Premio Oscar Meryl Streep. Nel 2026 esce nelle sale “Il diavolo veste Prada 2”, diretto sempre dallo stesso regista e con tutto il cast originario, targato Disney. Una semplice reunion in cerca di un nuovo solido incasso? No, qualcosa di più: un sequel ben ponderato, tra regia e scrittura (il copione è sempre di Aline Brosh McKenna) che si muove certo nel binario della commedia brillante, ma con carattere, mettendo a tema il mondo del giornalismo oggi. La storia. New York, Andy Sachs è cresciuta. Ormai è una giornalista di successo, premiata per le sue inchieste; purtroppo, però il giornale per cui lavora taglia il suo posto e quello di tanti altri colleghi per convertirsi ad articoli elaborati con l’IA. Riceve poi un’offerta inaspettata: tornare nella redazione del magazine di moda “Runway” dove aveva lavorato vent’anni prima come assistente della temibile Miranda Priestly. Andy è chiamata a riposizionare la rivista con articoli di spessore dopo uno scandalo che ha colpito il giornale… “Alla fine del primo film – ha commentato il regista – i personaggi avevano preso strade diverse e, francamente, non volevamo realizzare un sequel se non fosse stato plausibile riunirli. Poi, il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito soltanto un anno dopo l’uscita del primo film e penso che quello sia stato in qualche modo l’inizio della fine. E mentre vedevamo il mondo del giornalismo cartaceo sempre più in declino (…) ci sembrava sensato esplorare questo cambiamento”. Frankel chiarisce bene il cuore del film. Al di là del gradevole vortice di moda, costumi stravaganti, musiche pop (tra gli artisti coinvolti Lady Gaga) e location di grande fascino –una lunga sequenza a Milano, tra Cenacolo, piazza del Duomo e quartiere Brera –, ma anche battute ironico-taglienti, “Il diavolo veste Prada 2” sorprende proprio per la riflessione sul giornalismo. Andy e Miranda, un tempo allieva e (cattiva?) maestra, ora si trovano alleate sullo stesso lato del campo, e la temibile direttrice mostra persino sponde di umanità e buonsenso: il comune obiettivo è salvare la rivista per cui lavorano, ma soprattutto custodire la professione giornalistica dall’annacquamento da Like, TikTok e dalle sirene dell’IA. Oltre all’avvolgente glamour, nel film trova dunque spazio una riflessione velata di malinconia su dove stia andando il giornalismo e quale sia il suo posto nella società: l’opera di Frankel scommette comunque su un orizzonte di possibilità. Nell’insieme, “Il diavolo veste Prada 2” funziona su molti fronti, un sequel riuscito: ben scritto, diretto e interpretato, godibile a livello spettatoriale. (Sergio Perugini – CNVF)
Venerdì 15 ore 21,15 – Sabato 16 ore 18,00 – Domenica 17 ore 15,30 e 21,15


LE DIABOLICHE
di Henri-Georges Clouzot
Interpreti: Simone Signoret, Véra Clouzot, Paul Meurisse, Charles Vanel, Jean Brochard (1954)
Clouzot è stato un grandissimo regista, uno dei maggiori esponenti del noir francese, genere che farà scuola ma che non sarà mai superato rispetto ai canoni dell’epoca. Meno noto di quanto meriti, il cinema di Clouzot rappresenta la faccia nascosta, feroce e cinica di certa borghesia francese di quei tempi. Questo film gli valse il titolo di Hitchcock francese. Tratto da un romanzo di Boileau & Narcejac il film è un noir davvero eccezionale, soprattutto per quanto riguarda l’intreccio e i numerosi ed inaspettati colpi di scena. Storia di un delitto frutto di risentimenti e odio, il film si svolge in un collegio dove le tensioni esistenti porteranno ad un delitto e dove la scomparsa del cadavere sarà seguita da tutta una serie di avvenimenti che creeranno un clima di crescente suspense fino all’inaspettato epilogo. Siu racconta che anche lo stesso Hitchcock fosse interessato a realizzare un film dallo stesso romanzo, ma che Clouzot riuscì ad acquistarne i diritti con qualche giorno di anticipo. Le diaboliche è un noir davvero eccezionale, soprattutto per quanto riguarda l’intreccio e i numerosi ed inaspettati colpi di scena. Colpi di scena così incredibili, tanto che, nei titoli di testa del film si raccomanda vivamente allo spettatore di non rivelarne nella maniera più assoluta i particolari e soprattutto il finale.
HENRI-GEORGES CLOUZOT
Henri-Georges Clouzot è stato un celebre regista e sceneggiatore francese, noto per il suo stile noir, i thriller di grande suspense, spesso paragonati a quelli di Hitchcock, e una spietata analisi sociale. La sua filmografia principale include capolavori come Le diaboliche (1954), Vite vendute (1952), Il corvo (1943), Legittima difesa (1947). Meno noto di quanto meriti, forse a causa della censura che lo ha sempre osteggiato, il cinem di Clouzot rappresenta la faccia nascosta, feroce e cinica di certa borghesia francese dell’epoca.
CINE CLUB Giovedì 14 ore 21,15




