
Francis of Assisi
di Michael Curtiz- 1961

Dati tecnici – Credit e cast
Titolo Italiano : Francesco di Assisi
Regia Michael Curtiz, Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Anno 1961, Durata: 106 min, Genere: drammatico, storico, biografico, Soggetto: Louis de Wohl (romanzo), Sceneggiatura: Eugene Vale, James Forsyth, Jack Thomas, Casa di produzione: Perseus Productions,Fotografia: Piero Portalupi,Montaggio: Louis R. Loeffler,Musiche Mario Nascimbene,Scenografia: Edwuard Carrere.
Michael Curtiz, Michael Curtiz è nato il 24 dicembre 1886. Luogo di nascita: Budapest, Austria-Ungheria (ora Ungheria). È conosciuto come regista e sceneggiatore. È celebre per aver partecipato a Casablanca (1942), La leggenda di Robin Hood (1938) e Il romanzo di Mildred (1945). È stata sposato con Bess Meredyth, Lili Damita e Lucy Doraine. Morì il 10 aprile 1962. Luogo di morte: Usa. Meredyth, Lili Damita e Lucy Doraine. Morì il 10 aprile 1962. Luogo di morte: Usa.
Cast artistico
Interpreti.:
Interpreti/Actors:
- Bradford Dillman: Francesco d’Assisi ; Dolores Hart: Chiara d’Assisi; Stuart Whitman: Paolo di Vandria; Pedro Armendáriz: sultano d’Egitto; Eduard Franz: Pietro di Bernardone; Edith Sharpe: Pica Bourlemont; Cecil Kellaway: cardinale Ugolino; Finlay Currie: papa Innocenzo III; Harold Goldblatt: frate Bernardo; Russell Napier: frate Elia; John Welsh: canonico Cattanei.
Contenuto
Il film racconta la vita di Francesco a partire dalla sua giovinezza ad Assisi: un ragazzo ricco, impulsivo e desideroso di gloria militare. Dopo l’esperienza della guerra e della prigionia, vive una profonda crisi interiore che lo porta ad abbandonare la spada per dedicarsi ai poveri e alla preghiera. Questa scelta lo mette in conflitto con il padre Pietro Bernardone, che non accetta la rinuncia ai beni materiali.
Francesco inizia così un cammino di povertà radicale, raccogliendo attorno a sé i primi compagni e dando vita a una fraternità che presto attira l’attenzione della Chiesa. Il film mostra l’incontro con papa Innocenzo III, che approva la regola e riconosce il valore spirituale del movimento.
Parallelamente si sviluppa il rapporto con Chiara, che sceglie di seguirne l’esempio fondando l’Ordine femminile delle Povere Dame (poi Clarisse).
Nota metodologica
Episodi chiave rappresentati
- La rinuncia pubblica ai beni paterni, momento simbolico della sua conversione.
La predicazione itinerante e la crescita della fraternità.
Il viaggio dal Sultano d’Egitto, episodio presentato come gesto di pace e testimonianza evangelica.
Il riconoscimento ecclesiale e le tensioni interne all’Ordine, soprattutto con frate Elia. - La progressiva malattia e la santità finale, con un tono contemplativo e solenne.
Segnalazioni Cinematografiche – Periodico settimanale
FRANCESCO D’ASSISI ’T*
Francis of Assisi
Origine: U.S.A. — Genere; Religioso — Produzione: Perseus Cinematografica — Regìa: Michael Curtiz — Interpreti: Bradford Dillman, Dolores Hart, Stuart Whitman, Pedro Armendariz — Soggetto: dal romanzo di Louis De Wohl — Sceneggiatura: E. Vale, J. Forsyth, J. Thomas — Fotografia (Cinemascope, De Luxe): Piero Portalupi — Musica: Mario Nascimbene — Durata: 106′ — Distri¬buzione: 20th Century Fox.
Soggetto. — Francesco, giovane gaudente, dopo aver parteci¬pato ad un fatto d’armi, torna nella sua Assisi chiamato dalla voce di Dio che gli affida la ricostruzione della sua Chiesa caduta in ro. vina. Comincia cosi la nuova vita di Francesco, non più giovane brillante, ma povero servo di Dio, alle prese con difficoltà d’ogni specie, e pronto a superare ogni gravosa missione per l’affermazione del Verbo del suo Signore. L’edificazione della Chiesa della Porziun- cola, le difficoltà incontrate per l’approvazione della sua « Regola » da parte di Papa Innocenzo III, la missione presso il Sultano, sono alcune delle varie tappe di un’esistenza vissuta santamente e con¬clusa con l’incomparabile dono delle stigmate.
Il film, lungi dal riflettere l’altissima poesia e spiritualità dei “Fioretti” francescani, si limita ad esporre in forma spettacolare e tutta esteriore la vicenda terrena di San Francesco tratta dall’ope¬ra letteraria di Louis De Wohl. Pur avendo a disposizione la sugge¬stione ancora intatta di alcuni luoghi di Assisi, la ricostruzione am¬bientale appare ingenua ed approssimativa così come la caratteriz¬zazione dei personaggi è del tutto superficiale o manieristica. Regìa ed interpretazione di corretto mestiere. Colore non riuscito.
Giudizio morale. — Pur considerando la superficialità con la quale è stata trattata la figura di San Francesco e la fantasiosa rappresentazione di alcuni personaggi e vicende (come S. Chiara), il film non offre motivi di riserve, e può quindi essere visto da tutti.

Hanno scritto:
Alberto Pesce su Biopic

Francesco d’Assisi (Francis of Assisi, 1961) di Michael Curtiz
Non stupisce che l’immaginario cinematografico si sia più vol¬te interessato di una figura così carismatica e “scandalosamente” pubblica come quella di Francesco d’Assisi e si sia lasciato sedur¬re da quella “sacra rappresentazione” che è la sua vita, così aned¬dotica e straordinaria da costituire affascinante e fervida materia di messinscena. Magari ai tempi del muto, i film restano in un ambito agiografico, hanno intenzioni puramente illustrative, con una nar¬razione “a siparietti”, con scene madri staccate le une dalle altre, ispirate per lo più alla iconografia pittorica di Cimabue e Giotto e alla tradizione dei Fioretti. Il poverello di Assisi (1911) di Enrico Guazzoni – scrive un critico del tempo – «dall’ira di Pietro Bernar- done all’amore di Chiara, all’epilogo di un’esistenza consacrata tutta alla dolce utopia cristiana, è una catena ininterrotta di anime belle e di ambienti meravigliosi». Frate Sole (1918) di Ugo Fale¬na, protagonista Umberto Paimarini, si muove sul contrappunto tra le vicende di Francesco e di Chiara e un certo gusto magniloquente per le scene corali di sfilate, processioni, cortei.
Ma già Frate Francesco (1927) di Giulio Antamoro cerca di svincolarsi dai tradizionali cliché dell’agiografia ufficiale orche¬strando al meglio l’episodica storica con elementi romanzeschi e avventurosi.
Dopo un divagante e oleografico, brutto film del 1946 firmato dal messicano Albert Gout II Poverello d’Assisi (Francesco de Asis) e qualche ipotesi di film francescano rimasto allo stato vir¬tuale come nel 1945 il progetto di Augusto Genina, il cinema so¬noro del dopoguerra si impadronisce della figura di Francesco solo con gli anni Cinquanta.
Francesco giullare di Dio (1950) di Roberto Rossellini ideolo¬gicamente è un’interpretazione laica della “santità” di Francesco, come sinonimo di anticonformismo e disponibilità verso gli altri, anche se sul piano strutturale resta una serie di bozzetti, undici epi¬sodi alquanto aneddotici, ispirati oltre che ai Fioretti, anche alla Vita di Frate Ginepro.
Ma Hollywood, all’inizio degli anni Sessanta, riconduce la fi¬gura di Francesco con la sua scelta di vita in tutta docilità e pace senza tumulti di piazza o scismi ereticali, entro schemi di moda di un cinema, per ragioni industriali, commerciali, ma anche politi¬che, sensibile alle tematiche religiose, tanto più se in sintonia con il costume dei cattolici d’America “good fellows” generosi e fra¬terni compagni nella comunità, e nei limiti di ideologie e azioni a dimensione umana, dove il mistero operante della Grazia è colto sul piano esistenziale dell’uomo della strada.
Per questo, Francesco d’Assisi di Michael Curtiz risulta bio¬grafia ben colorata, narrata con sufficiente rispetto ma anche con qualche innesto romanzesco, elaborata con equilibrato dosaggio di elementi sentimentali, religiosi, drammatici, grotteschi. Non è, quindi, vera e propria ispirazione religiosa ma discorso agiografi¬co, ammirativo per certi comportamenti del Santo, su cui tanto più si insiste quanto più sono sentiti diversi dalla sensibilità di oggi, portata invece alla ricchezza, al lusso, all’avidità, all’orgoglio, a tutto ciò che Francesco ha cercato per vent’anni di vincere in sé e nei discepoli. Se proprio si vuole intravedere nel film di Curtiz una prospettiva ideologica, la si potrebbe cogliere in un Francesco sempre di contrasto con una concezione mondana e borghese del¬l’esistenza e termine “cristico” di lacerazione con la mollezza e la ferocia dei tempi. Ecco allora Francesco ritirarsi dalla guerra quan¬do gli altri vanno a combattere per il Papa nel Meridione, o rinun¬ciare all’amore umano quando gli occhi di Chiara splendono solo per lui, o ricostruire chiese quando l’ipocrisia filistea sarebbe por¬tata ad impegnarsi sul piano più facile delle semplici elemosine ai poveri, o andare dal Sultano d’Egitto quando i Crociati stanno as¬sediando Damietta e massacrandone gli abitanti, o insistere per un voto di povertà quando il successo del movimento francescano consiglierebbe ai tiepidi l’opportunità di alcuni ottimi risparmi fruttiferi, o benedire sorella Morte, disteso sulla nuda terra della Porziuncola, mentre l’Ordine da lui creato gode stima e prestigio anche da parte dei potenti.
Su questi contrasti Curtiz ha costruito un film-biografia la¬sciando un po’ in sordina le giornate difficili delle ascesi mistiche,
i travagli della vita eremitica, le tentazioni e le risposte, i momenti di preghiera e l’imitazione di Gesù, e sfiorando appena di un sof¬fio, le fatiche della vita di pietà, gli atteggiamenti di fermezza da¬vanti ai tiranni e ai despoti del tempo, e quasi trascurando l’irra¬diazione serena della santità di Francesco sugli uomini, sugli ani¬mali, sulle piante, sulle cose.
Curtiz si è limitato a trattare il Santo come un “eroe” e per questa deformazione prospettica verso gli aspetti umani della vita virtuosa, la figura di Francesco ne viene rimpicciolita, ristretta alle intonazioni celebrative di una facile epopea popolare dove abbon¬dano le sequenze apologetiche e devote, legate ad un ritratto con¬venzionale del Santo.
Nonostante la sua interpretazione misurata, ne è talora messo in difficoltà lo stesso Bradford Dillman, attore con un marchio di bel tenebroso, qui troppo preoccupato nel contrasto con il mondo e le sue pompe di mantenere intatto nella propria figurazione l’au¬reola della santità e dell’eroismo virtuoso. Per cui, a voler proprio ritrovare Francesco e il suo stato di “perfetta letizia”, conviene an¬cora riportarsi al libro dei Fioretti e tornare a rileggere il capitolo ottavo.
