
“AGNUS DEI” al cinema come a un ritiro spirituale
Presentato nella rassegna Biennale College Cinema all’ultima Mostra di Venezia, il bel documentario di Massimiliano Camaiti rappresenta l’occasione per un’esperienza filmica contemplativa e rigenerativa da non mancare
di Marco Vanelli
In un panorama cinematografico spesso desolante, ogni tanto arriva un’opera come questa che aiuta a purificare il nostro sguardo di spettatori, non soltanto per l’oggetto del documentario (la vita in un monastero di oggi), ma proprio per la capacità di osservazione della macchina da presa: discreta, rispettosa, non giudicante, nitida e trascendente (secondo la lezione di Paul Schrader). Il regista riesce, per un’ora e dieci, a farci sperimentare la quotidianità del monastero di Santa Cecilia in Trastevere dove le monache, ogni anno, allevano due agnelli sì da ricavarne la lana con cui realizzare il pallio, cioè il paramento liturgico bianco, con sei croci ricamate in nero, indossato dal papa e da lui consegnato agli arcivescovi metropoliti il 29 giugno, in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo.
Non ci sono voci fuori campo a commentare ciò che vediamo, come avviene in genere nei documentari televisivi, né scritte che spieghino i passaggi, i luoghi o le date: solo una didascalia finale ci avverte che questo rito – perché di un rito si tratta, con i suoi tempi, le sue modalità consolidate – risale addirittura al VI secolo e si tramanda silenziosamente fino a oggi.
Potremmo definirlo un film “esperienziale”, nel senso che, anche se per pochi minuti, noi condividiamo la vita delle monache e degli agnelli diventati, nel giro di qualche mese, pecorelle. Di questi assistiamo, all’inizio, al parto; poi al distacco dalla madre e alla consegna, dopo il passaggio da altre monache che li agghindano di fiori e di nastri, nella chiesa di Santa Cecilia dove vengono benedetti. Qui, nel lavoro quotidiano delle religiose (chi riveste i lezionari liturgici, chi prepara conserve, chi fa medaglie in cera, chi cucina), tra le preghiere collettive e i pasti condivisi, una di loro se ne prende cura, li allatta con il biberon, ci parla, li fa camminare nel chiostro, sceglie le erbe più adatte, chiama il veterinario quando uno sta male; assiste, infine, alla tosatura.
Nel mentre, in questa sospensione dalla vita frenetica della società che sta fuori da quelle mura, ma di cui arrivano echi sonori (le voci dei bambini mischiate ai belati degli agnelli), la vita della Chiesa subisce uno scossone quando, a partire dal febbraio 2025, si viene a sapere, tramite la radio, che la salute di papa Francesco è minata, fino ad arrivare alla sua morte nel mese di aprile. Notizie che non sembrano turbare nel profondo la vita monacale, che prosegue con il suo ritmo inglobando in sé anche quelle preoccupazioni e poi il dolore della dipartita. E infine la gioia per il nuovo papa Leone.
Una dimensione che il regista sottolinea con pudore è quella della maternità, naturale ed elettiva: si parte dalla cura della pecora nei confronti degli agnelli, fatta di gesti istintivi ma carichi di tenerezza; si passa per la premura dell’allattamento da parte della monaca addetta, al cui seno, una volta svuotato il poppatoio, si rivolge spontaneamente il muso dell’agnello; si arriva all’incontro inaspettato tra la madre superiora (evidentemente monacatasi dopo la vedovanza) e la famiglia del figlio per un pranzo domenicale, in una ridefinizione degli affetti parentali e conventuali.
Alla fine vediamo un’inquadratura che, grazie al teleobiettivo, ci mostra solo pecore, senza spazi vuoti, così da espandersi nella nostra percezione ben oltre i bordi dello schermo: non si tratta di un singolo gregge, ma sembra voler significare l’essenza stessa del popolo dei battezzati – se non dell’umanità tutta – tra i quali si rinnova la presenza misteriosa dell’Agnus Dei.
AGNUS DEI: Regia e sceneggiatura: Massimiliano Camaiti; fotografia (colore): Ilya Sapeha; montaggio: Benni Atria; musiche: Husk Husk; produttori: Olivia Musini e Giovanna Nicolai; produzione: Cinemaundici con Rai Cinema e il sostegno di Biennale College Cinema; distribuzione: Kinèa Distribuzioni; origine: Italia 2025; formato: 1,33:1; durata: 73 min.

