
“BALCANICA” la musica è finata, non il silenzio
Nicola Sorcinelli racconta la rotta dei migranti tra frontiere, ferite e note proibite. Con Matilda De Angelis, un’opera prima premiata a Venezia, un racconto di umanità e resistenza
Di Lorenzo Pierazzi
Balcanica: sembra il titolo di una sinfonia. Peccato che la musica sia finita da parecchio tempo. La prima inquadratura mette subito le cose in chiaro: «Dal 2021 in Afghanistan, sotto il regime talebano, la musica è stata bandita. Molti artisti lasciano il Paese cercando di arrivare in Europa attraverso la rotta balcanica. I violenti respingimenti ai confini rendono questa tratta, ancora oggi, una delle più disumane». Non c’è bisogno di altre presentazioni: la tragedia è già tutta lì, nelle parole che precedono il racconto. Nazar e suo figlio Jalil sono due musicisti afghani costretti a fuggire dal proprio Paese. Viaggiano verso l’Italia portandosi dietro gli strumenti e ciò che resta della loro identità. Non cercano soltanto un rifugio: vogliono salvare una parte di sé che il regime ha deciso di cancellare. La rotta balcanica diventa così un percorso a ostacoli, dove la sopravvivenza quotidiana prende il posto della musica, della libertà e perfino della possibilità di immaginare il futuro. Nicola Sorcinelli, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie di stare addosso ai corpi, di seguirne la stanchezza, le ferite, la precarietà.
La macchina da presa a mano accompagna i personaggi in un paesaggio ostile, mentre la fotografia di Damjan Radovanović insiste su colori freddi, cieli plumbei e spazi che sembrano non offrire vie d’uscita. Le inquadrature ampie e le prospettive deformanti restituiscono tutta la sproporzione tra l’essere umano e un mondo che lo respinge. L’effetto è quello di un’umanità fuori posto, costretta a chiedere il permesso persino per esistere. A incontrare Nazar e Jalil è Greta, la dottoressa interpretata da Matilda De Angelis. Anche lei è in cerca di un senso. Come ammette, le sue giornate sono «passate a mettere disinfettante su delle ferite aperte e a regalare barrette energetiche». Una routine che cura il corpo, ma non riesce a guarire l’impotenza di chi assiste alla sofferenza senza poter cambiare davvero le cose. De Angelis restituisce al personaggio una sensibilità autentica, facendo emergere il disagio di chi vorrebbe fare di più e si scontra con i limiti concreti del proprio intervento. Greta diventa così il tramite emotivo fra lo spettatore e una realtà che troppo spesso preferiamo non vedere.
La musica è il cuore simbolico del film. Il motivo composto da Michele Braga attraversa il racconto e acquista respiro nel finale: il suono torna a farsi strada là dove qualcuno ha cercato di imporre il silenzio. Gli strumenti di Nazar e Jalil non sono semplici oggetti di scena, ma il segno di una libertà che resiste, la testimonianza di una cultura che nessuna frontiera può cancellare. La musica diventa memoria, appartenenza, desiderio di futuro: una lingua universale capace di unire persone lontane per storia e provenienza. Resta la forza di un film che porta sullo schermo una ferita europea troppo spesso relegata ai margini delle cronache.
La rotta balcanica non è soltanto una linea geografica: è il punto in cui le dichiarazioni sui diritti umani si confrontano con i respingimenti e con i corpi di chi cerca protezione. Sorcinelli sceglie di raccontare questa realtà attraverso le vite individuali, restituendo dignità a chi rischia di essere ridotto a una cifra, a un’emergenza, a un problema da risolvere. Il cinema non apre le frontiere, ma può almeno impedire che si chiudano anche i nostri occhi. Balcanica ci ricorda che dietro ogni numero c’è una storia e che, qualche volta, basta una nota per restituire voce a chi è stato condannato al silenzio. Perché la musica, anche quando sembra finita, continua a vivere dentro chi non ha smesso di crederci.
BALCANICA di Nicola Sorcinelli. Con Matilda De Angelis, Babak Karimi, Ivar Wafaei, Giovanni Toscano, Prince Chughtai
Produzione: Antitalent Produkcija, M74 This and That Productions, Wildside; Distribuzione: Fandango; Italia, Serbia, Scozia, 2026
Drammatico, colore
Durata: 1h 29 minuti

