
“DOMANI INTERROGO” restare dentro l’aula aggrappato alla vita
Già premiato a Cannes e ai Golden Globe, il bel film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura è in attesa degli Oscar
di Lorenzo Pierazzi
Alle cinque e mezzo del mattino si alza per andare a scuola e quando varca il cancello d’ingresso di un liceo di Rebibbia si sente un’intrusa capitata per errore in un territorio ostile. Di mestiere fa la professoressa, o sarebbe meglio dire la pressoré d’inglese che gli studenti della V A scrutano come se stessero osservando un’aliena. “Sta scuola è un cassonetto e la monnezza semo noi” le dicono i ragazzi per giustificare lo scarso profitto. È l’inizio di Domani interrogo di Umberto Carteni, tratto dal romanzo di Gaja Cenciarelli, insegnante nella vita reale che ha collaborato al soggetto e alla sceneggiatura. Un racconto autobiografico in cui gli allievi sono presenze riconoscibili, ferite aperte, rabbia trattenuta, ironia come unica difesa possibile. Un gruppo di adolescenti composto da individualità precise che il film presenta attraverso una sorta di suite musicale in cui ogni movimento, dedicato ad ognuno di loro, si chiude con uno sguardo in macchina: due occhi penetranti, sempre in bilico tra sfida e richiesta di aiuto, tra la voglia di sparire e quella di essere finalmente visti.
Anna Ferzetti costruisce una pressoré fragile e ostinata, lontana da qualsiasi modello eroico. Non è una salvatrice, non è una figura carismatica da cinema edificante: è una donna sola che continua a tornare in aula ogni giorno perché ha deciso che quei ragazzi sono “una questione personale e non solo scolastica”. Ed è proprio per questo impegno che pagherà il prezzo di un rapporto complicato, subendo la loro violenza verbale, il loro senso di impotenza. Carteni sceglie una messa in scena che guarda al cinema verità, con macchina a mano e presa diretta, evocando La classe di Laurent Cantet senza copiarne però il modello. L’idea è quella di restare dentro l’aula come in un campo di tensione permanente, senza mai trasformare la periferia in un bozzetto sociologico. Rebibbia non è un simbolo: è un luogo concreto, fatto di cortili, graffiti, stanze grigie e vite che non trovano appigli. Il film, però, evita con intelligenza le scorciatoie del genere scolastico: non cerca epifanie redentrici né monologhi memorabili, e non promette salvezze.
Non è L’attimo fuggente ma un racconto che indaga e costringe a riflettere. Qui non c’è una classe trasformata in coro, ma un gruppo di adolescenti che continuano a sbagliare, a cadere, a sparire. Alessandra, Sofia, Margherita, Francesco, Daniele, Flavietto e Faso (chiamato così per il suo paese d’origine, appunto il Burkina Faso) sono ragazzi che non riescono a intravede un futuro, prigionieri di un passato impossibile e di giornate tutte uguali che, al termine delle lezioni, scorrono pigramente tra i tavolini di un bar del quartiere e una casa dove proprio non si vuole rientrare. La forza di Domani interrogo sta così nella naturalezza con cui l’occhio del regista segue i ragazzi senza invaderli, nella capacità di restituire le quattro mura scolastiche come un ambiente vivo e contraddittorio.
Per questo l’opera di Carteni è un film necessario, per riflettere insieme se auspicare che ci sia un seguito a quel “due” minacciato dalla professoressa a chi non ha studiato o se giustificare quel vissuto (tragico) che sta dietro ad una pagina del libro mai aperta. È proprio in questa sfida quotidiana che Domani interrogo ci lancia il suo messaggio più profondo: non offrire soluzioni ma ricordarci che insegnare significa amare il proprio lavoro e i propri ragazzi. Incondizionatamente, continuando a chiamare per nome chi si sente già cancellato.
DOMANI INTERROGO di Umberto Riccioni Carteni. Con Anna Ferzetti, Fabio Bizzarro, Zoe Massenti, Sara Silvestro, Yothin Clavenzani, Massimo Foschi.
Produzione: On Production, RAI Cinema; Distribuzione: Vision Distribution; Italia, 2025
Drammatico; Colore
Durata: 1h 35min

