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   IL VERDETTO

di Richard Eyre

 

(The Children Act) REGIA: Richard Eyre. SCENEGGIATURA: Ian McEwan, tratto dal romanzo “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan. INTERPRETI: Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead, Ben Chaplin, Rupert Vansittart, Rosie Boore, Anthony Calf, Jason Watkins, Nikki Amuka-Bird, Dominic Carter, Nicholas Jones, Rosie Cavaliero, Eileen Walsh. FOTOGRAFIA: Andrew Dunn (Formato: Panoramico/Colore).  MUSICA: Stephen Warbeck. PRODUZIONE: Toledo Productions, Filmnation Entertainment, Bbc Films. DISTRIBUZIONE: BIM. GENERE: Drammatico. ORIGINE: Gran Bretagna. ANNO: 2018.  DURATA: 105’.

 

La distanza tra legge e morale può essere minima o siderale. In questa mancata sovrapposizione, nel tormento di chi aderisce all’una o all’altra, pagandone il prezzo, lo scrittore Ian McEwan ha costruito una fortunatissima carriera letteraria. A 70 anni appena compiuti, sa di aver già scritto il suo capolavoro (“Espiazione”) e un nutrito numero di romanzi più che riusciti, talvolta memorabili. La sua avventura cinematografica è sorprendentemente ricca, considerando il contenuto dei suoi romanzi, non sempre facile. Stavolta Ian McEwan non si limita ad essere spettatore dell’adattamento, ma vi partecipa attivamente, scrivendone la sceneggiatura. Il verdetto è un film reso intrigante dai suoi grandi attori. Quella qui presentata è una versione realistica e minimale di un “legal drama” con al centro il Children Act, una legge inglese molto contestata risalente al 1989. Il provvedimento sancisce che un giudice può intervenire a tutela di un minore nel caso in cui i suoi genitori o lui stesso sia giudicato incapace di prendere la decisione migliore per il suo futuro. Da giudice della corte preposta alle cause con coinvolti minori, Fiona Maye ci fa i conti giornalmente: che si tratti di neonati, ragazzine maltrattate o adolescenti malati che rifiutano le cure, tutto per lei si risolve in un’applicazione stringente della legge. Il caso che la farà vacillare è da manuale: c’è un ragazzino Testimone di Geova che ha urgente bisogno di una trasfusione di sangue ma la rifiuta, sostenuto dai suoi genitori. Cresciuto in una comunità religiosa salvifica o oscurantista, a seconda dell’avvocato che si ascolta, Adam è deciso ad andare incontro alla morte per non scontentare i genitori e i capi della sua comunità. Per i Testimoni di Geova infatti la trasfusione di sangue è un peccato gravissimo. Si tratta solo di un altro caso che attirerà le attenzioni della stampa su Fiona, ma il cui verdetto è scontato. Il Children Act prescrive che il tribunale imponga l’attuazione della trasfusione di sangue. La granitica persona di Fiona – tutta comprensione umana ma solida e laica aderenza alla legge – si sgretola insieme alla rivelazione del marito che, trascurato da anni dallo stacanovismo della moglie, le confessa una relazione extraconiugale. Il verdettosi consuma tutto attorno alla morale di Fiona, messa a dura prova nel pubblico e nel privato da questi due “casi” contingenti. Nella sua parvenza e nel suo comportamento si aprono crepe visibili, ma la fede incrollabile nei suoi valori la tiene in piedi, pronta a pagare il prezzo per non aver tradito ai suoi valori fino in fondo. Il punto di rottura – al protocollo giudiziario e alla sua routine umana – è l’incontro in ospedale con Adam. Questo colloquio breve e informale cambierà la vita di entrambi in maniera irreversibile. Adam scoprirà quanto la sua visuale sul mondo fosse ristretta, Fiona si troverà sull’orlo di un colpo di testa senza precedenti.

* Il verdettoè il racconto, oggi sempre più importante, di chi fa il proprio lavoro con scrupolo assoluto, ragionando con enorme attenzione sulle conseguenze delle proprie decisioni, portandosi sulle spalle un peso etico difficile da sostenere. La ragione può essere l’unica giudice senza spazio per il sentimento, per il cuore? La protagonista torna a porsi questa domanda, e già per questo diventa probabilmente un migliore magistrato, oltre che una donna migliore. Emma Thompson è semplicemente straordinaria nell’equilibrio e l’eleganza che dona a questo personaggio a cui saltano i punti di riferimento, così come Stanley Tucci, che alterna con grande sensibilità l’azione di disturbo, di sprone, a quella protettiva. Film indubbiamente complesso, capace di stimolare dubbi e riflessioni sull’eterno dualismo tra applicazione incondizionata della legge e la valutazione umana e partecipe di ogni singolo caso.

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