Genere: Drammatico. Interpreti: Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea. Origine: Italia. Distribuzione: 01 Distribution.
di Gianni Amelio
Fin dagli esordi, con “La fine del gioco” e “Colpire al cuore”, Gianni Amelio ha posto la stessa domanda che attraversa tutto il suo cinema: “Che cosa saresti disposto a fare per amore?”. È un interrogativo che indaga le crepe della coscienza individuale, davanti ai pregiudizi e alle ingiustizie del mondo. Nessun dolore aggiunge un nuovo tassello, investendo lo spettatore con la sua bruciante attualità. Presentato Fuori Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Nessun dolore mette al centro il senso di colpa e la capacità di aprirsi al prossimo. In un film che riannoda i fili del suo umanesimo, Amelio scava nelle ferite del nostro tempo. Ritroviamo l’insopprimibile bisogno di empatia già esplorato in “La tenerezza”, la scoperta di una sorta di paternità imprevista nel carabiniere di “Il ladro di bambini”, il viaggio disperato dei profughi in “Lamerica”. Il film segue Davide (Alessandro Borghi), un libraio di Roma travolto da un tragico incidente e dal rimorso per la sorte di un piccolo sconosciuto. Nel tentativo di riscattare il proprio errore e trovare risposta a un segreto bisogno di redenzione, l’uomo decide di ospitare Aminah, una ragazza algerina incinta. Quel primo gesto spontaneo si trasforma in un’esperienza di solidarietà incontrollabile, in cui le ombre non tardano ad arrivare, con un’escalation nell’ospitalità che gli sfugge di mano. A fargli da contraltare è Elsa, con il volto intenso di Valeria Golino. Lei è la parte razionale di Davide, è una docente universitaria e resta uno spirito libero. Il regista concentra la narrazione sullo scontro continuo tra i vincoli dello Stato e la disponibilità ad accogliere l’altro. L’appartamento di Davide perde i propri confini domestici per incarnare il simbolo di una società incapace di aiutare l’indigenza. Nel cinema di Amelio lo spazio privato assume spesso una valenza politica: la casa non è mai una fortezza protettiva, ma un luogo di confronto fra ideali diversi. Come già accadeva nei precedenti film, il contesto civile si dimostra ostile all’impulso di umanità del singolo. In Nessun dolore si evita ogni risposta consolatoria, mettendo in luce l’attrito forse inevitabile tra il rigore delle leggi e la spontaneità dei sentimenti, e si ripropone il giudizio sulle migrazioni come evento esistenziale e sociale. Davide scopre nella cura dell’estraneo il senso della solidarietà con un impulso affettivo in cui una nuova casa trasforma l’accoglienza nell’unica vera “patria” possibile in cui trovare rifugio.


