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Francesco
di Hanspeter Capaul- 1973

Dati tecnici – Credit e cast

  • Titolo: Francesco
  •  Regia: Hanspeter Capaul e Wolfgang Suttner, Anno: 1973, Produzione: Tellux / Katholisches Filmwerk (Germania Ovest), Durata: 90 minuti, Formato: Colore, 35mm, Colonna sonora : Franz Liszt, John Mayall, Bruno Lauzi, Peter Siegwart, Group Spring.

Cast artistico

Interpreti.:
Cast: Chryseldis Hofer, Anton Bossert, Hansburkhard Meier, Hans Wenz, Bernhard G. Sutter

 

Non una ricostruzione storica della biografia di un santo sotto forma di cinema narrativo, ma l’esperimento di una nuova versione moderna: avvolta in una trama inquadrata (un pianista cieco fa da moderatore), cinque fasi della vita di Francesco d’Assisi – spesso liberamente varianti e astratti i fatti storici – vengono trasferite ai giorni nostri. Una meditazione prodotta con un budget ridotto per il 750º anniversario della morte del santo.
Il film è difficile da trovare, non circola in home video e non risulta disponibile sulle piattaforme comuni. È però documentato in archivi tedeschi (Filmportal, Filmdienst) e in repertori di cinema religioso.

Contenuto

Il film è costruito in cinque episodi, introdotti e collegati da un pianista cieco che funge da narratore e “coscienza” dell’opera. La vita di Francesco non è rappresentata in forma storica, ma trasposta nel mondo contemporaneo: ogni episodio è una variazione simbolica su un momento della vita del Santo.

Un pianista cieco, in una sala spoglia, suona frammenti musicali e introduce il tema: “Chi è Francesco oggi?” La domanda non è retorica: il film vuole mostrare come il messaggio francescano possa incarnarsi in figure contemporanee, spesso marginali.

Episodio I – La rottura con il padre: Un giovane uomo, benestante e inserito nel mondo borghese, vive una crisi profonda, è insofferente verso il consumismo e la superficialità del suo ambiente.
Durante una cena di famiglia, esplode un conflitto: il protagonista rifiuta il denaro, gli affari, le aspettative. In una scena simbolica, si spoglia dei suoi abiti eleganti e lascia la casa paterna.È la trasposizione moderna della rinuncia ai beni davanti al vescovo.

🟩 Episodio II – La scelta dei poveri
Il protagonista vive ora tra senzatetto, immigrati, disoccupati. Lavora con loro, mangia con loro, ascolta le loro storie. Non è un “salvatore”, ma un uomo che vuole condividere la loro condizione. Una scena centrale lo mostra mentre divide il poco cibo che ha con un gruppo di emarginati. È la versione contemporanea dell’abbraccio ai lebbrosi.

Episodio III – La fraternità
Il giovane incontra altri ragazzi e ragazze che condividono la sua ricerca. Vivono in una casa occupata, trasformata in comunità. Lavorano insieme, pregano in modo libero, discutono di pace e giustizia. La comunità cresce, ma emergono tensioni: alcuni vogliono un’organizzazione più rigida, altri preferiscono la spontaneità. È la nascita dell’Ordine, con i primi compagni.

Episodio IV – Il conflitto con il potere
La comunità entra in contrasto con le autorità civili e religiose. Il loro stile di vita è visto come sovversivo. Una manifestazione pacifica degenera quando interviene la polizia. Il protagonista viene arrestato, ma mantiene un atteggiamento mite e nonviolento. È la trasposizione del conflitto tra Francesco e la Chiesa istituzionale, quando il movimento cresce e diventa “pericoloso”.

Episodio V – La solitudine e la morte
Il protagonista, stremato e malato, si ritira in un luogo isolato. Scrive pensieri, prega, contempla la natura. La comunità lo visita, ma lui appare già “oltre”. Muore serenamente, mentre il pianista cieco riprende a suonare. È la versione moderna della morte alla Porziuncola.

Epilogo – Il pianista cieco
Il pianista conclude: Francesco non è un personaggio del passato, ma una possibilità sempre aperta. Il film si chiude con immagini della città contemporanea, come a dire: “Il Vangelo della povertà e della pace può incarnarsi anche qui, oggi.”

 

Nota metodologica

Il film nasce nella Germania Ovest dei primi anni ’70, un periodo segnato da:

  • tensioni politiche (post-’68, movimenti studenteschi, contestazione dell’autorità);
  • crisi delle istituzioni religiose tradizionali;
  • ricerca di nuove forme di spiritualità, spesso legate alla giustizia sociale;
  • sperimentazioni nel cinema cattolico tedesco, soprattutto nell’ambito Tellux/Katholisches Filmwerk.

In questo clima, la figura di Francesco d’Assisi diventa un archetipo di radicalità evangelica capace di parlare a una generazione in conflitto con il consumismo e con le strutture di potere.

Il film non vuole “raccontare” Francesco, ma interrogarlo: cosa significa essere Francesco nel 1973?

  1. Struttura narrativa e dispositivo parabolico

La scelta di ambientare la vicenda nel presente non è un espediente modernizzante, ma un dispositivo teologico-narrativo. Il film non ricostruisce la vita del Santo: la traspone in cinque quadri simbolici che ripercorrono le tappe fondamentali della conversione francescana.

La presenza del pianista cieco come narratore è un elemento chiave:

  • rappresenta la voce interiore, la coscienza, la memoria spirituale;
  • introduce ogni episodio come una meditazione;
  • crea un ponte tra il piano simbolico e quello realistico.

Questa cornice conferisce al film un tono da lectio visiva, più che da racconto lineare.

Il film si distingue nettamente dalle opere precedenti:

  • non è monumentale come Frate Sole;
  • non è poetico come Francesco giullare di Dio;
  • non è psicologico come Francesco (Cavani, 1989);
  • non è catechetico come i film francescani degli anni ’50–’60.

È un unicum: un film-saggio, un esperimento teologico-visuale, una parabola laica e spirituale insieme.

La sua rarità lo rende prezioso per la ricostruzione del francescanesimo cinematografico europeo.

  1. Valutazione complessiva

Francesco (1973) è un’opera imperfetta ma profondamente autentica. La sua forza sta nella capacità di:
interrogare lo spettatore;

  • evitare ogni retorica religiosa;
  • mostrare la santità come cammino umano;
  • far risuonare il messaggio francescano nel cuore della modernità.

È un film che non “racconta” Francesco: lo rende possibile.

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