
Francesco d’Assisi
di Liliana Cavani – 1966

Dati tecnici – Credit e cast
Francesco d’Assisi
Regia: Liliana Cavani, Anno: 1966, Paese: Italia, Formato originale: miniserie televisiva in 2 puntate (RAI), Durata complessiva: 126 min (versione TV) / 119 min (versione film), Colore: bianco e nero, Pellicola: 16 mm (gonfiato a 35 mm per la distribuzione cinematografica), Prima visione: 6 e 8 maggio 1966, Programma Nazionale; produzione RAI, Clodio Cinematografica / RAI Radiotelevisione Italiana.
Soggetto: Liliana Cavani, Tullio Pinelli, Sceneggiatura: Liliana Cavani, Tullio Pinelli, Consulenza storica: Boris Ulianich, Fotografia: Giuseppe Ruzzolini, Montaggio: Luciano Gigante, Musiche: Peppino De Luca, Scenografia e costumi: Ezio Frigerio Produzione: Clodio Cinematografica / RAI Radiotelevisione Italiana
Liliana Cavani
Regista nata a Carpi nel 1933, si forma tra Modena, Bologna e il Centro Sperimentale di Roma, dove realizza La battaglia, premiato con il Ciak d’oro («miglior saggio di fine corso»). Per la Rai dirige documentari sociali e politici, poi esordisce nel 1966 con Francesco d’Assisi. Seguono film centrati su conflitti etici, storici e psicologici: Galileo, I cannibali, Il portiere di notte, Al di là del bene e del male.
Negli anni ’80 firma La pelle e Oltre la porta. Alterna cinema e televisione, realizzando De Gasperi (2004) ed Einstein (2008). Riceve numerosi riconoscimenti, tra cui la laurea honoris causa LUMSA per «l’umanizzazione dell’arte cinematografica».
Nel 2023 torna al cinema con L’ordine del tempo, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia.
Cast artistico
Interpreti/Actors:
- Lou Castel – Francesco, Giancarlo Sbragia – Pietro Bernardone, Maria Grazia Marescalchi – Pica, Riccardo Cucciolla – Frate Leone, Ludmilla Lvova – Chiara, Kenneth Belton – Papa Innocenzo III, Marco Bellocchio – Pietro di Stacia,Mino Bellei – Frate Bernardo.
Lou Castel è nato il 28 maggio 1943. Luogo di nascita: Bogotá, Colombia. È conosciuto come attore e regista. È celebre per aver partecipato a Quién sabe? (1967), I pugni in tasca (1965) e La nascita dell’amore (1993).
Contenuto
Il film segue la vita di Francesco dalla giovinezza spensierata fino alla morte, mettendo al centro la sua trasformazione spirituale.
Francesco è inizialmente un giovane dedito a feste e giochi d’armi. L’esperienza traumatica della guerra lo porta a una profonda crisi interiore, che lo spinge a rifiutare la vita mondana e la ricchezza familiare. Abbandona la casa paterna tra scandalo e incomprensioni, convinto che solo l’umiltà e la carità possano cambiare il mondo. Inizia così una vita di povertà radicale, dedicata alla predicazione e al servizio degli ultimi. Il suo esempio attira i primi compagni — tra cui Bernardo, Pietro, Leone — che condividono la sua scelta evangelica. Francesco si reca da papa Innocenzo III per ottenere l’approvazione della prima regola francescana. Anche Chiara, affascinata dal suo messaggio, fonda una comunità femminile che segue gli stessi ideali di povertà e dedizione. Con la crescita del movimento, Francesco redige una nuova regola interamente basata sul Vangelo, per riportare il gruppo alla purezza originaria della sua intuizione spirituale. Sentendo vicina la fine, chiede di essere deposto nudo sulla terra, in segno di totale unione con la creazione. Muore il 4 ottobre 1226, circondato dai suoi fratelli.
Nota metodologica
Il Francesco d’Assisi di Liliana Cavani (1966) rappresenta una svolta decisiva nella rappresentazione audiovisiva del Santo. Realizzato per la RAI in due puntate, il film inaugura un nuovo modo di raccontare il sacro: non più attraverso l’agiografia tradizionale, ma mediante un linguaggio realistico, essenziale e profondamente contemporaneo. L’opera si colloca nel clima culturale post-conciliare, segnato da un ritorno alle fonti evangeliche e da una forte esigenza di autenticità.
Poetica e linguaggio filmico
La scelta del bianco e nero in 16mm non è solo tecnica, ma poetica: la grana della pellicola, la luce naturale e la fotografia di Giuseppe Ruzzolini conferiscono al film un tono quasi documentaristico. La Cavani adotta una regia asciutta, cronachistica, che evita ogni enfasi spettacolare. I movimenti di macchina sono minimi, i dialoghi ridotti all’essenziale, le ambientazioni rurali dell’Umbria diventano parte integrante della narrazione. Il risultato è un’opera che sembra “accadere” davanti allo spettatore, come un evento reale più che come una ricostruzione storica.
Nota metodologica
Il cinema come luogo ermeneutico della figura di Francesco d’Assisi
L’analisi del cinema francescano richiede una precisazione metodologica preliminare: il film non è soltanto un prodotto artistico o narrativo, ma un dispositivo culturale capace di generare interpretazioni, immaginari e forme di ricezione del sacro. Studiare Francesco attraverso il cinema significa dunque interrogare non solo la rappresentazione del Santo, ma anche il modo in cui un’epoca legge il Vangelo, la santità e il rapporto tra individuo e istituzione.
Il cinema, più di altri linguaggi, possiede una doppia natura: è al tempo stesso documento del proprio tempo e interpretazione di un passato. Ogni film su Francesco è quindi una mediazione storica, che riflette le domande, le tensioni e le sensibilità del periodo in cui nasce. Per questo motivo, l’analisi filmica non può limitarsi alla trama o alla fedeltà storica, ma deve considerare:

- la poetica visiva (scelte di fotografia, montaggio, messa in scena);
- la costruzione narrativa (linearità, episodi, simboli, ellissi);
- la teologia implicita (immagine di Cristo, povertà, fraternità, rapporto con la Chiesa);
- il contesto culturale (clima spirituale, dibattito ecclesiale, sensibilità sociale);
- la ricezione (pubblico, critica, istituzioni religiose).
Questi elementi permettono di comprendere come il cinema non si limiti a “rappresentare” Francesco, ma contribuisca a costruire la sua immagine nella memoria collettiva. Ogni film diventa così un atto ermeneutico, un’interpretazione che dialoga con la tradizione agiografica, con la storiografia e con la spiritualità contemporanea.
Nel caso specifico del Novecento, i tre film fondamentali – Frate Sole (1918), Francesco, giullare di Dio (1950) e Francesco d’Assisi (1966) – mostrano come il cinema sia stato capace di tradurre Francesco in tre forme diverse di sacro: l’icona, la parabola, l’esistenza. Questa evoluzione non è casuale, ma rispecchia il passaggio da una religiosità simbolista, a una spiritualità comunitaria postbellica, fino a una lettura antropologica e storica del Santo nel clima post‑conciliare.
La metodologia adottata in questa tesi assume dunque il cinema come fonte teologica e culturale, non inferiore alle fonti letterarie o iconografiche, ma complementare ad esse. Il film diventa un luogo in cui la figura di Francesco viene continuamente reinterpretata, resa contemporanea, interrogata e rimessa in discussione. Analizzare queste opere significa comprendere non solo come Francesco è stato rappresentato, ma come la modernità ha cercato di comprendere se stessa attraverso Francesco.

L’immagine di Francesco
Il film propone un Francesco radicalmente diverso da quello della tradizione cinematografica precedente. Non è il santo taumaturgo di Frate Sole (1918), né il giullare evangelico di Rossellini. È un giovane inquieto, fragile, attraversato da una crisi esistenziale che lo porta a rompere con il mondo mercantile del padre. La povertà non è presentata come virtù ascetica, ma come scelta politica e sociale, come rifiuto di un sistema economico fondato sul possesso e sulla violenza feudale. La Cavani restituisce così un Francesco storico e umano, vicino alle tensioni del Novecento più che alle iconografie medievali.
Temi teologici e antropologici
Pur non essendo un film “religioso” in senso devozionale, Francesco d’Assisi è profondamente teologico. La Cavani mette in scena una cristologia vissuta, non proclamata: Francesco imita Cristo non per devozione, ma per identificazione esistenziale. La povertà diventa luogo di rivelazione, la fraternità una forma alternativa di Chiesa, la tensione tra carisma e istituzione un nodo centrale della vicenda. Il film mostra come il sacro possa emergere nella quotidianità, nei gesti minimi, nella relazione con gli ultimi.
Struttura narrativa
La narrazione procede per quadri autonomi, più che per sviluppo lineare. Questa struttura richiama volutamente i Fioretti, ma depurati da ogni elemento miracoloso. Ogni episodio è un frammento di vita che contribuisce a delineare il percorso interiore del protagonista. La morte non è rappresentata come climax drammatico, ma come ritorno alla terra, in coerenza con la poetica della semplicità che attraversa tutto il film.
Interpretazioni attoriali
Lou Castel offre un Francesco lontano da ogni iconografia tradizionale: giovane, vulnerabile, quasi spaesato. La sua interpretazione restituisce un santo “in divenire”, non ancora compiuto, attraversato da dubbi e contraddizioni. Riccardo Cucciolla (Frate Leone) rappresenta lo sguardo interno alla comunità: osserva, registra, custodisce. La scelta di attori non professionisti o poco noti contribuisce al tono realistico dell’opera.
Ricezione e impatto
Alla sua prima messa in onda, il film raggiunse quasi 20 milioni di spettatori, un dato eccezionale per l’epoca. La critica lo accolse con interesse, ma non mancarono polemiche da parte di ambienti ecclesiastici che lo giudicavano troppo “laico” o “politico”. In realtà, la Cavani aveva colto un punto essenziale: Francesco è una figura che ogni epoca riscrive secondo le proprie domande. Il film inaugurò il ciclo francescano della regista e influenzò profondamente il modo di rappresentare il sacro in televisione.
Valore nel panorama del cinema spirituale
Francesco d’Assisi è un’opera cardine del cinema spirituale italiano. Introduce un modello narrativo in cui il sacro non è più legato al miracolo o alla retorica, ma alla verità dell’esperienza umana. La televisione diventa spazio teologico, luogo di riflessione collettiva. Il film anticipa molte tendenze del cinema degli anni ’70, più antropologico che devozionale, e rimane ancora oggi un punto di riferimento per chi studia la rappresentazione audiovisiva della santità.
Conclusione
Il film di Liliana Cavani rappresenta una delle interpretazioni più originali e influenti della figura di Francesco d’Assisi nel Novecento. La sua forza risiede nella capacità di coniugare rigore storico, sensibilità contemporanea e un linguaggio filmico innovativo. È un’opera che non si limita a raccontare la vita del Santo, ma interroga il rapporto tra uomo, potere, povertà e Vangelo, rendendo Francesco una figura sorprendentemente attuale.
Hanno scritto
Liliana Cavani: «Il santo di Assisi uomo del futuro» (intervista)
Una riflessione sul film, quindici anni dopo – di Liliana Cavani
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- (Romano Zanarini, Scheda per il cinema d’essai « Roma » di Bologna).
- (Lino Micciché, « Il cinema italiano degli anni ’60 », Marsilio Editori)
- (Ciriaco Tiso, « Cavani », Ed. La Nuova Italia – Il Castoro cinema).
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