
Francesco
di Michele Soavi 2002

Dati tecnici – Credit e cast
Francesco
è una miniserie televisiva italiana del 2002 diretta da Michele Soavi che narra la vita di Francesco d’Assisi.
Miniserie televisiva in due puntate, prod. Taodue/Mediaset, Canale 5, 6–7 ottobre 2002 (prima trasmissione).
Titolo: Francesco
Regia: Michele Soavi
Anno: 2002, Formato: Miniserie TV in 2 puntate (durata variabile a seconda delle edizioni), Durata: 182 min versione integrale, 192 min versione film TV (ComingSoon / Movieplayer), 126–130 min versione ridotta/home video, Paese: Italia, Genere: Biografico / Religioso / Drammatico, Montaggio: Anna Rosa Napoli, ,Scenografia: Marco Dentici, Costumi: Sergio Ballo, Musiche: Carlo Siliotto
Cast artistico
Interpreti
Raoul Bova – Francesco, Amélie Daure – Chiara, Gianmarco Tognazzi – Bernardo, Claudio Gioè – Pietro, Paolo Briguglia – Silvestro, Mariano Rigillo – Pietro di Bernardone, Erika Blanc – Pica, Sergio Romano – Elia, Lorenzo De Angelis – Paolo, Tony Bertorelli – Papa Innocenzo III.
Contenuto
Umbria, XII secolo. Francesco, figlio del ricco commerciante Pietro, trascorre la sua adolescenza tra feste e divertimenti. Un giorno, durante una battuta di caccia nella foresta, Francesco incontra Chiara che si sta prendendo cura di alcuni lebbrosi e rimane impressionato dalla sua forza d’animo. Francesco, stimolato dal suo esempio e dalle riflessioni fatte in carcere nel quale è stato rinchiuso dopo la rivolta di Assisi, decide di regalare ai poveri tutti i tesori del padre. Francesco lascia la città e raggiunge la chiesa vicina al lebbrosario, dove ha trovato rifugio il suo amico Paolo. È qui che inizia il cammino che lo porterà verso la santità.
Nota metodologica
Dal Francesco Giullare di Dio di Roberto Rossellini (1950) a Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli (1972), passando per l’ossessione di Liliana Cavani, che alla figura di san Francesco ha dedicato ben tre film (1966, 1989 e 2014), non si può certo dire che il cinema nostrano abbia trascurato il santo di Assisi. E, nel complesso di tutte queste opere, la fiction Mediaset firmata da Michele Soavi nel 2002 (Francesco, semplicemente) è uno dei prodotti peggiori, smaccatamente televisivo e con un protagonista inadatto, quasi mai credibile, come Raoul Bova, che pure in altre circostanze ha dimostrato di trovarsi maggiormente in parte. Sul soggetto pone la firma il produttore Pietro Valsecchi (Taodue), insieme a Leonardo Fasoli, che risulta accreditato parimenti per la sceneggiatura, con il regista, Giacomo (figlio del grande Furio) Scarpelli e Salvatore De Mola; la storia è verosimile, ma annacquata per raggiungere le due puntate da cento minuti ciascuna (appositamente per la duplice trasmissione in tv) e anche la versione ‘riassunta’ da due ore soltanto di durata è vittima di una narrazione macchinosa e del tipico gusto per la semplificazione di dialoghi, situazioni, caratteri che è proprio dei lavori licenziati per il piccolo schermo. Nel cast anche Gianmarco Tognazzi, Paolo Briguglia, Toni Bertorelli, Luca Lionello, Erika Blanc, Amelie Daure. Soavi, ormai stabilmente assoldato come regista di fiction Mediaset, ha trovato maggior fortuna con le opere ispirate a fatti tragici dell’Italia contemporanea, come Uno bianca, girato l’anno precedente, o Ultima pallottola, l’anno seguente, sul serial killer Donato Bilancia. 3/10.
scheda critico‑filologica
- La miniserie Francesco, diretta da Michele Soavi e prodotta da Taodue per Mediaset nel 2002, rappresenta uno dei tentativi più significativi – benché problematici – di aggiornare la figura di Francesco d’Assisi all’immaginario televisivo italiano dei primi anni Duemila. Articolata in due puntate (durata complessiva 182–192 minuti nelle versioni integrali), l’opera si colloca nel solco delle grandi biografie televisive, adottando un linguaggio narrativo e visivo fortemente orientato alla divulgazione popolare.
- Dal punto di vista filologico, la miniserie si fonda su una rielaborazione estremamente libera delle Fonti Francescane. Episodi come la conversione dopo la malattia, l’incontro con il lebbroso, la rinuncia davanti al vescovo e l’udienza con Innocenzo III derivano nominalmente da Tommaso da Celano e dalla Leggenda dei tre compagni, ma vengono reinterpretati secondo codici melodrammatici e psicologici estranei alla tradizione agiografica medievale. La costruzione del personaggio privilegia infatti un modello di interiorità moderna, segnato da dubbi, esitazioni e conflitti emotivi che rispondono più alle esigenze della fiction contemporanea che alla rappresentazione spirituale delle fonti.
- Particolarmente rilevante è la romanticizzazione del rapporto tra Francesco e Chiara, che la miniserie trasforma in un asse narrativo centrale. Tale scelta, priva di riscontri nelle fonti, deriva da una lunga tradizione cinematografica inaugurata da Zeffirelli e proseguita da Cavani, cui Soavi attinge anche sul piano iconografico: la scena della rinuncia agli averi, l’udienza papale e l’estetica luminosa e pastorale richiamano direttamente Fratello Sole, Sorella Luna. L’opera riduce inoltre la dimensione comunitaria del primo movimento francescano: figure come Bernardo, Leone e Rufino appaiono marginalizzate, mentre scompare quasi del tutto la complessità normativa e teologica legata alla Regola e alle tensioni interne all’Ordine.
- Sul piano stilistico, la fotografia calda e controluce, l’uso insistito del ralenti e la colonna sonora emotiva contribuiscono a costruire un’immagine spiritualizzata ma poco storica del santo. L’ambientazione medievale è trattata in modo generico, con costumi e scenografie che rispondono più a un immaginario cinematografico consolidato che a un reale intento ricostruttivo.
- Nel complesso, Francesco di Soavi presenta bassa aderenza filologica e limitata affidabilità storica, ma riveste un ruolo significativo nella storia della rappresentazione audiovisiva del santo. L’opera testimonia infatti la trasformazione di Francesco in figura sentimentale e psicologica, funzionale alla narrazione televisiva contemporanea, e costituisce un caso esemplare di ricezione pop-mediatica della tradizione francescana. Per questo motivo, pur non offrendo contributi documentari, risulta utile nell’analisi comparata delle riscritture moderne e nella mappatura delle derive iconografiche e narrative che caratterizzano la produzione audiovisiva degli ultimi decenni.

