In ACECToscana

Cineforum 2016 no. 559
Il sogno di Francesco
di Nicola Rossello

Il sogno di Francesco
di Nicola Rossello

Il sogno di Francesco non vuol essere l’ennesima biografia cinematografica sul giullare di Dio, dopo quelle di Rossellini, della Cavani, di Zeffirelli. Fély e Louvet hanno scelto invece di focalizzare il racconto sul rapporto conflittuale tra Fran­cesco ed Elia da Cortona, uno dei primi seguaci del Santo; un dissidio che, prefigurando Lo scontro durissimo che negli anni successivi alla morte del poverello d’Assisi opporrà Spi­rituali e Conventuali,

Il   film descrive in forme forse troppo schematiche per risultare convincenti. Da un lato avre­mo l’ingenuo radicalismo di Francesco, la cui intransigenza, alie­na da qualsivoglia accomodamento («Gesù non ha mai fatto com­promessi»), mira a difendere un’ap­plicazione rigida della Regola. Il personaggio (a cui la recitazione di Elio Germano conferisce una sorta di rapinosa esaltazione mistica) conserva, nella sua immersione nel mondo degli umili e dei reietti, qualcosa dell’esagitato («Era un uomo in perpetua ten­sione e movimento», Auerbach) e del fanatico (il suo ritenersi depositario di una Verità «che non si mercanteggia»). Lo stes­so rifiuto di ogni attaccamento materiale rischia di assumere, nella semplicitas di alcuni suoi seguaci, accenti di un pauperi­smo forsennato e demenziale,lo     stesso che, periodicamente, torna a riemergere (e a far danni) nei Paesi cattolici. «Tu vuoi combattere la povertà!», sibila frate Bonizio, il più infervorato dei confratelli, sca­gliandosi contro Elia «Bisogna invece amare la povertà e odiare la ricchezza».

Per contro, nel personaggio di frate Elia (è lui a far da traino al racconto, che adotta il suo punto di vista) si sintetiz­zano le istanze moderate della spiritualità francescana. Elia è figura – tormentata e dub­biosa – della ragionevolezza, del buon senso, della duttilità diplomatica. Egli ha compreso che solo il riconoscimento dell’Ordine potrà impedire che i confratelli siano emarginati e condannati come eretici; solo l’approvazione della gerarchia romana consentirà a Francesco di realizzare il suo sogno utopico («Volevo aiutarlo a costruire un mondo migliore», dice nelle prime battute del film). Elia cercherà allora di trovare un punto d’incontro tra le aspirazioni del movimento e il disegno di normalizzazione degli ordini religiosi propugna­to in quegli anni dalle autorità ecclesiastiche. Si lascerà con­vincere dal cardinale Ugolino a emendare il testo della Regola dalle proposizioni più radicali che la rendevano invisa al Pontefice. L’operazione, compiuta all’insaputa di Francesco, ingenererà il dubbio di aver consumato un atroce tradimento nei confronti del maestro; dubbio che spingerà il povero frate a tentare il suicidio in un momento di sconforto (qui il libero intervento sulla cronaca sconfina in arbitrio storico grossolano…).

L’andamento del film ha un che di compassato, di esangue, a cui i frequenti interventi della colonna musicale s’illudono di porre rimedio. Il tono, gravato da un didascalico moralismo, è più spesso consono a un quadretto edificante e agiografico che a una ricostruzione storica attendibile. All’attivo della pellicola v’è l’aspra solennità dei paesaggi (le cam­pagne e i boschi battuti dal vento, lo scorcio di una chiesa o delle mura di una città, le rocce della Varna, vengono a com­porre un quadro di quotidianità rude), nonché il volto di alcuni interpreti di sicuro mestiere, qui chiamati a ricoprire ruoli di contorno. Troppo poco.

Nicola Rossello

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