
“ALCOOLTEST” di nuovo un giro fra le campagne del Veneto etilico
A 78 anni il cantante Drupi esordisce come attore in una commedia surreale tra sagre paesane e misteriosi folletti
di Marco Vanelli
Proviamo a riassumere la trama. Ci sono due famiglie che vivono a Lentiai, in Valbelluna. Una alleva mucche ed è composta da madre e padre (un uomo che si esprime con massime per lo più incomprensibili e del tutto decontestualizzate, come: «La vergogna alle volte è più grande nello spettatore che nel protagonista») e due figli: Giorgio, un ragazzino in perenne fuga per campi e boschi, timoroso di calpestare le impronte del Mazarol, un folletto della tradizione agordina vestito di rosso, e Luca, giovane in procinto di sposarsi con Sofia. Questa è figlia della scorbutica Paola e, sembrerebbe, di Sergio, un ex cantante anziano che dorme, nullafacente, in una barca a vela ormeggiata nel prato della villetta di Paola, che ora vive con un altro uomo e ha messo in vendita il natante. Il matrimonio tra Sofia e Luca dovrebbe celebrarsi a Ferragosto, con festa campestre ai cui preparativi partecipa di fatto tutto il paese.
Questo è il quadro (e il termine non è usato a caso) esistenziale in cui si vanno a sviluppare le vicende che per buona parte ruotano intorno a Sergio, interpretato dal cantante Drupi (classe 1947), in costante stato di ebbrezza da birra, nostalgico di un passato canoro ormai tramontato, nonostante qualcuno si ricordi ancora di lui e lo vada a cercare: il suo vecchio agente che gli vuol dare una possibilità per tornare in scena e un gruppetto un po’ scalcinato di giovani, Las Bandas, che suona nelle sagre e gli propone di unirsi a loro come vocalist per partecipare a un concorso locale. La canzone che dovrebbero eseguire è conforme al tono un po’ surreale del racconto e contiene versi immortali quali: «Se soltanto tu mi amassi / non saresti così vile / da nascondere le pile / della radio sul comò»…
Sergio, con indosso la stessa camicia anni Settanta che lava nella fontana comunale, ha bisogno di soldi pena perdere la barca dove dorme ed è incerto tra l’audizione del suo agente e il concorso che, per disdetta, avvengono alla vigilia di Ferragosto. Mentre per il giorno dopo, nonostante i preparativi per le nozze, qualcosa non funziona tra Sofia e Luca, colpa anche di un giovane e attraente vigile urbano che, per strada, fa l’alcooltest del titolo al recalcitrante promesso sposo. Alla fine tutto si ricompone con qualche aggiustamento, come in un bel quadro o in una fantasia del piccolo Giorgio, silente testimone delle bizzarrie dei grandi. Sempre timoroso di imbattersi nel Mazarol, forse il bambino lo individua proprio in Sergio che, non a caso, sulla sua camicia preferita finisce per indossare una giacca rossa.
Il film è una garbata fantasia strapaesana retta da interpreti calati nei ruoli con una spontaneità al limite dell’improvvisazione. Come afferma il regista: «L’abbiamo lasciato andare, senza forzature, quasi come se fosse il film stesso a dirigere tutti noi». La macchina da presa li asseconda e sta loro addosso, soprattutto a Drupi che, pur essendo ancora in attività, mette molto di sé nel personaggio del cantante fallito, a cominciare dalla voce graffiante e da una fisicità che ha visto giorni migliori. Il tono del racconto, a volte eccessivamente annacquato con divagazioni inutili, può ricordare Le città di pianura di cui ci siamo occupati nel numero 37 di questo giornale, ma anche certe atmosfere felliniane da Amarcord a La voce della luna. Un ritmo più sostenuto avrebbe giovato al film che, ciononostante, si lascia vedere con simpatia, come un quadro naïf.
ALCOOLTEST
Regia e sceneggiatura: Stefano Usardi; fotografia (colore): Matteo Meldolesi; musiche: Drupi, Duilio Maggi, Sursumcorda; interpreti: Drupi, Vanda Colecchia, Sofia Taglioni, Vassilij Mangheras; produzione: Caterina Francavilla per FiFilm Production; origine: Italia 2025; formato: 2,00:1; durata: 120 min.
Fonte: ToscanaOggi.it del 29/10/2025

