
“ELISA” colpa, memoria e possibilità di redenzione
Leonardo Di Costanzo torna sul tema della detenzione con un’opera intensa e lucida, che mette in discussione il senso della pena e la reale possibilità di riabilitazione
di Lorenzo Pierazzi
Presentato in concorso alla 82ª Mostra di Venezia, Elisa è il quarto lungometraggio del regista Leonardo Di Costanzo. Ispirata al saggio Io volevo ucciderla dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, la pellicola ha ricevuto il premio Signis da parte della Conferenza Episcopale Italiana per il suo “valore umano e sociale, capace di stimolare riflessioni profonde sui temi della giustizia, del perdono e della dignità della persona”. Il film esplora le dinamiche complesse della colpa e della redenzione, attraverso la storia di Elisa Zanetti (Barbara Ronchi), in carcere da dieci anni per aver ucciso la sorella maggiore, e si concentra sul percorso di consapevolezza con il proprio passato che la donna riesce a compiere attraverso una serie di sedute con il criminologo Alaoui (interpretato dal noto attore francese Roschdy Zem). Con il succedersi degli incontri, Elisa inizia a ricordare dettagli dell’efferato delitto e riesce finalmente a confrontarsi con la propria immensa colpa.
L’ultima opera del regista dell’acclamato Ariaferma (altra storia carceraria) rifiuta semplificazioni e giudizi netti, scegliendo di esplorare la complessità e l’ambiguità dell’animo umano. Di Costanzo non cerca facili scorciatoie verso un verdetto di assoluzione o condanna, ma vuole metterci in condizione di avere tutti gli elementi necessari per comprendere le motivazioni profonde che portano a gesti estremi. La storia è ambientata presso l’Istituto sperimentale di Moncaldo, in Svizzera, un immaginario centro dove l’obiettivo è la riabilitazione delle detenute: spazi di lavoro comuni, piccole baite sparse sulla montagna, libertà di movimento all’aria aperta, addirittura un polo universitario. La narrazione si sviluppa attraverso l’alternanza tra dialoghi intensi e silenzi significativi, creando un’atmosfera di introspezione emotiva che trova il suo culmine nelle terapie psicoanalitiche.
Elisa è girato in francese e la proiezione in lingua originale (soltanto i dialoghi tra Alaoui ed Elisa sono doppiati dagli stessi attori) contribuisce ad accentuare il senso di estraneità e isolamento della protagonista, con la detenzione che diventa soprattutto un luogo di sofferenza anziché di crescita e trasformazione. La regia di Leonardo Di Costanzo si distingue per un ritmo lento e meditativo, che ci consente di immergerci completamente nell’universo interiore della storia narrata. L’uso della macchina da presa è spesso statico o con movimenti molto misurati, privilegiando campi medi e primi piani che amplificano la tensione emotiva e il senso di claustrofobia. Allo stesso tempo, la fotografia di Luca Bigazzi contribuisce a rendere la messa in scena intima e quasi asettica, mentre il montaggio, essenziale e asciutto, evita brusche cesure ed evidenzia la gradualità del percorso psicologico della donna. La colonna sonora è minimale, spesso assente o quasi impercettibile, lasciando spazio al suono ambientale e alle parole, quasi a non voler alterare la costruzione di un’ambientazione sospesa e rarefatta.
Ed infine, Barbara Ronchi che nel ruolo di Elisa riesce a trasmettere con autenticità i tratti complessi di un personaggio tormentato e contraddittorio, capace di suscitare empatia senza mai cadere nella pietà o nel giudizio. La recitazione della pluripremiata interprete di tante pellicole di successo è il cuore pulsante del film. Il suo accentuato controllo espressivo esalta alla perfezione il carattere enigmatico della protagonista e ci conduce per mano negli oscuri e misteriosi sentieri della mente.
ELISA di Leonardo Di Costanzo. Con Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Diego Ribon, Giorgio Montanini, Hippolyte Girardot, Valeria Golino
Produzione: Tempesta, RAI Cinema, Amka Films, RSI; Distribuzione: 01 Distribution; Italia, Svizzera, 2025
Drammatico; Colore
Durata: 1h 45min
Fonte: ToscanaOggi.it del 25/09/2025

