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AMARANTO

di Emanuela Moroni, Manuela Cannone

 

(Amaranto) REGIA: Emanuela Moroni, Manuela Cannone. SCENEGGIATURA: Emanuela Moroni, Manuela Cannone. INTERPRETI: Verena Schmid, Franco Lorenzoni, Etain Addey, Alida Nepa, Saviana Parodi. FOTOGRAFIA: Claudio Valerio, Emanuela Moroni, Tiziano Bernardini (Formato: Panoramico/Colore).  MUSICA: Gioacchino Balistreri. PRODUZIONE: Raya Visual Art. DISTRIBUZIONE: Fairmenti. GENERE: Documentario. ORIGINE: Italia. ANNO: 2019.  DURATA:80’.

 

Il film illustra tragitti differenti che hanno in comune la consapevolezza del rapporto di causa-effetto tra problemi ambientali e sociali e l’impellente bisogno di sperimentare un nuovo impegno nella comunità, alla ricerca di un progresso che sia collettivo e non più individualista. Nel Prologo il filosofo ed economista Serge Latouche e altri attivisti dei movimenti ecologici globali ammoniscono a ripristinare un rapporto più equilibrato e rispettoso dell’uomo rispetto all’ambiente, ma anche ad ispirarsi a nuovi approcci nella convivenza umana. A seguire, attraverso cinque segmenti concatenati, altrettanti testimoni di stili di vita alternativi al consumismo più meccanico riferiscono la loro esperienza, tra interviste ed immagini esemplificative delle proprie attività. In “Venire al mondo” l’ostetrica e saggista Verena Schmid, attiva a Firenze, illustra i perché fisiologici e filosofici del suo sostegno al parto naturale. In “Dare forma al mondo” il maestro elementare Franco Lorenzoni espone i principi che ispirano il suo metodo educativo nella casa laboratorio Cenci ad Amelia (Terni). In “Mettere radici” la contadina e utopista Etain Addey spiega come si è avvicinata alla vita agricola, scoprendo l’occasione di condivisione anche sociale nella fattoria di Pratale, vicino Gubbio. In “Coabitare” Alida Nepa dettaglia ostacoli e vantaggi del progetto di cohousing in atto a Ferrara. In “Rinascere” vediamo all’opera Saviana Parodi, biologa e divulgatrice della permacultura, disciplina di coltivazione sostenibile. Tra un episodio e l’altro, come intarsi artigianali, si inseriscono le illustrazioni di Marta Consoli, la marionetta di Augusto Terenzi, le animazioni e gli effetti visivi di Alessandro Antonelli, molte citazioni ricopiate a mano, in forma di esergo, sigillo e supporto teorico dell’operazione. Un lavoro fieramente indipendente, dall’andamento piano, dallo spirito hippie e dal montaggio non sempre altrettanto libero, ma con alcune immagini memorabili, come quella del drone che rivela un grande albero/mondo a cui è appesa una sottile altalena.

* In un’epoca segnata da gravi crisi ambientali e sociali le autrici hanno scelto di rivolgere lo sguardo verso chi sta cercando di costruire e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui ad ogni essere umano è riconosciuto il suo valore, dove è dato spazio alla comunità ed è ristabilita la profonda connessione che ci lega al pianeta Terra. Nascere, conoscere, viaggiare, abitare e rinascere, trovano un nuovo significato attraverso le storie di chi nella vita ha scelto il cambiamento, allontanandosi dall’immaginario collettivo. Amaranto parte da qui, dalla possibilità di andare oltre ciò che diamo per scontato, per raccontare una possibilità del cambiamento praticabile da ognuno di noi. “La complessità delle storie e dei temi trattati -dicono- ci ha portate ad esplorare diversi linguaggi nel tentativo di restituire quello che abbiamo vissuto in questo percorso, iniziato tre anni fa con lo zaino in spalla e una valigia piena di libri e quaderni. Il quaderno è presente nel film come strumento di narrazione che ripercorre il viaggio nella vita dell’essere umano con gli occhi incantati di chi guarda il mondo per la prima volta, con le illustrazioni poetiche che si animano per dare voce al mondo interiore delle storie raccolte”.

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