
Il sogno di Francesco
di Renaud Fely – Arnaud Luvet 2016

Dati tecnici – Credit e cast
Regia Renaud Fely e Arnaud Louvet , Titolo originale L’Ami – François d’Assise et ses frères
Lingua originale francese, italiano , Paese di produzione Francia, Italia, Belgio , Anno 2016, Durata 88 min, Genere biografico
Sceneggiatura Renaud Fely, Arnaud Louvet, Julie Peyr, Produttore Francesca Feder, Arnaud Louvet, Francesco Virga, Casa di produzione Aeternam Films, MIR Cinematografica, Entre Chien et Loup, Rai Cinema, Distribuzione in italiano Parthénos, Fotografia Léo Hinstin, Montaggio Emma Augier, Musiche Grègoire Hatzel, Costumi Marie-Laure Pinsard.
Renaud Fély è conosciuto come aiuto regista e regista. È celebre per aver partecipato a Pauline et François (2010), Il sogno di Francesco (2016) e Construire pour demain (2016).
Cast artistico
Interpreti
Elio Germano – Francesco d’Assisi, Jérémie Renier – Elia da Cortona, Alba Rohrwacher – Chiara, Stefano Cassetti – Bonizio, Thomas Doret – Stefano / Étienne, Yannick Renier – Domenico, Éric Caravaca – Leone, Marcello Mazzarella – Fra Rufino, Olivier Gourmet – Cardinale Ugolino. Philippe Laudenbach – Papa Innocenzo III-
Elio Germano (Roma, 25 settembre 1980) è un attore e regista italiano, attivo in campo teatrale, cinematografico e televisivo. Nel corso della sua carriera ha ottenuto sei David di Donatello, cinque come miglior attore protagonista per Mio fratello è figlio unico, La nostra vita, Il giovane favoloso, Volevo nascondermi e Berlinguer – La grande ambizione, uno come miglior attore non protagonista per Palazzina Laf. Per La nostra vita ha vinto anche il Nastro d’argento al migliore attore protagonista ed il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes 2010. Per l’interpretazione del pittore Antonio Ligabue nel film Volevo nascondermi ha ricevuto anche l’Orso d’argento per il miglior attore al Festival di Berlino 2020.enzo III
Contenuto
Ambientato nei primi anni del XIII secolo, Il sogno di Francesco ricostruisce il momento più fragile e controverso della nascita dell’Ordine dei Frati Minori: il confronto tra l’ispirazione originaria di Francesco d’Assisi e le esigenze istituzionali della Chiesa romana. Il film concentra la narrazione sul periodo successivo al rifiuto papale della prima Regola, quando Francesco, accompagnato da un gruppo di compagni, tenta di ottenere l’approvazione del pontefice senza tradire la radicalità evangelica che costituisce il nucleo della sua vocazione.
La prospettiva scelta dai registi Renaud Fely e Arnaud Louvet è dichiaratamente intimista e relazionale: la vicenda non è raccontata come epopea agiografica, ma come dramma umano e spirituale, centrato sul rapporto tra Francesco ed Elia da Cortona. Quest’ultimo, figura storicamente complessa e spesso controversa, diventa nel film il mediatore tra l’utopia francescana e la realtà politica della Curia. La tensione tra i due non è presentata come conflitto morale, bensì come dialettica necessaria tra carisma e istituzione, tra purezza evangelica e necessità organizzativa.
Nota metodologica
l film evita volutamente gli episodi più celebri della tradizione francescana (la spogliazione, il lupo, le stimmate) per concentrarsi su un momento di sospensione, quasi un “tempo intermedio”, in cui l’Ordine non è ancora riconosciuto e la Regola non è ancora definita. Questa scelta narrativa permette di esplorare la fragilità del progetto francescano prima della sua canonizzazione storica, mettendo in luce la dimensione processuale e conflittuale della santità.
Dal punto di vista stilistico, Il sogno di Francesco adotta un registro sobrio e contemplativo: la fotografia naturale, la recitazione trattenuta e la costruzione di spazi essenziali evocano un’estetica prossima al cinema spirituale europeo (Bresson, Dumont), lontana dalle rappresentazioni più liriche o spettacolari del francescanesimo. La povertà non è illustrata come iconografia, ma come condizione concreta, fatta di precarietà, incertezza e negoziazione continua.
Il film si colloca così in una posizione originale all’interno della filmografia francescana: non rilegge la vita del santo come mito fondativo, né come parabola edificante, ma come laboratorio di tensioni in cui si misura la possibilità stessa di tradurre un’intuizione evangelica in forma comunitaria e istituzionale. In questo senso, Il sogno di Francesco offre una riflessione attuale sulla fragilità delle utopie religiose e sulla complessità del loro rapporto con il potere ecclesiale.
do immediatamente successivo al rifiuto papale della prima Regola, quando il movimento nato attorno a Francesco d’Assisi si trova sospeso tra la purezza dell’ispirazione originaria e le esigenze di riconoscimento istituzionale. Il film di Renaud Fely e Arnaud Louvet sceglie di non rappresentare la vita del santo secondo la tradizionale sequenza agiografica, ma di concentrarsi su un momento di crisi, in cui l’identità stessa della fraternitas è ancora fluida, vulnerabile, esposta a tensioni interne ed esterne.
La narrazione si struttura attorno alla relazione tra Francesco ed Elia da Cortona, figura storicamente ambigua e spesso oggetto di letture contrastanti nelle fonti. Nel film, Elia diventa il punto di vista attraverso cui osservare la tensione tra carisma e istituzione: egli comprende la forza profetica della povertà francescana, ma ne percepisce anche la fragilità politica. La sua mediazione con la Curia romana non è presentata come tradimento, bensì come tentativo di tradurre l’intuizione evangelica in una forma sostenibile e riconoscibile dall’ordine ecclesiale. In questo senso, il film mette in scena una dialettica che attraversa tutta la storia del francescanesimo: la difficoltà di conciliare radicalità evangelica e struttura organizzativa.
Francesco, interpretato da Elio Germano con un registro antieroico e interiorizzato, appare come figura liminale: non ancora santo canonizzato, non più laico penitente, ma uomo in ricerca, attraversato dal dubbio e dalla responsabilità verso i suoi compagni. La sua resistenza a modificare la Regola non è rappresentata come ostinazione, bensì come fedeltà a un’esperienza spirituale che rischia di essere snaturata nel processo di istituzionalizzazione. Il film restituisce così un Francesco fragile, umano, lontano dalle rappresentazioni iconiche e più vicino alla complessità delle fonti più antiche.
Dal punto di vista estetico, Il sogno di Francesco adotta un linguaggio cinematografico essenziale, quasi ascetico: la fotografia naturale, l’uso di spazi aperti e non monumentalizzati, la recitazione trattenuta e la rarefazione dei dialoghi costruiscono un’atmosfera di sospensione che rispecchia la condizione storica dei protagonisti. L’opera si colloca nella tradizione del cinema spirituale europeo, privilegiando la dimensione contemplativa rispetto alla ricostruzione spettacolare. La povertà non è rappresentata come immagine iconografica, ma come condizione concreta di precarietà, incertezza e continua negoziazione.
In questo quadro, il film assume un valore peculiare all’interno della filmografia francescana: non racconta la nascita dell’Ordine come mito fondativo, né celebra la figura del santo come modello edificante. Piuttosto, esplora il processo, spesso conflittuale, attraverso cui un’esperienza carismatica tenta di trovare forma storica. Il sogno di Francesco diventa così una riflessione sulla vulnerabilità delle utopie religiose e sulla complessità del loro rapporto con il potere ecclesiale, offrendo una lettura attuale e non agiografica del francescanesimo delle origini.
IL SOGNO DI FRANCESCO
Valutazione Consigliabile, Problematico, dibattiti
Tematica Solidarietà-Amore, Tematiche religiose, Genere Drammatico, Regia Renaud Fély , Durata 88′ , Anno di uscita 2016, Nazionalità Belgio, Francia, Italia, Titolo Originale L’ami – Francois d’Assise e ses frères , Distribuzione Partrhénos, Musiche Grégoire Hetzel, Montaggio Emma Augier, Orig.: Francia/Italia/Belgio (2016) – Sogg. e scenegg.: Arnaud Louvet, Renaud Fely, Julie Peyr con la collaborazuione di Elizabeth Dablemont –Fotogr.(Panoramica/a colori): Lèo Hinstin – Mus.: Grégoire Hetzel – Montagg.: Emma Augier – Dur.: 88′ – Produz.: Francesca Feder, Arnaud Louvet per Aeternam Films.
Interpreti e ruoli
Elio Germano (Francesco D’Assisi), Jeremie Renier (Elia da Cortona), Yannick Rénier (Frate Domenico), Eric Caravaca (Frate Leone), Marcello Mazzarella (Frate Rufino), Stefano Cassetti (Bonizio), Thomas Doret (Stefano), Alba Rohrwacher (Chiara d’Assisi), Olivier Gourmet (Cardinale Ugolino)
Soggetto
Assisi, 1209. La storia prende il via quando Papa Innocenzo III non approva la prima versione della Regola. Francesco e l’amico fraterno Elia da Cortona si confrontano sulla opportunità di cambiare il testo secondo le indicazioni del Pontefice…
Valutazione Pastorale
Questo nuovo film dedicato a Francesco è una coproduzione Francia/Belgio/Italia. Si offre come una rivisitazione della vita del Santo e arriva dopo diverse e importanti proposte cinematografiche tra le quali, lo ricordiamo, si pongono “Francesco giullare di Dio” di Roberto Rossellini (1950), “Francesco d’Assisi” di Liliana Cavani (1966), 2Fratello Sole sorella Luna” di Franco Zeffirelli (1971).

Certamente i due registi francesi offrono nel loro svolgimento una nuova occasione di riflessione sulla figura religiosa di Francesco, ponendo l’attenzione sulla dialettica incontro/scontro con il confratello Elia. A prevalere è un approccio rivolto a mettere in luce il carisma spirituale di Francesco e le resistenze di alcuni confratelli. In questa prospettiva va detto che, sotto il profilo narrativo, il film si prende qualche libertà, tra queste una soprattutto significativa: succede quando Elia, rimasto solo a decidere se e quali modifiche apportare alla Regola, in un momento di particolare sconforto tenta il sui suicidio. Che non va a buon fine ma l’episodio, del tutto inventato, induce a qualche osservazione forse non esatta. Alla fine questa versione della vita di Francesco all’inizio del Terzo Millennio mantiene caratteristiche di ascetismo e sobrietà: un uomo che ama la povertà e i poveri come un una ricchezza e un dono del cielo. La gestualità e la parola del Santo si muovono in una dimensione umile del tutto lontana da facili stereotipi e da una prevedibile agiografia. Film intenso dunque, al termine del quale si ha la conferma che se il Francesco è nuovo, la sua storia non cambia. E nemmeno quella del Cristo e del Vangelo. Film da valutare, dal punto di vista pastorale, come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.
Utilizzazione
Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come proposta per tornare a riflettere sulla figura del Santo, magari mettendo a confronto questo con i film del passato. Con la possibilità di trarre importanti indicazioni sul fronte della psicologia del protagonista e delle caratteristiche che ne determinano il carattere e le azioni.

