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Francesco Giullare di Dio
di Roberto Rossellini – 1960

Dati tecnici – Credit e cast
Per una scheda completa consultare Wikipedia

Regia/Director: Roberto Rossellini Soggetto/Subject: Roberto Rosselliniopera Sceneggiatura/Screenplay: Federico FelliniBrunello RondiRoberto Rossellini Musica/Music: Renzo Rossellini Costumi/Costume Design: Marina Arcangeli Scene/Scene Design: Virgilio Marchi Montaggio/Editing: Jolanda Benvenuti Suono/Sound: Eraldo GiordaniRaffaele Del Monte Produzione/Production: Rizzoli e C.Produzione Film Giuseppe Amato censura: 8482 del 21-09-1950 Altri titoli: Les onze fioretti de François d’Assise, Franziskus, der Gaukler Gottes

Roberto Rossellini

Roberto Gastone Zeffiro Rossellini (Roma8 maggio 1906 – Roma3 giugno 1977) è stato un registasceneggiatore e produttore cinematografico italiano.

È stato uno dei più importanti registi della storia del cinema italiano, che ha contribuito a rendere noto al mondo con pellicole quali Roma città aperta (1945), Paisà (1946) e Germania anno zero (1948), che fanno di lui uno dei padri del neorealismo. Durante la sua carriera vinse alcuni dei più importanti premi cinematografici tra cui la Palma d’oro al Festival di Cannes, il Leone d’oro al Festival di Venezia e cinque Nastri d’argento; a questi si aggiunge anche una candidatura ai Premi Oscar. Registi come François Truffaut e Martin Scorsese hanno più volte affermato di essere stati influenzati dal cinema di Rossellini e di vedere in lui un maestro, mentre Otto Preminger ebbe a dire che «la storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta».

Cast artistico

Interpreti.:
Interpreti/Actors: 

Nazario Gerardi (San Francesco),
Aldo Fabrizi (tiranno Nicolaio),
Peparuolo (Giovanni il sempliciotto),
Aribella Lemaître (Santa Chiara),
Roberto Sorrentino, fra’ Nazareno

Contenuto 

Il film Francesco, giullare di Dio (Roberto Rossellini, 1950) si configura come una narrazione episodica ispirata ai Fioretti di San Francesco e alla Vita di frate Ginepro. L’opera rinuncia deliberatamente a una biografia lineare del santo per privilegiare una serie di quadri autonomi, uniti da un principio di coerenza spirituale più che cronologica. La struttura a episodi consente di mettere in scena la quotidianità della prima fraternitas francescana, enfatizzando la dimensione comunitaria e la spiritualità della “letizia perfetta”.

Il film si apre con il ritorno di Francesco e dei suoi compagni da Roma, dove hanno ottenuto l’approvazione pontificia della Regola. Questo evento, pur non sviluppato in senso drammatico, funge da premessa istituzionale alla vita della comunità, che viene rappresentata nei suoi gesti elementari: la preghiera, il lavoro, la mendicità, l’accoglienza dei poveri.

La narrazione procede attraverso una serie di episodi autonomi, centrati soprattutto sulla figura di frate Ginepro, il cui candore evangelico genera situazioni paradossali e comiche. La sua obbedienza letterale al precetto della carità lo conduce, ad esempio, a spogliare un povero del proprio mantello o a cucinare un maiale intero per sfamare i frati, provocando reazioni di scandalo e insieme di ammirazione. Questi episodi, tratti direttamente dalla tradizione agiografica, assumono nel film la funzione di mostrare la tensione tra radicalità evangelica e ordine sociale.

Uno dei nuclei drammatici più rilevanti è l’incontro tra i frati e il tiranno Nicolaio, signore violento e temuto. La sua conversione, provocata non da un conflitto ma dalla disarmante mitezza dei frati, rappresenta il momento in cui la logica evangelica della non‑violenza si manifesta con maggiore evidenza. L’episodio, pur costruito con elementi di forte teatralità, mantiene la cifra neorealista dell’opera grazie all’ambientazione povera e alla recitazione non professionale dei frati.

Il film si conclude con la dispersione missionaria della fraternità: Francesco invia i suoi compagni “per il mondo”, affidando loro una missione di pace e testimonianza. La scena finale, costruita come un tableau di grande semplicità, suggella la dimensione itinerante e gioiosa della vita francescana.

Nota metodologica

Funzione drammaturgica degli episodi
Gli episodi non sono concepiti come progressione narrativa, ma come variazioni sul tema della gioia evangelica. Ogni quadro mette in scena un aspetto della spiritualità francescana: la povertà, la fraternità, la carità, la non‑violenza, la fiducia nella Provvidenza. La scelta di attori non professionisti (frati reali) e di ambientazioni essenziali contribuisce a una poetica che unisce neorealismo e agiografia, producendo un effetto di autenticità spirituale più che storica.

Orientamento teologico‑estetico

La trama, pur semplice, è costruita per restituire la figura di Francesco come “giullare di Dio”, cioè come colui che testimonia il Vangelo attraverso la gioia, l’umiltà e la disarmante libertà interiore. L’opera assume così un valore paradigmatico nel cinema religioso del Novecento: non rappresenta il santo come eroe ascetico, ma come uomo radicalmente riconciliato con il mondo, capace di trasformare il quotidiano in luogo di rivelazione.

Episodi del film

  1. Il ritorno da Roma e la ricostituzione della fraternitas – Francesco e i suoi compagni rientrano da Roma con l’approvazione pontificia della Regola. L’episodio funge da prologo istituzionale: introduce la comunità, il clima di letizia e la scelta di una vita povera e fraterna.
  1. La costruzione della capanna e la vita comune – I frati costruiscono una capanna per ripararsi. La scena mette in luce la dimensione comunitaria, l’umiltà dei gesti quotidiani e la povertà come stile di vita. È un episodio di tono quasi documentaristico.
  2. . Frate Ginepro e il mantello donato al povero – Ginepro, interpretando alla lettera il precetto della carità, dona il proprio mantello a un mendicante. L’episodio mostra la tensione tra radicalità evangelica e disciplina conventuale, con un registro comico‑paradossale.
     Frate Ginepro e il maiale cucinato per i frati – Ginepro, volendo preparare un pasto abbondante per la comunità, taglia una coscia a un maiale altrui e la cucina. Il gesto provoca scandalo e richiama l’attenzione sulla sua ingenuità evangelica, che Rossellini filma con tono fiabesco e realistico insieme.
  3.  La punizione di Ginepro e la sua obbedienza – Il proprietario del maiale pretende una punizione esemplare. Ginepro accetta con totale docilità, trasformando la violenza in occasione di testimonianza. L’episodio sottolinea la logica cristiana della non‑resistenza al male.
  4. La punizione di Ginepro e la sua obbedienza – Il proprietario del maiale pretende una punizione esemplare. Ginepro accetta con totale docilità, trasformando la violenza in occasione di testimonianza. L’episodio sottolinea la logica cristiana della non‑resistenza al male.
  5. L’incontro con il tiranno Nicolaio – I frati entrano nel territorio dominato dal crudele Nicolaio (Aldo Fabrizi). La sua brutalità contrasta con la mitezza dei frati. L’episodio è centrale nella drammaturgia del film: la conversione del tiranno avviene non per confronto, ma per disarmo morale.
  6. La conversione di Nicolaio – La dolcezza dei frati, unita alla loro totale assenza di paura, incrina la corazza del tiranno. La sua conversione è rappresentata come un processo interiore, non spettacolare, coerente con l’estetica rosselliniana della grazia quotidiana.
  7. La visita di Chiara e delle sue sorelle – Chiara e alcune compagne raggiungono i frati. L’incontro è segnato da pudore, rispetto e gioia spirituale. L’episodio introduce la dimensione femminile del movimento francescano e la sua purezza relazionale.
  8. La predicazione e la missione nel mondo – Francesco invia i frati “per il mondo”, ciascuno in direzioni diverse. La scena finale, costruita come un tableau di grande semplicità, suggella la vocazione itinerante e missionaria della fraternità.

Segnalazioni Cinematografiche – Periodico settimanale

FRANCESCO, GIULLARE DI DIO P

Origine: Italiana — Genere: Agiografico — Produz.: Amato Film — Durata: ore 1,20 — Regìa: Roberto Ros- sellini — Interpr•: Aldo Fabrizi e attori presi dalla vita.

Il film non è una biografia del Santo, ma consta di undici singoli episodi, tratti dai Fioretti, nei quali si manifesta lo spirito della riforma francescana. Vi è illustrato un breve periodo della vita della prima comunità francescana, dal ritorno di Francesco da Roma al separarsi dei discepoli, inviati a pre­dicare la parola di Dio in tutto il mondo, servono da intro­duzione al racconto alcuni quadri riproducenti affreschi del due­cento e del trecento sulla vita di Francesco. Ecco i titoli dei singoli episodi : Rivotorto occupato dall’asino ; La nuova casetta e frate Ginepro; Preghiera di Francesco e arrivo di Giovanni il semplice ; Elogio di frate fuoco ; Meravigliosa cena con sorella Chiara ; Francesco bacia il lebbroso ; Un pranzo per quindici giorni; Carità di frate Ginepro; Nuova terribile avventura del­l’ingenuo Ginepro ; Dov’è la perfetta letizia ; Molte sono le vie del Signore. Mediante lo stile semplice e dimesso e valendosi d’una foto­grafia e di commenti musicali adatti, il regista è riuscito a creare Vatmosfera veramente francescana, in cui si svolgono alcune se­quenze, nella loro ingenuità, belle ed efficaci. Per il soggetto e per il modo, in cui è trattato, il lavoro riesce edificante : la visione è ammessa per tutti anche nelle sale parrocchiali.

Vol. XXVIII – Disp. 18 – 1950 Spediz. in abbon. post – Gruppo II

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